Chelsea-Napoli: 6 anni fa si infranse il sogno azzurro.

Chelsea-Napoli:che rimpianto!

Oggi ricorre l’ anniversario di Chelsea-Napoli,ricordo triste e al contempo piacevole per i tifosi azzurri.

Allo Stamford Bridge il 14 marzo 2012 si giocava la gara valida per gli ottavi di finale Champions.

Era il Napoli di Mazzarri, una squadra meno barcelloneggiante nel gioco ma forse più cazzuta dell’attuale.

Un Napoli che all’ipnotico susseguirsi di triangoli,passaggi ed alla fase difensiva stile Arrigo, preferiva variazioni di ritmo improvvise e letali.

Meno tecnica, più corsa.

Oggi le distanze di campo coperte da un Maggio o Zuniga dell’epoca sembrano impensabili.

Gli scatti di un Lavezzi o un Cavani diversi dai fraseggi amati da Insigne o Mertens.

Quel Napoli fece scelte opposte al club di oggi.

Gli azzurri vollero viversela fino in fondo l’avventura europea e in campionato a volte assistemmo a formazioni raccapriccianti, su tutte l’unidici di Chievo con Fideleff o di Catania con uno spaesato Santana a centrocampo.

Ciò estraniò presto gli azzurri dalla lotta scudetto e fu un peccato,perchè vinse il primo titolo la Juventus di Conte con una media punti molto più umana.

I partenopei superarono un girone durissimo, con il City di Mancini già ricco di stelle, il Villareal di Rossi e Borja Valero e il Bayern che poi avrebbe perso proprio con il Chelsea, la finale a domicilio.

All’andata fu show degli azzurri a Fuorigrotta.

Fu 3 a 1, contro il team londinese ancora guidato da Villas Boas, ex bimbo prodigio scoperto da Robson, esploso al Porto degli Hulk e dei Falcao.

I londinesi apparsi a Napoli sembrarono un’armata Brancaleone, tra litigi e vaffa rivolti al pezzotto di Mourinho.

Passarono in vantaggio con uno svarione di Cannavaro che favorì Mata, ma poi Lavezzi per ben due volte e Cavani tra le due reti del Pocho, portarono a tre le reti azzurre.

E nessuno sudò freddo quando Maggio si vide respinta sulla linea la palla del 4 a 1 nel finale.

Tuttavia, proprio la brutta serata sotto il Vesuvio indusse Abramovich ad esonerare il lusitano e sostituirlo con il molto più pragmatico Di Matteo.

Di Matteo abbandonò sogni di gioco arioso, alchimie particolari e trasformò il Chelsea in una squadra simile per concretezza al Cesena di Bolchi o al Bari di Salvemini però infarcita da fuoriclasse.

I campioni c’erano, da Terry a Lampard passando per Ivanovic e Drogba.

Noi venivamo da un bel 6 a 3 al Cagliari e sognavamo già i quarti con il Benfica, già avversario designato per la vincente.

Il tabellone autorizzava sogni di semifinale.

La gara

L’inizio vide Cavani mancare un goal, difficile per altri ma non per lui e vide purtroppo l’infortunio di Maggio, allora giocatore decisivo sugli esterni.

Giocò Dossena e l’ex Liverpool in Inghilterra proprio non dava il meglio di sè.

Passò in vantaggio al 28esimo il Chelsea con Drogba che svettò feroce su Aronica e Cannavaro, Lavezzi era in una di quelle serate in cui dribblava pure gli spettatori.

I napoletani sugli spalti erano costretti a fingersi albionici e bere thè.

Io ero stipato come una sardina in un locale italiano a Notting Hill, in barba ad ogni norma di sicurezza ma non me ne curavo.

Non faceva freddo a Fulham, quartiere dello stadio.

Avevo vagato cercando bagarini e biglietti.

Raddoppiò John Terry ed a vedere i loro nomi e i nostri come mi sembrano insensate le nostre convinzioni di allora.

C’era Cech con il casco, David Luiz e la sua capa riccia. C’era Essien e ancora non era bollito.

Noi avevamo Inler e Gargano, c’era pure Campagnaro.

Sul 2 a 0 sembrava tutto perso ma Inler, quello di Euronics, si inventò un goal dei suoi.

Bolide da fuori area e solo così il turco-svizzero-napoletano si faceva perdonare l’andamento talvolta troppo ciondolante, stile piazzista sulla sabbia.

Sfiorammo pure il due a due con Zuniga, colombiano che ancora non era divenuto caso da Medicina 33 o da Chi l’ha visto.

Morgan De Sanctis fece un miracolo su Drogba, ma la serata sembrava ormai nostra.

Ma ci fu un rigore, giusto per loro.

Maledetto Dossena!

3 a 1 e supplementari dove segnarono loro con Ivanovic, da tempo nome utopisticamente accostato al Napoli da giornali e siti dell’epoca.

Finì così l’avventura più bella vissuta dal Napoli d’esportazione dopo Diego e Stoccarda.

Poi ci sarebbero stati Benitez e i gironi belli e inutili del suo primo anno, Dnipro e una semifinale rubata e buttata.

Avremmo vissuto il Real e le scelte sofferte della stagione attuale, ma quella campagna europea lì con Mazzarri e chi se la scorda più?

Marco Bruttapasta

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