Uno zelig antijuventino

Stasera avverrà in me una metamorfosi che puntualmente avviene ad ogni gara della Juventus in Champions League.

Assumo sembianze, usi e costumi del tifoso della squadra avversaria.

Quando i non colorati uscirono con il Galatasaray, all’epoca di Conte Antonio da Lecce, divenni ottomano.

Guardai ossessivamente Un turco napoletano con Totò e Il bagno turco, opera di un giovane Ferzan Ozpetek in cui Alessandro Gassman va ad Istanbul per un’operazione immobiliare e di colpo viene rapito dalle atmosfere languide, dai ritmi più lenti della Capitale, fino al punto di mettere in discussione ogni aspetto della sua esistenza, financo l’eterosessualità, paradossalmente così riconquistando la moglie con cui era in crisi e pure assai.

Iniziai a fumare come un turco, a sacramentare come un turco, a chi mi chiedeva di Erdogan, rispondevo che aveva fatto anche cose buone e che con lui i treni a Costantinopoli arrivavano sempre in orario.

Divenni madrileno la sera dei bidoni al posto del cuore, con Mister 88 Buffon in lagrime e Sky a lutto.

Avrei voluto camminare per la Gran Via con una bottiglia di Tio Pepe in mano, in realtà rimasi dalle parti di Miano con una Falanghina fresca in frigo, giusto per rielaborare il lutto di un Chiellini che affranto grida You pay agli spagnoli, a conferma del teorema secondo cui si è sempre meridionali di qualcuno.

Sono stato ancora madrileno la notte di Cardiff, vissuta facendo una folle e pericolosa diretta con Liberato Ferrara, che in caso di esito infausto ci si poteva ritorcere contro.

Sono stato bavarese in più occasioni, chiudevo gli occhi e sentivo i canti all’Oktober Fest, mi vedevo con la quarta Paulaner in mano e con l’ennesimo Pretzel sbocconcellato.

Sono stato catalano, quando persero a Berlino. Neymar segnava e davanti agli occhi mi si parava idelamente la Barceloneta e nun fa niente se nell’estasi mi vennero in mente pure le meduse di Castelldeffels, un postaccio a cui non daresti due lire, sperduto, soligno e assolato ma che per misteriose ragioni pare abbia visto Diego e Messi bagnarsi tra i suoi flutti.

L’anno scorso sono stato olandese e, giusto per edulcorarmi un po’, citerò le biciclette, i canali e i girasoli.

I lancieri maramaldeggiavano a Torino e io vedevo Van Gogh ovunque, a un certo punto il pittore fiammingo nella gioia di vedere la panchina di Allegri in difficoltà mi ha detto: Ma sai che c’è di nuovo, ma mò nun me la taglio più la recchia…

Sono stato ancora più napoletano le notti di Doha, Roma e quella notte di tanti anni fa quando Renica con una capocciata li mandò a casa dopo due ore estenuanti.

In quei momenti divento più napoletano dell’assassino di “No grazie il caffè mi rende nervoso”, impedirei pure io a James Senese di suonare per il Festival della Nuova Napoli, starei nel mercato a chiedere del cavalluccio rosso a Pazzaglia, o su una seggiola in salotto a sorbirmi la mezzora di Tommaso Bianco a Enzo Cannavale alias Alfonso Caputo.

 

Sono stato idealmente un Giudice di Calciopoli il giorno della sentenza, Dio volle che capitassi proprio a Torino il giorno del Giudizio e mi godei dopo un’udienza veloce Piazza San Carlo non più affollata da ibridi in festa, da apolidi che festeggiano scudetti non propri, a centinaia di km dalle loro vere case.

Sono stato Collina e Calori il giorno in cui venne giù il patapato dell’acqua, sono stato più perugino della cioccolata.

Sarei stato teutonico come Magath se a quell’età anziché pensare a Nadia Cassini e Jeeg Robot già mi fossi dedicato alla pelota.

Una cosa non sarei mai stato: inglese nella notte cupa e bastarda dell’Heysel nel 1985.

Stasera divento lionese e faccio affidamento su tutti i luoghi comuni che conosco sui francesi: avrò un basco, piazzerò formaggio ovunque , lo sfilatino non sarà più la marenna ma diverrà una meno prosaica baguette, sarò un po’ altezzoso, vedrò spezzoni di Quasi Amici su Youtube, andrò in qualche forum del Lione a dire: Però stasera servirebbe uno come Juninho Pernambucano o ci vorrebbe la saggezza di un Gonalons .

Mi dimenticherò di tutte le volte che una trattativa con Aulas è diventata un parto, di quella volta che Tolisso doveva fare le visite mediche per noi e di colpo ebbe les riscienzelles come si dice Oltralpe.

Adesso vi saluto: mi è arrivato il trespolo che avevo ordinato su Amazon.

Marco Bruttapasta

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