Sabatini: colpi geniali e cantonate di un DS ideale per il Napoli

di Marco Bruttapasta

Sabatini: genio e sregolatezza

Molti tifosi sui social,quando Sabatini ha annunciato la sua uscita dal mondo Suning, hanno auspicato un suo arrivo al Napoli.

Non ce ne voglia Giuntoli: immaginate la poesia delle sigarette di Walter sommate a quelle di Sarri, pacchetti e pacchetti di Marlboro.

Nubi di fumo, mentre Sarri studia i rinvii dal fondo del portiere del Bari neopromosso, Sabatini alle prese con Wyscout sul pc, telefona a un intermediario amico suo, di guardia in Perù che gli consiglia un mediano di origini guatemalteche.

Con discussioni su Fante, le donne, il suicidio e la politica sullo sfondo.

Se venisse Sabatini faremmo una petizione per evitare i silenzi stampa prima dei match.

Saremmo il club dialetticamente più trendy d’Europa: la logorrea di Aurelio con tanto di supercazzola sulla politica in Cina, il senso della vita secondo Walter e l’eloquio al confine con la sindrome di Tourette di Maurizio.

Alcune produzioni dialettiche di Sabatini.

“Cedere Lamela mi ha ucciso”

“Per trattenere Pjanic mi inventerò una manovra a coda di gatto maculato”

“Benatia è un mio idolo e gli ho voluto bene. Ci sono voluti due o tre mesi a Roma per far capire che fosse un bel giocatore, dicevano che era molto lento. Lui è un fenicio, sta facendo il suo mercato per luglio. Ma il Bayern Monaco non lo cede, togliete questo nome di mezzo. Benatia sta già facendo il commercio per luglio, perché adesso il Bayern Monaco non lo dà. E intanto mette le bollette a mollo”. (Dicembre 2015)

“La Lazio vive anche fisicamente più lontano dalla città e i suoi sostenitori sono dispersi su un territorio più grande. Inutile nasconderlo: Roma è dei romanisti, che hanno un tifo doloroso, passionale, che si tramandano di generazione in generazione, più pronto a ricominciare. Il tifo della Lazio invece ha un tipo di espressione più pessimista”. (Novembre 2012)

Sabatini si è definito un europeo crepuscolare, solitario, un etrusco.

Nel preannunciare cessioni, parlò di sangue: Godetevi questa vittoria, non cercate sempre gli schizzi di sangue, un pò di sangue ci sarà ma non sarà del mister.

Un’intervista alla Gazzetta.

Alla ‘Gazzetta dello Sport’, quando era quasi all’epilogo la sua avventura giallorossa si lasciò andare a confessioni sul suicidio e sul sesso:

“A me il sesso ha salvato la vita. Lo vedo da tutte le parti. Il goal ad esempio è penetrazione. Ho sempre fatto sesso disperato, quello che uno fa per attutire un dolore. Il problema degli uomini è ormonale. Quando si acquietano gli ormoni viene meno l’avidità, l’arroganza. Io speravo che i miei si tacitassero un po’ più in fretta, invece niente. Il sesso ti fa fare cose in eccesso e aiuta a tollerare il resto. Ancora oggi non riesco a sopportare una sconfitta”.

“Se ho mai pensato al suicidio? Io mi suicido tutti i giorni – ha spiegato – Ho sempre avuto poco rispetto per la mia vita. Prima per una sorta di adorazione delle mie capacità psicofisiche. Pensavo di poter far tutto e lo penso ancora oggi, tant’è che sono un suicida senza successo. Divento solo e cattivo nella solitudine. Sono un cultore dell’amicizia silenziosa, non la coltivo. Anche mio fratello, a cui voglio un bene infinito: sono capace di non sentirlo per tre mesi. Se una telefonata va oltre i 15 secondi non la considero sana”.

Io e Spalletti siamo due disturbati psichici della vita.

Nel pallone io vedo l’Aleph di Borges…

I colpi alla Lazio e al Palermo

Dopo una radiazione revocata per un giocatore minorenne africano portato all’Arezzo, dopo i primi anni a Perugia di Gaucci, dopo aver scoperto Zampagna a Trieste, Sabatini fa il consulente di Lotito alla Lazio.

Non è una grande Lazio, ma andrà in Champions.

Sarà lui a puntare per primo su gente come Behrami, Pandev, in realtà porta pure Handanovic ma è prematuro per una piazza così.

Fuma e beve Walter e porta due esterni in biancoceleste che ancora giocano: Lichtesteiner prima di diventare vaiasso bianconero, imperversa sulla destra laziale e Kolarov, quello delle bordate al City e alla Roma.

Kolarov

Con Lotito litiga spesso e va a Palermo e quasi porta i rosanero in Champions, se non fosse per una grande Doria di Del Neri.

In rosanero arriva quinto e porta Pastore, che a tratti sembrerà un crack.

Porta Abel Hernandez che fa sedere in panca Cavani, porta Ilicic, porta Kjaer che oggi gioca i quarti di Champions al Siviglia.

Sabatini e la Roma.

Lo chiama la Roma e si inventa Luis Enrique allenatore di prima squadra.

Tra un Heinze e un Gago o un Osvaldo forte ma pazzo, prende a Lione Pjanic, che  già aveva eliminato il Real in Coppa Campioni e Lamela.

I risultati saranno deludenti, tutti sfotteranno Luis Enrique e il tablet per monitorare la squadra, parliamo sempre di oltre cinque anni fa.

 

Poi quell’asturiano vincerà la Champions, certo grazie ai mostri, ma sarà l’unico a replicare il calcio di Guardiola verticalizzandolo.

Si affida Zeman, che sembra rinato a Pescara e purtroppo ne asseconda le pazzie.

Ma in mezzo ai Tachsidis e Goicoechea, i due si innamorano di Marquinhos, tra i brasiliani Dodò e Castan.

La stagione comincia a fasi alterne, con il solito Zeman che alterna vittorie fragorose a cadute da schiaffi, fino alla coppa Italia persa con Andreazzoli, subentrato al boemo, contro la Lazio!

Con Marquinhos, Sabatini fa bingo, preso a 2 milioni lo rivende a 31 al Psg, per una di quelle plusvalenze che fanno commuovere Aurelio.

Si affida a Garcia e il personaggio piace ai tifosi e non solo.

Il francese mette la Chiesa al centro del villaggio.

Sabatini prende Benatia, in calo all’Udinese, Strootman, cede Lamela prendendo Gervinho e Ljajic.

Completa l’opera con Nainngolan a gennaio dal Cagliari soffiandolo al Napoli e fa una marea di punti grazie anche ai vecchi De Sanctis e Maicon.

Non si dedica solo alle plusvalenze, Walter e questo forse inguaia la Roma.

Per puntare al titolo, punta tutte le sue fiches su Iturbe, miracoloso a Verona e sbaglia.

Rilancia con Doumbia e peggio fa, con l’ariete colored che sarà a lungo zavorra per i conti romanisti.

Garcia finisce di nuovo secondo ma non si arripiglia più.

In difesa è partito pure Benatia ma arriva l’ellenico Manolas.

Turbinio di nomi pure sul lato mancino tra Dodò, Holebas e Digne.

Perde la scommessa Destro, partito bene ma poi come tutti fagocitato da Totti.

Assiste stanco all’ultima Roma di Garcia che il Walter prova a tutti i costi di salvare dall’esonero, fino all’inevitabile.

Deve sopportare Roma-Spezia di coppa Italia e i meme su Dzeko, portato da lui e che all’inizio pare una pippa.

I romanisti che lo adoravano cominciano con l’odiarlo, gli rinfacciano il viso chiazzato, la barba ispida, gli occhi liquidi e quell’aura da personaggio bukowskiano.

Si affida a Spalletti e nel mezzo i conti risicati della Roma lo costringono ad acquisti improbabili come Spolli e Gyomber.

In mezzo c’è il suo zampino per Alisson, per il prestito biennale del portiere polacco e si sente sempre più lontano da Pallotta

Sabatini-Suning

Infine l’ultimo capitolo.

La Suning gli affida la gestione sportiva ma è un Sabatini che può poco.

Perso in Cina, in qualche vecchia fumeria, non può opporsi al braccino corto dei datori di lavoro.

Dicono Forza Inda ma è già tanto che non vendono Perisic.

La gente si aspetta quantomeno Pastore ed arriva Borja Valero.

L’unica botta di vita è Karamoh ma è un’operazione più da intermediari.

Anche a gennaio può poco Sabatini, vorrebbe quantomeno spostare Ramires dalla Cina a Milano ma non è cosa e così matura l’addio.

Sabatini e Aurelio

I due regalerebbero pagine indelebili.

Sabatini vorrebbe potere di firma e forse lancerebbe qualche bottiglia di Jack Daniels contro la proprietà ma il cappio dei diritti di immagine ne aguzzerebbe l’ingegno.

Comprerebbe diversi sloveni, curdi, uzbeki e brasiliani, pippe e campioni.

Sarebbe un Pierpaolo Marino bis senza l’aria ecumenica dell’irpino pre-dieta.

Mannaggia…quando firma?

 

 

 

 

 

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