Napoli: quei no che poi diventano sì

 

Osimhen sì, Osimhen no…

I tifosi del Napoli sfogliano la margherita in attesa che il giocatore del Lille sciolga le ultime riserve.

Non son bastati finora i Faraglioni di Capri, le blandizie della cucina partenopea, il mare visto da via Tasso a far pronunciare un sì convinto al centravanti.

Il giocatore sembra sognare più che le città inglesi, le atmosfere della Premier e soprattutto le bianche sterline di Dover.

E, inoltre, i buu  spesso rivolti dai nostri spalti ai giocatori di colore, non sono esattamente un biglietto da visita accattivante

Alla fine sembra che il matrimonio si farà, grazie alla sapiente opera di stalking di Giuntoli e ai buoni rapporti tra Napoli e Lille ma che “spanteco”.

Ma a volte da matrimoni nati tra mille tentennamenti nascono lunghe storie d’amore.

Avviene nella vita, avviene anche nel calcio.

Il Napoli ha avuto spesso dei no ai suoi corteggiamenti,ha preso dei pali per adoperare la terminologia di quando, da ragazzi ci si provava con una ragazza conosciuta al mare o a scuola e la risposta era negativa.

Talvolta i no incassati dal Napoli son stati irrevocabili, son passati presto in giudicato.

Su tutti, il più celebre quello di Paolo Rossi.

Ufficialmente per le ambizioni poco chiare di Ferlaino, ma per il napoletano sotto sotto c’è sempre la sensazione che dietro alcuni no si celino mille perplessità nel vivere Napoli città.

Pablito è stato poi il giocatore più fischiato della storia al San Paolo, almeno fino al ritorno di Higuain vestito di bianconero, e neppure i goal del Mondiale di Spagna hanno favorito il disgelo.

Estate 1984, per un Maradona che smania per vestire la maglia azzurra, c’è un Salvatore Bagni che vive la corte del club di Ferlaino con fastidio.

Altri tempi, il Napoli si rivolse alla Federcalcio, si ventilò l’intervento dell’Ufficio Inchieste, il Coni ne dispose l’esclusione dalle Olimpiadi di Los Angeles, i compagni di Nazionale minacciarono la diserzione se il giocatore non fosse stato riammesso, il giocatore motivava con problemi di famiglia, ma per molti dietro c’era la longa manus della Roma di Viola, visto che inizialmente Salvatore da Carpi aveva accettato le proposte azzurre.

Alla fine il mediano si convinse ad accettare Napoli ed è stato uno dei matrimoni sportivi più fortunati del club partenopeo.

Bagni, uno scudetto in azzurro ma tanti dubbi all’arrivo

In periodi meno felici del club azzurro, in serie B, uno dei giocatori più amati, l’altoatesino Stefan Schwoch ha ammesso di aver faticato non poco a convincere la moglie, al momento del trasferimento a Napoli, salvo poi piangere calde lagrime alla partenza, dopo diciotto mesi, in una sorta di anticipazione di Benvenuti al Sud.

In epoca aureliana diverse trattative sono diventate delle telenovele, complice il proliferare di mezzi di informazione pronti a carpire ogni spiffero, tra agenti, intermediari e familiari del calciatore di turno.

Nei primi anni il Napoli ha beccato diversi no, complici anche una contrattualistica non sempre amata dai giocatori per la cessione dei diritti di immagine.

Un no celebre fu quello di Rolando Bianchi, che preferì il City in epoca pre-sceicchi, salvo poi pentirsene amaramente quando la sua carriera non ha preso la piega sperata.

Si pensi a D’Agostino, di colpo divenuto regista ambito anche dal Real Madrid, che non accettò mai Napoli in attesa che le merengues dessero seguito all’ammiccamento.

Nel girone dei titubanti o riottosi va inserito senz’altro Gokhan Inler.

Estate 2011, il Napoli ha appena conquistato il pass per la Champions League e vuole regalare a Mazzarri il centrocampista mezzo turco mezzo elvetico dall’Udinese.

Il giocatore, nei radar azzurri già da due anni, nonostante il repentino accordo tra Adl e Pozzo, rifiuta in attesa di un accordo tra friulani e Juve che non avverrà mai.

Dopo un mese e mezzo di no convinti, la Juve virerà su Pirlo e Vidal e il giocatore verrà presentato all’improvviso con maschera da leone da De Laurentiis.

L’ex udinese non soddisfò in pieno le attese dei tifosi, che all’epoca letteralmente fremevano per il suo arrivo,ma in quattro anni si innamorò della città e della tifoseria, tant’è che ancor oggi dedica pensieri nostalgici sul suo quadriennio partenopeo.

Lo svizzero Inler, tentato dalla Juve ma poi innamorato di Napoli

Non ci fu un sì immediato da parte di Gonzalo Higuain, dapprima sedotto e abbandonato dall’Arsenal per perplessità sulle condizioni fisiche dell’argentino.

Il Napoli sbaragliò tutti grazie ai soldi ricevuti con la cessione di Cavani, un vero e proprio jackpot per l’epoca (anno 2013) ma l’attività di persuasione di Benitez e De Laurentiis per giorni fu frenetica.

I dubbi del Pipita erano maggiormente legati alle potenzialità del club azzurro e, visto l’epilogo della storia, non c’è da stupirsi.

Lo stesso Ciro Mertens oggi napoletanissimo, non ebbe perplessità in proprio nell’accettare Napoli, ma ebbe per giorni nelle orecchie le perplessità dei familiari e degli amici sulla vivibilità di Partenope, salvo poi trasformarsi in abilissimo tour operator, una volta ambientatosi a Posillipo.

Non fu un sì immediato quello di Piotr Zielinsiki al Napoli.

Nel caso del polacco alcune analogie con i dubbi di Osimhen.

Il giocatore da tempo sognava la Premier ed in particolare Liverpool, tanto da farsi riprendere in allenamento con la maglietta dei Reds.

Il Napoli rimase in paziente attesa ed oggi il giocatore vive la sua quarta stagione in azzurro ed ha annunciato l’imminente rinnovo.

Ci fu poi l’inverno del nostro scontento, parafrasando Shakespeare.

Gennaio 2018, il Napoli lotta punto a punto con la Juventus per lo scudetto, ma ha il reparto offensivo lontano da una condizione di overbooking.

Milik era infortunato e Giaccherini e Ounas non rappresentavano, per Sarri, alternative credibili al trio d’attacco.

Giuntoli si affanna alla ricerca di ali che possano far rifiatare perlomeno Callejon e Insigne.

Inizia un braccio di ferro con Simone Verdi, che va in vacanza ed affida a Instagram dei segnali, da luogo esotico, per decrittare le sue decisioni, con i followers azzurri che si trasformano in tanti aruspici.

Finita la vacanza, Verdi ai microfoni di Sky annuncia urbi et orbi la decisione di restare a Bologna, per non abbandonare la squadra felsinea in realtà, in quel momento storico, lontana dai marosi della lotta salvezza.

Verdi poi venne a Napoli, nell’estate successiva, senza soddisfare le aspettative e i rimpianti di quel paradossale gennaio.

In quel mese, infatti, il Napoli si imbattè anche nel “nonno di Younes”.

Il giocatore dell’Ajax, un anno prima stella dei lancieri e papabile candidato a vestire la maglia della Germania ai Mondiali, aveva vissuto un’estate tribolata, per problemi contrattuali con i dirigenti olandesi.

A pochi mesi dalla scadenza, il Napoli riuscì a portarlo a Castelvolturno e poi a mostrare il giocatore sorridente al San Paolo.

Nelle ore successive la presentazione, o meglio il tweet di annunciazione non arrivava mai e si venne a sapere, che il giocatore in una fuga da film, aveva all’alba lasciato le palme di Castelvolturno , forse incupito dalle strutture, forse dalla concorrenza con Insigne, alla volta di Villa Literno prima e Roma poi, per recarsi al capezzale del nonno morente.

L’estate dopo, nonostante la fuga burrascosa che manco Julia Roberts al cinematografo, il teutonico libanese era a Dimaro e ancor oggi veste l’azzurro, sostanzialmente non rompendo le scatole e facendo bella figura nonostante il minutaggio sia esiguo assaje.

Simone Verdi

Vedendo i precedenti, se il matrimonio tra il giocatore del Lille e il Napoli si concretizzerà, potrebbe nascere anche una storia duratura.

 

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