Napoli: nostalgia di giocatori alla Aronica

La sconfitta del Napoli contro il Milan ha riproposto scenari a tinte fosche, non tanto per la classifca quanto per le polemiche sorte successivamente.

Gattuso negli interventi post gara ha posto l’accento su un gruppo talvolta poco propenso a gettare il cuore oltre l’ostacolo nei momenti difficili.

Vari siti e vari giornali hanno riferito circa uno scontro piuttosto acceso tra il mister e i giocatori, dopo il match e poi, ieri, a Castelvolturno.

Un anno fa, nei tristi giorni dell’ammutinamento di novembre, le ragioni sembravano le  più disparate.

Alcuni parlavano di uno spogliatoio che imputava ad Ancelotti allenamenti blandi, altri ponevano l’accento sulle troppe situazioni contrattuali irrisolte da parte della società.

In quei giorni abbondava l’inchiostro su Allan rimasto malvolentieri, dopo i ponti d’oro del Psg, su Insigne meno centrale nei progetti tattici del mister emiliano e di un Mertens con un futuro incerto.

Oggi a Gattuso non si rimproverano metodi blandi, Insigne e Mertens hanno risolto i rispettivi problemi, eppure sembra di rivivere il post Salisburgo.

Gattuso lascia intendere che il gruppo sia sostanzialmente appagato e che attenda i risultati quasi per diritto divino.

Quali possono essere le ragioni?

Il Napoli per molto tempo,fino ad un anno fa ha vissuto in una sorta di bolla calcistica ante litteram.

Non troppo forte per vincere lo scudetto, ma molto più forte della concorrenza per andare in Champions.

Un limbo calcistico favorito dalla latitanza, irripetibile nela durata e nei modi delle milanesi.

Per anni il Napoli oltre alla Juventus irraggiungibile, doveva preoccuparsi della Roma, per risorse e storie molto vicina alle potenzialità del club partenopeo.

La stagione paradigmatica in tal senso è quella del primo anno di Ancelotti.

Quel Napoli, pur frustrato dalla vana rincorsa al titolo del 2018 e con limiti tattici, raggiunse il secondo posto senza grandi affanni, ipotecandolo già a dicembre.

Lo scenario è poi cambiato rapidamente, l’Inter ha finalmente potuto agire sul mercato libera dai precedenti paletti finanziari dell’Uefa e il Milan ha, dopo anni di errori gravi di gestione,fatto scelte rivelatesi felici.

Alle milanesi va aggiunta un’Atalanta che ha tratto frutti da un lavoro decennale della dirigenza, abile nello scouting, nella gestione del settore giovanile e nel ricavare plusvalenze monstre da giocatori buoni ma non eccezionali, su tutti Gagliardini, Conti e Caldara, o da giocatori mai protagonisti in prima squada come Kulusevski e Traore’.

Il Napoli per andare in Champions League non deve più limitarsi al compitino, i giocatori affrontano oggi una dimensione inedita per loro.

La sola tecnica non basta, il Napoli deve avere fame sempre.

Abbiamo vissuto in questi anni dei Napoli schizofrenici, a prescindere dalla guida tecnica.

Calciatori in grado di giocare ad armi pari con Barcellona (in casa) Psg e Liverpool, Juventus, perdersi in gare apparentemente più gestibili, alla portata.

Il Napoli da anni ricorda il Bill Muray di Ricomincio da capo.

Nel film, l’ex Ghostbuster rivive sempre lo stesso giorno, il giorno della Marmotta.

Il Napoli da anni rivive per certi versi la stessa stagione, se si eccettua quella dei 91 punti.

Ritiro carnascialesco, propositi di vittoria, ambiente gasato dai primi successi e subito sconfortato ai primi passi falsi.

Le critiche sul tiraggiro a Insigne, la lentezza di Ruiz ha preso il posto degli attributi di Hamsik, nella playlist dei supporters azzurri, quanto è forte Koulibaly, Meret o Ospina e quando cresce Zielinski, che pure inizia a leggere qualche depliant sulle pensioni integrative.

In questo loop si sono inseriti rapidamente la querelle Lozano, crack o nuovo Vargas e Osimhen per il costo del cartellino.

Il Napoli oggi ha già un gruppo molto rinnovato, stabilmente schiera sette, otto undicesimi che non hanno incrociato ne’ Sarri ne’ tantomeno Benitez eppure c’è una costante.

Dall’avvento del tecnico spagnolo abbiamo avuto tanti calciatori dotati tecnicamente, ma per la garra, le palle, dobbiamo ancora sospirare pensando al Napoli di Mazzarri.

Il Napoli del tecnico livornese aveva limiti qualitativi molto più evidenti, ma gente come Cannavaro, Aronica, Gargano, De Sanctis, Behrami o Pazienza, non volendo citare i tre del trio offensivo, sembrava andare al di là dei propri deficit grazie al cuore.

Raramente dal 2013 in poi abbiamo rivissuto gare come Napoli Lazio 4 a 3 o Steaua Napoli 3 a 3.

Di fatto non abbiamo mai rivissuto un Cagliari Napoli 3 a 3.

In una gara resa infuocata dall’ostilità del pubblico sardo, il Napoli va sotto per tre a reti a due dopo aver avuto il doppio vantaggio. Viene espulso Lavezzi che prende a pallonate Allegri, allora simpatico tecnico rossoblu e il Napoli, nonostante la gara abbia preso una piega insospettabile fino al 74esimo, raggiunge il pareggio con Bogliacino in tuffo su cross pennellato di Grava.

Ancora abbiamo negli occhi l’esultanza rabbiosa dal sottopassaggio di Lavezzi.

Quel pareggio non comportava vittorie di trofei o primati di classifica, il Napoli era in zona Europa League, eppure i giocatori l’affrontarono con maggiore foga rispetto a gare che i loro colleghi, successivamente, avrebbero giocato per il primato in classifica o per una qualificazione europea.

Senza invocare gestacci come quello di Lavezzi , non bisogna manco eccedere in senso opposto.

Il Napoli pur meritando la sconfitta ha subito delle decisioni arbitali, contro il Milan discutibili.

Nessuno che abbia protestato per il giallo immeritato di Bakayoko o, peggio ancora, per la gomitata di Ibrahimovic a Koulibaly.

In copertina abbiamo scelto un’immagine di Aronica  in un Milan Napoli del 2012 che vide l’espulsione di Zlatan, proprio dopo una lite con il difensore ex Reggina.

Pensate che il buon Salvatore avrebbe subito passivamente il gesto del forte ma scorretto bosniaco-scandinavo?

Bisogna ritrovare quel’ardore e se molti vivono il Napoli come una sorta di oasi, dove godersi o’ mare, i complimenti e la tranquillità di una società che non chiede lo scudetto, forse vanno fatte scelte impopolari.

Noi non sappiamo a chi ci riferiamo, sicuramente lo sanno dirigenza e tecnico.

 

 

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