Ferdinando De Napoli, campione dimenticato

Compie oggi 57 anni Ferdinando De Napoli, uno dei protagonisti degli scudetti del Napoli. Ogni grande squadra che si rispetti ha il suo sole attorno al quale ruotano gli altri pianeti. Il Napoli degli anni ’80 aveva Diego Armando Maradona come stella, ma non si può negare l’importanza dei gregari del Diez. Uno di questi grandi gregari è stato Fernando De Napoli, uno dei migliori centrocampisti italiani degli anni ’80 e inizio ’90, Nando ha avuto una carriera brillante e ha vinto praticamente tutto ciò che un atleta può vincere.

La sua carriera è iniziata prestissimo. Il ragazzo che giocava per le strade di Chiusano di San Domenico, minuscolo paese della Campania, spaccando le finestre delle case e il bar del padre, non ci ha messo molto ad arrivare nella squadra del cuore. Nando è stato scoperto nelle giovanili del Mirgia di Mercogliano e convinto dal presidente dell’Avellino a far parte della squadra Primavera. Ha trascorso alcuni mesi con i Biancoverdi prima di essere prestato al Rimini, dove ha avuto il suo primo assaggio di calcio professionistico.

All’epoca, il Rimini era in Serie C, ma aveva un allenatore rivoluzionario tra le sue fila, un certo Arrigo Sacchi. Quest’ultimo aveva all’epoca 36 anni. De Napoli è arrivato a Rimini quando aveva la metà degli anni del suo tecnico. L’età non ha rappresentato un problema. Il giovane centrocampista dimostrato rapidamente la sua qualità guadagnandosi un posto da titolare nel centrocampo biancorosso.

«Prima di passare al Rimini, andai a giocare con la Mirgia di Mercogliano. Poi a 16 anni mi prese la primavera dell’Avellino. Il presidente Sibilia venne a parlare con mio padre e lo convinse a farmi giocare con la mia squadra del cuore, l’Avellino. La società mi mandò successivamente in prestito al Rimini di Sacchi. I suoi schemi li ricordo ancora, rimarrà per sempre il mio più grande insegnante. Sacchi per me non era un semplice allenatore, era un maestro molto tosto. Ricordo che spesso andava ad Amsterdam per seguire gli allenamenti dell’Ajax. Cercava di trasmettere la sua concezione di calcio a tutti noi. In ogni modo. Era molto duro. Spesso mi sgridava perché pretendeva che leggessi un libro. Ma io preferivo Diabolik».

Le sue 31 presenze e i suoi due gol sono stati fondamentali per le prestazioni del Rimini, quinto nel suo girone di Serie C, ma anche per il suo ritorno all’Avellino. Questa volta per giocare in Serie A e diventare una stella nel periodo d’oro del club.

Foto account Twitter Trivela

Tornato in patria, De Napoli è stato ribattezzato Rambo. Non solo per i suoi capelli lunghi, ma per la sua grinta e il suo impegno in ogni partita, che affrontava come se fosse una battaglia. Era frequente che Nando finisse le partite con la maglia infangata. La sua dedizione e la sua qualità nel reparto nevralgico hanno contribuito alla salvezza dei Lupi nelle sue tre stagioni al Partenio.

Era un grande tifoso della squadra che rappresenta la provincia in cui si trova la sua città natale. Inoltre, come noto, tutta l’Irpinia aveva subito un forte terremoto negli anni ’80.

«I miei 3 anni ad Avellino sono stati indimenticabili. Ogni partita era per me un esordio. Scesi per la prima volta in campo in Serie A a Roma. Perdemmo 3-2, fu una grande partita. Marcavo Toninho Cerezo. Perdemmo ma fu una vera battaglia. Fui molto fortunato ad essere allenato da mister Bianchi. Lui puntava molto sui giovani a differenza del suo predecessore, Veneranda, che preferiva mettere in campo l’esperienza e non mi prendeva mai in considerazione. Bianchi mi fece subito esordire in serie A. Fu un’emozione indescrivibile. È inspiegabile cosa prova un avellinese nel momento in cui indossa la maglia della propria città rappresentandola in Serie A».

Ha debuttato presto con l’under 21 e Bearzot lo ha fatto esordire in Nazionale maggiore in un’amichevole contro la Cina. Con Salvatore Bagni ha formato il centrocampo dell’Italia. Fino ad oggi, De Napoli è l’unico giocatore dell’Avellino ad aver indossato la maglia Azzurra.

Dall’Azzurro della nazionale a quello del Napoli il passo è stato breve. Dopo aver rifiutato Juventus, Inter e Sampdoria, De Napoli ha accettato di trasferirsi nella città della Dea Partenope per non allontanarsi da casa. Ha immediatamente legato con Diego Armando Maradona.

Foto account Twitter Old Football Photos

Ha detto di lui: «Diego è una persona buona, fantastica, oltre che calciatore che non sto io a raccontarlo. Mi sento spesso con il suo agente. Diego Maradona è una persona da conoscere. Sono rimasto in rapporti buoni con tanti giocatori: Ferrara, Bruscolotti, Romano».

A Napoli ha vinto subito lo scudetto, ricomponendo la coppia con Bagni. Con gli azzurri ha vinto poi una Coppa Italia, un altro campionato italiano e la Coppa UEFA.

Passato al Milan, ha vinto scudetti e Coppa Campioni, ma ha giocato poco e nulla, visto che la seconda parte della sua carriera è stata condizionata da gravi infortuni. Ha sofferto di un problema alla cartilagine e ha effettuato la riabilitazione assieme a Marco Van Basten. Purtroppo nessuno dei due è tornato vicino al top. Ha affermato che non sente quella Champions League come sua, in quanto non ha potuto essere protagonista.

Nonostante sia stato un atleta esemplare, abbia seguito la giusta alimentazione e abbia sempre mantenuto grande disciplina nella sua vita fuori dal campo, i problemi al ginocchio ne hanno condizionato la carriera dopo Napoli. Il suo palmares è stato ricco, ma il rimpianto c’è. Oltre a non poter affermare di aver vinto la Champions da protagonista, il cruccio principale di Ferdinando De Napoli, e di tanti altri calciatori della Nazionale, è di non essere riuscito a conquistare il Mondiale di Italia ’90. E quella Coppa Campioni con la maglia del Napoli…

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