Esclusiva – Virdis: “Napoli può farcela come ce la facemmo noi nel 1988”

Paolo Virdis dice la sua sulla lotta scudetto.

di Francesco Infranca

Virdis, il grande rifiuto alla Vecchia Signora

La carriera di Pietro Paolo Virdis è emblematica di come certe stagioni della vita nascano imperfette. Ma possano avere una evoluzione felicemente risolutiva in un secondo momento. Virdis è sempre stato un personaggio di poche parole. Centellinate e ricche di significato. Nasce in Sardegna poco più di sessant’anni fa. Genuinamente orgoglioso delle proprie origini, visceralmente legato alla propria isola. E per questo, autore di un clamoroso rifiuto: quello di vestire la maglia della Vecchia Signora. I fatti risalgono all’estate del ’77. Giampiero Boniperti vuole assolutamente portare sotto la Mole questo ventenne, capace di trascinare il Cagliari alle soglie della promozione a suon di reti. La cavalcata dei rossoblù si ferma soltanto agli spareggi con Atalanta e Pescara. Ma i 18 gol gli fruttano il titolo di vice-cannoniere della cadetteria, alle spalle di Paolo Rossi, con 21. Nonché una valutazione importante, superiore ai due miliardi. Eppure, lui tentenna. Punta i piedi.

“Inizialmente rifiutai il trasferimento alla Juventus. Per motivi calcistici. Ma non solo. Avevamo perso lo spareggio per salire in serie A e l’idea era di riprovarci l’anno dopo. Inoltre, non volevo lasciare la mia famiglia, che stava vivendo un momento particolare, luttuoso. Il presidente del Cagliari, Mariano Delogu, viste le mie insistenze a rimanere, riuscì a convincermi soltanto dopo avermi confessato che le casse del club erano vuote”. Una scelta quasi obbligata. Necessaria alla sopravvivenza del Cagliari. Una scelta d’amore, insomma. Avallata anche dal pragmatismo materno.

“Le pressioni affinchè cambiassi idea furono tante. All’epoca non c’era la firma contestuale. I trasferimenti erano decisi dalle società, senza alcuna possibilità del giocatore di poterli mettere discutere. In un certo senso, contribuì anche mia madre nel convincermi ad accettare il trasferimento. C’era un po’ di preoccupazione, che altrimenti potessero nascere delle ripercussioni negative circa il prosieguo della mia carriera”.

Il San Paolo sullo sfondo di una carriera entusiasmante

Gli inizi di Virdis alla Juve sono incoraggianti. Alla seconda giornata di campionato, settembre ’77, segna a Napoli il gol della vittoria per 2 a 1. Proprio quel ricordo lontano nel tempo, è l’occasione per richiamare alla mente il suo rapporto con lo stadio di Fuorigrotta. “Da avversario, ho un bellissimo ricordo delle esperienze vissute al San Paolo. Innanzitutto mi riporta alla memoria la Coppa Italia vinta con la Juventus, contro il Palermo. Il pubblico di Napoli è caloroso, ma competente. Ha sempre riconosciuto e tributato i meriti alle squadre avversarie, ogni qual volta lo avessero meritato sul campo. Come avvenne il 1° maggio ’88 quando, con il Milan, vincemmo lo scontro diretto contro gli azzurri”.

Per Virdis, quella è davvero una partita indimenticabile: il Napoli della Ma.Gi.Ca. primo in classifica, il Milan degli olandesi lanciato all’inseguimento. In effetti, la doppietta che segnò quella domenica favorì il sorpasso dei rossoneri, che volarono verso la conquista dello scudetto. A distanza di così tanti anni, c’è un aneddoto che spiega quanta determinazione misero i milanisti in quella rincorsa prodigiosa. “Nonostante alla fine del girone di andata il distacco dal Napoli fosse importante, Arrigo Sacchi continuava a stimolarci, durante gli allenamenti. Ma non solo. Continuamente ricordava a tutto il gruppo che l’anno prima, quello in cui gli azzurri vinsero poi lo scudetto, nel finale della stagione avevano accusato un leggero cedimento”.

Andata e ritorno dal Continente

In effetti, nonostante qualche difficoltà iniziale dovuta all’ambientamento, le prime due stagioni alla Juventus consentono al baffuto centravanti sardo di mettere in bacheca i suoi primi trofei. Allo scudetto del primo anno, si associa la Coppa Italia, conquistata l’anno dopo proprio a Napoli. Ma se calcisticamente, il rendimento e l’utilizzo sono altalenanti, Torino sul piano personale gratifica Virdis di una soddisfazione imperitura: conosce Claudia, all’epoca quindicenne, e se ne innamora perdutamente. Un vero colpo di fulmine. I due sono felicemente sposati da più di quarant’anni. Lei è un’ottima cuoca e gestisce assieme a lui la raffinata enoteca-ristorante di Milano, destinata agli intenditori del cibo di qualità e del buon bere, che ha sostituito il terreno di gioco nella quotidianità di Pietro Paolo.

“Gli inizi alla Juventus non furono facili. La mononucleosi mi fece saltare gran parte della prima stagione. Dopo ci furono anche alcune incomprensioni. Per questo chiesi esplicitamente a Boniperti di cedermi in prestito”. Cagliari è l’unico posto adatto, dove possa rigenerarsi e rilanciare la propria candidatura ad una maglia da titolare in pianta stabile. “Per il calcio di quel tempo, giocavamo in maniera propositiva. L’allenatore, Maria Tiddia, schierava sempre una squadra offensiva. Con un tridente composto dal sottoscritto, Franco Selvaggi e Gigi Piras. Proprio quest’ultimo, che negli anni precedenti aveva sempre giocato centravanti, si sacrificò tutto l’anno in un ruolo di copertura, quasi da tornante. Pur di far coesistere in maniera equilibrata quell’attacco”.

Ma il ritorno alla Juve, l’anno dopo, non produsse gli effetti sperati. Il rientro di Paolo Rossi dalla squalifica, la concomitante esplosione di “Nanu” Galderisi e gli arrivi di Platinì e Boniek rendono pienamente consapevole Virdis di come alla Vecchia Signora, ormai, non ci sia più alcuno spazio per lui…

Il rammarico della Nazionale

Nonostante Virdis rientri a pieno diritto nel cd. “club dei centenari”. Ovvero, di quei calciatori che abbiano segnato almeno 100 reti in serie A. Pur avendo vinto la classifica dei cannonieri nella stagione 1986-87 con 17 reti. A dispetto dei tre scudetti e della Coppa dei Campioni. Malgrado abbia giocato con uno dei miti degli anni ’80, Zico (“Tutti gli appassionati di calcio possono ammirare le sue giocate, attraverso filmati d’epoca. Io invece preferirei sottolinearne la personalità ed i comportamenti fuori dal campo. Era un uomo dalla grossissima umiltà. Nel biennio in cui Zico rimase a Udine, la società aveva comunque cercato di costruito una squadra competitiva. Non a caso, sfiorammo la qualificazione alla Coppa Uefa”).

Il rapporto con l’Italia è stato pressochè inesistente. “Specialmente durante l’esperienza al Milan, in più di una occasione sono stato accostato alla Nazionale. Però, sui motivi per cui non abbia mai avuto l’opportunità concreta di essere convocato in maglia azzurra, devo riconoscere che quello era un gruppo forte. Ma al contempo, un po’ chiuso. Diciamo impermeabile alle novità”. Con l’eccezione della Nazionale Olimpica, che partecipò ai Giochi di Seoul nel ’88.

“Sicuramente quello è un ricordo della mia carriera dolceamaro. Un pò di rammarico per come si concluse l’esperienza olimpica è innegabile. Innanzitutto, perché venimmo sconfitti in semifinale dall’Urss (che poi conquisto la medaglia d’oro, n.d.c.) soltanto ai tempi supplementari. Tre giorni dopo disputammo la finale per il Bronzo, che perdemmo, contro la Germania Ovest. In verità, il gruppo era fisicamente stanchissimo. Non eravamo riusciti a recuperare del tutto le energie, dopo la semifinale. Pure mentalmente eravamo un po’ scarichi. Diciamo che tutti quanti, pensavamo meritassimo qualche cosina in più…”.

Un occhio alla lotta scudetto tra Napoli e Juventus

Oggi l’ex attaccante dal baffo nero e dallo sguardo fiero spende il tempo tra i tavoli del suo locale enogastronomico per gourmet sopraffini. Da buongustaio calcistico, quindi, non può mancare un suo giudizio sulla lotta scudetto tra Napoli e Juventus. “Questo campionato finora è stato entusiasmante. Bisogna riconoscere i meriti del Napoli, che ha saputo tenere testa alla Juventus. Rispetto alle stagioni precedenti, quindi, la lotta per scudetto sarà avvincente. Credo che la squadra di Sarri possa tenere fino in fondo il passo dei bianconeri. E non penso che l’eliminazione dalla Champions possa determinare conseguenze negative sulla Juventus. Comunque è una squadra tosta caratterialmente e consolidata a certi livelli. La sconfitta di Madrid, dunque, potrebbe essere uno stimolo in più per continuare a fare bene in campionato”.

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