Comunardo Niccolai: non solo autogol
Compie oggi 74 anni Comunardo Niccolai, ingenerosamente ricordato per le autoreti. Ma è stato un calciatore di tutto rispetto. Buona lettura
Comunardo Niccolai, campione d’Italia con il Cagliari nel 1970 compie oggi 74 anni: in Sardegna visse il suo apogeo calcistico.
SARDO D’ADOZIONE. Comunardo Niccolai è uno degli eroi immortali del Cagliari che conquistò lo scudetto nel 1970. Un vecchio stopper dal fisico non particolarmente prestante, ma che rispecchiava l’identikit del classico marcatore a uomo. Nato a Uzzano (Pistoia) il 15 dicembre 1946, fu chiamato così dal padre Lorenzo. Quest’ultimo era un ex portiere di Livorno degli anni Venti e attivista antifascista, che decise di dare al figlio il nome Comunardo in omaggio alla Comune di Parigi. Quest’ultima era un’istituzione proletaria che governò per poche settimane nella primavera del 1871.
Niccolai esordì nel Montecatini, prima di trasferirsi giovanissimo in Sardegna alla Torres. Con la maglia della squadra di Sassari debuttò nella stagione 1963-64 ad appena 17 anni di età.
CAGLIARI. Niccolai è stato uno dei massimi protagonisti dell’epopea del Cagliari negli anni d’oro. Dopo aver debuttato ufficialmente in Serie A nel maggio 1966 contro il Vicenza, a 19 anni, attese la stagione 68/69 per diventare titolare indiscutibile. In quella stagione il Cagliari concluse il campionato al secondo posto, a quattro punti di distanza dalla Fiorentina.
Nel frattempo, Manlio Scopigno ripose sempre più fiducia in lui e nell’anno dello scudetto lo fece diventare inamovibile. Viene ricordato ancora oggi per le clamorose autoreti che ne hanno fatto un indiscusso mito. Come non ricordare la perfetta incornata ad Albertosi contro la Juventus il 15 marzo 1970, oppure l’autogol clamoroso contro il Catanzaro nel 1972.
Eppure nell’anno dello scudetto, Niccolai giocò 2.545 dei 2.700 minuti disputabili. Era il pilastro di una difesa che subì appena 11 reti. E c’è da dire che in carriera ha realizzato solo 5 autogol, mentre calciatori come Franco Baresi o Riccardo Ferri ne hanno realizzati 8. La differenza risiede nel fatto che quelli del centrale toscano erano decisamente più clamorosi.
«L’autogol più bello – racconta Niccolai – resta quello che non realizzai. Successe a Catanzaro nel 1972, arbitro Lo Bello. Al 90′ sentii un fischio e pensai: “È un fallo oppure la gara è finita”. Calciai forte con l’intenzione di scaraventare il pallone in curva. Ne venne fuori un tiro, “parato” da Brugnera, mio compagno del Cagliari. Lo Bello decretò il rigore e noi subimmo il 2-2».
Nell’anno del tricolore vestì per tre volte la maglia della nazionale, disputando il Mondiale in Messico. Partì titolare nel debutto contro la Svezia. Fu costretto ad alzare bandiera bianca a causa di un pestone di Kindvall e il suo posto nella competizione fu preso da Rosato.
ULTIMI SCAMPOLI DI CARRIERA. Dopo l’addio al Cagliari (e alla Sardegna) nel 1976, spese gli ultimi scampoli di carriera tra Perugia e Prato, prima di dedicarsi alla carriera di allenatore. Ha allenato il Savoia, la Nazionale maggiore femminile (tra il 1993 e il 1994). Oggi è uno degli osservatori della nazionale italiana.
IL FALSO STORICO SULLA FRASE DI SCOPIGNO. Viene riportata erroneamente una presunta affermazione del tecnico Manlio Scopigno: “Mi sarei aspettato di tutto, ma non di vedere Comunardo in mondovisione”, in riferimento alla sua convocazione ai mondiali.
Il giornalista Giampaolo Murgia ha poi chiarito l’equivoco: «In realtà, Scopigno non pronunciò la famosa frase. Ero con lui davanti alla tv nella sede sociale di via Tola. Prima del fischio d’inizio si videro gli azzurri schierati uno dopo l’altro. Quando fu la volta di Niccolai, Scopigno, che era seduto, si alzò e per un attimo spense il televisore borbottando: “Ma si può?!”. Una battuta per nascondere commozione e… orgoglio».
«Niccolai era il cucciolo della compagnia, il suo pupillo. Manlio aveva studiato Storia, non Filosofia. Quanto alla fama di “re dell’autogol”, ne siglò relativamente pochi: sarà ottavo o… decimo in una graduatoria nazionale. Si è creato un mito che il toscano alimenta (“Così mi ricordano tutti! Lo scudetto l’hanno vinto tanti..”). Un mito perché alcuni autogol li firmò in gare memorabili. Per esempio, nella sfida-scudetto di Torino con la Juventus. Quella di Catanzaro era la 300a di Lo Bello in serie A, con un parterre di grandi firme del giornalismo».
