Un Bologna Napoli di trent'anni fa.

Bologna è un orologio che si ferma e che non riparte più.

Sarebbe bello poter tornare indietro, e dire a quei cristiani, di una mattina estiva di quarant’anni fa, jatevenne, non vi ci accostate alla stazione. Ci saranno altri giorni, altri modi per andare al mare e se proprio dovete sciroppatevi il traffico per andare a Rimini,a Riccione, a Gatteo, a Viserbella.

Mettete nell’autoradio Ivan Graziani o la Rettore e andate.

Andatevene tutti sotto i porticati, andate a mangiare a via Ugo Bassi, andatevi a sfiancare sopra San Luca pure che fa un caldo che scansati. Andate a litigare a Piazza Grande perché il Bologna tremare il mondo più non fa.

Ma Bologna nel pallone è anche un orologio che purtroppo non si ferma e va avanti.

Fatemi tornare a quella domenica di aprile di trent’anni fa..io bloccato in casa da un lockdown ante litteram, causa varicella ma per radio Antonio Fontana mi faceva stare al Dall’Ara. Il Napoli di Bigon per un anno brutto come pochi, da un mese giocava bene a pallone. La recita più bella paradossalmente in una sconfitta, a Marassi frenati da Pagliuca.

I timori di una partita ostica spazzati via dalle urle che fuoriuscivano da una radiolina, che se ti spostavi e faceva interferenza, da sacro a profano era un attimo. Maradona, Careca, Francini contro il Bologna di Maifredi, che quel giorno propose calcio champagne sgasato.

Finì quattro a due, segnò pure Alemao, come a Stoccarda. A Verona, il Milan si perdeva in un giorno di isterismi, come accadrà pure a Marsiglia un anno dopo. E nessuna domenica è stata più come quella domenica.

Fermatelo quell’orologio, non fatemi vedere gli anni orribili del fallimento, non mi fate vedere Diego che scappa nottetempo vittima della sua capagloriosa e della sua fragilità, non mi fate vedere nove scudetti consecutivi di Aia, la B, la C. Proiettatemi sempre quel film lì, voglio attendere Paolo Valenti per vedere i goal, per accorgermi quanto me li fossi figurati simili nella mia testa, voglio vedere la città riempirsi di scritte, voglio rivedere assembramenti pittati di azzurro, mi farò piacere pure Piazza Plebiscito piena di macchine, mi tengo pure i pruriti da varicella, o’ pigiama e o’ borotalco pur di rivivere quella domenica di Bologna di trent’anni fa.

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