Analisi sul Napoli. Perchè si è perso il primato. Seconda parte.

Il Napoli e il sorpasso bianconero. Cosa non ci ha convinto della società

Nella prima parte di questa analisi abbiamo posto l’attenzione sulla folle media-punti della Juventus, favorita da diversi fattori irrituali.

In questa seconda parte, ci concentreremo su determinate dinamiche societarie che possono aver inciso.

Il mercato di gennaio, da noi contestato, non ha inciso in campionato sui punti! Eppure…

Da gennaio ad oggi, il Napoli ha perso punti con Roma e Inter.

Con la Roma, la squadra ha costruito diverse occasioni sventate da un ottimo Allison.

Contro i romanisti, gli azzurri, piuttosto, ad un certo punto hanno smarrito le distanze tra i reparti ed hanno palesato errori individuali, difficilmente ripetibili nel Napoli.

Sicchè, è difficile tirare in ballo il mercato, per una gara persa grazie a errori macroscopici del portoghese, fin qui con una più che discreta media-voto, di Albiol, per la precipitevolezza di un Insigne.

Non apparteniamo alla schiera di giornalisti che vede in Mario Rui il nuovo Maldini, ma onestamente il suo rendimento fin qui non è stato negativo, anzi!

Con l’Inter gli attaccanti azzurri sono parsi poco lucidi e avrebbe fatto comodo un’alternativa, ma è un po’ poco perdere due punti rispetto allo scenario apocalittico che si prefigurava il 31 gennaio.

Eppure c’è un eppure o, se preferite, però c’è un però.

Il nostro ragionamento non assolve la società!

Se è vero che i punti potevano essere esattamente gli stessi pur avendo uno Younes, un Politano o un Verdi, è anche vero che un mercato come quello di gennaio toglie convinzione ai giocatori e ne regala agli avversari.

La Juventus ha avuto ed ha ancora il timore di non vincere questo scudetto.

E vi sveleremo una cosa: lo aveva pure due anni fa!

Al di là della spocchia che crediamo di ravvisare in ogni parola o sguardo di Allegri, a Vinovo rispettano Sarri e il suo lavoro molto più di quanto crediamo!

Ne è la prova l’atteggiamento tattico di Allegri in casa due anni fa, nel giorno infausto del goal di Zaza o nell’esultanza folle del dopo Lazio Juventus.

In certi momenti sia adesso sia due anni fa, la Juventus ha realmente creduto che questo Napoli fosse troppo per lei.

Determinate scelte di mercato hanno però dato la sensazione ad addetti ai lavori, tifosi e purtroppo a tecnico e giocatori, che per la società non vi fosse un obiettivo scudetto.

Non è tanto il Politano o Soriano in meno che ti fa perdere punti per l’apporto tecnico che teoricamente tali atleti potevano dare nel 2016 e nel 2018, quanto nella scossa data a tutta la rosa, al tecnico, al tifo, agli avversari

Determinati acquisti potevano dare un determinato messaggio:a inizio campionato lo scudetto non sarebbe un obiettivo, però adesso non dobbiamo lasciare nulla di intentato.

E per gli avversari, un intervento serio di De Laurentiis avrebbe aumentato le preoccupazioni.

Ripetiamo: Politano o Younes non avrebbero cambiato la classifica, forse neppure Deulofeu, ma avrebbero dato a tutti il segnale di una società non arroccatasi nella fredda analisi dei numeri.

Sfuggiamo alla logica del Dagli all’untore: De Laurentiis sta facendo cose positive, per nulla scontate.

Non sono scontati i rinnovi di Ghoulam, Allan come non lo erano quelli di Mertens, Callejon o Insigne.

E a chi preconizza cessioni certe come con Cavani, rinnovante e partente, ricordiamo che molti giocatori stanno qui già dal 2013-14!

Molti sono al quarto o quinto torneo in azzurro!

I romanisti auspicherebbero una politica del genere.

Tuttavia, di fronte ad una strategia che pare in controtendenza rispetto agli epiteti normalmente affibbiati al presidente, altre scelte paiono invece corroborare le tesi dei più acerrimi critici.

Non parte Giaccherini ed il Napoli, in estate, per non depauperare un investimento tutto sommato non cospicuo, non prende nessun esterno sinistro mentre a destra compra Ounas, un giocatore che mai e poi mai poteva rappresentare un alter-ego credibile di Callejon, per curriculum, esperienza, fisico e valore attuale.

Ma se determinate scelte potevano tutto sommato essere legittime al netto del ko di Milik, con l’infortunio dell’ex ajacide sono parse tafazziane.

Non dipendono dal mercato le gare con Roma e Inter, ma i Non acquisti hanno comunque imposto al Napoli una gestione sui generis degli impegni di Coppa, sia in Italia sia all’estero.

E così, lo stesso pubblico nel terrore di perdere tasselli fondamentali per infortuni, ha vissuto con inquietudine le gare infrasettimanali.

Un tempo, il napoletano non avrebbe mai disertato la Champions o il Lipsia, non si sarebbe mai augurato un passo falso dei propri giocatori.

Alzi la mano chi non ha tremato vedendo in determinate gare Mertens rotolare a terra dolorante.

Chi non ha avuto la sensazione in diverse partite del Napoli, prima che venissero risolte, che gli azzurri non avessero un piano B?

Per dire: quando Hamsik ha avuto determinati acciacchi o febbriciattole, l’ambiente non ha mai palesato timori stante la presenza di un’alternativa assolutamente credibile come Zielinski.

Magari Piotr può anche aver sbagliato alcune gare disputate in luogo dello slovacco, ma il tifoso ormai lo percepisce come un interprete di valore, un giocatore proponibile.

E tutto sommato ciò avviene anche con giocatori tutt’altro che scevri dalle perplessità altrui come Rui o Maggio.

Laddove c’è assoluta penuria è in avanti.

Ciò ha imposto una diversa gestione del triplice impegno, con l’assoluta subordinazione di coppe e coppette varie.

Ciò ha soprattutto minato l’entusiasmo intorno al Napoli.

I tifosi magari avranno anche esagerato l’importanza di deteminate ali o alette, però il Non mercato ha connotato la corsa scudetto del Napoli dell’alone dell’impresa possibile, unitamente ad altri fattori esogeni quali l’invulnerabilità tecnica ed arbitrale dei bianconeri.

Il San Paolo ha visto dei vuoti sugli spalti impensabili per un Napoli primo.

Il Napoli ha riempito il San Paolo non solo nei giorni di Diego ma anche nei giorni della C.

Invece, adesso, pur con una squadra perfino più bella, a tratti, di quella di Diego, le diserzioni della torcida sono andate ben al di là delle spiegazioni da pay tv  o caro-biglietti.

Nel 1987, la lunga rincorsa verso il titolo fu un atto sessuale lungo quantomeno da novembre a maggio.

Due anni fa ed adesso, al netto dei Un giorno all’improvviso, il pubblico ha sposato il gruppo, il tecnico, ma si è sentito tradito dalla presidenza, forse anche al di là dei demeriti.

Un carico forse enorme per chi già si vede gravato da un confronto improbo.

Il Napoli società sta perdendo lo scudetto sotto il profilo della comunicazione. Due approcci diversi al Var

A queste considerazioni aggiungasi la politica adottata dai bianconeri dal punto di vista della mera comunicazione.

La comunicazione sembra un aspetto secondario laddove può invece determinare gli equilibri.

Ciò è palese sulle esternazioni dei due club in merito alla novità dell’anno.

Se era prevedibile che la Juventus mettesse in campo tutta la propria potenza mediatica, per delegittimare un’innovazione che sembrava perfetta per arginare errori pro bianconeri, delude il silenzio del Napoli di fronte a due aspetti.

La Juventus è parsa quasi un organo consultivo circa la necessità di confermare o meno tale esperimento.

Il Napoli avrebbe dovuto stigmatizzare, con il proprio presidente ,ogni voce levatasi anti-Var al momento delle prime decisioni mal digerite dai bianconeri.

E invece, l’antagonismo dialettico è stato demandato al solo Sarri ed è rimasto soprattutto incentrato su un aspetto importante ma di  minore decisività, quale quello dell’alternanza mancata tra anticipi e posticipi.

Avremmo voluto vedere un De Laurentiis furioso di fronte al ricorso sempre più rado al Var, magari perfino con atteggiamenti villani tipo quelli post Udinese Napoli 0 a 5 del 2007.

Marotta, Allegri, tutti i tesserati vinovesi hanno dettato le cadenze della gestione mediatica di gare indigeste ai bianconeri come quella di Bergamo.

Il Napoli non ha ribattuto alcunchè.

La Juventus ha vinto la battaglia dialettica anche sul mercato, nella gestione dell’affaire Politano, mettendo di fatto il presidente del club rivale contro i propri tifosi, cadenzando le dichiarazioni tra Marotta e il fido Carnevali.

Al massimo si è avuta qualche risposta ironica dal Napoli, ma nulla più.

Avremmo voluto l’apertura di un dossier sui giocatori gestiti dalla Juventus nei vari feudi, tutto ciò non è avvenuto.

Last but not least, come dicono quelli bravi, la gestione mediatica del caso Reina.

In termini di regolamento Reina può svolgere visite medicheper un altro club.

Il Napoli, fino a maggio, ha però la possibilità di gestirne i comportamenti anche mediaticamente.

Non c’è piaciuta per niente, in piena lotta scudetto, l’assoluta abulia di fronte alle ammissioni di Mirabelli.

Non ci è piaciuta la mancata pianificazione con Reina della exit strategy.

Immaginate se ieri un suo disimpegno errato nei primi minuti avesse comportato un goal per i nerazzurri..cosa sarebbe accaduto?

A Torino, Marotta e Paratici avrebbero mai concesso ad un giocatore in scadenza di andare a caccia di appartamenti altrove, in piena stagione?

Crediamo proprio di no.

Marco Bruttapasta

 

1 Commento
  1. antonio dice

    quante analisi eppure è unica e semplice, gli attaccanti hanno avuto una mira spesso imprecisa. Sarri e ADL rimangono grandi insieme alla squadra.

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