Un anno senza Mondo

 di Marco Bruttapasta

 Un anno fa moriva Emiliano Mondonico.

Il “Mondo” apparteneva alla schiera degli allenatori troppo riduttivamente bollati come “italianisti”.

Con questa orrenda etichetta, coniata da addetti ai lavori e tifosi, si vorrebbe indicare allenatori esclusivamente gestori di spogliatoio, pronti a speculare sul risultato, maniacalmente attenti alla fase difensiva in trasferta e totalmente dipendenti dai numeri di un proprio singolo, possibilmente un centravanti opportunista nelle gare interne.

Un’etichetta appioppata al Mondo e non solo; veniva ritenuto tale anche un Bearzot le cui squadre, invece, erano quanto  mai evolute tatticamente .

Si pensi ad uno Scirea sulla fascia destra in posizione inopinatamente avanzata in occasione del goal di Tardelli, sul risultato di 1 a 0 in una finale Mondiale.

Un’etichetta che apparteneva pure al Trap, ad Ottavio Bianchi.

Mondonico ha allenato squadre accorte, ma in grado anche di esaltare i talenti, di giocare e ottenere risultati insperati.

Il Mondonico giocatore

Da giocatore era stato estroso, un pò una capa sciacqua come si dice in Padania e aveva sostanzialmente sprecato l’opportunità concessagli dai granata, per sostituire il povero Meroni, del quale condivideva in parte l’attitudine al dribbling.

Sostanzialmente da giocatore la sua impresa più nota fu una squalifica cercata con caparbietà, per poter andare a vedere i Rolling Stones a Milano!

Questo aneddoto veniva raccontato da un Emiliano visibilmente divertito e risaliva agli anni dei suoi calci in grigiorosso.

In panchina in Lombardia:gli anni di Cremona, Como e Bergamo.

Il Mondo compie le prime imprese da mister, a Cremona.

Con i grigiorossi ottiene una promozione in A ma soprattutto scopre un attaccante agile, tutto ricci, che caratterizzerà per oltre dieci anni la scena del pallone italico:Gianluca Vialli.

Va a Como e salva in scioltezza i lariani nell’anno del primo scudetto partenopeo.

Il Napoli di Diego si imbatterà nel suo Como, sul Lago, una settimana prima della festa e ci vorrà un goal discusso di Carnevale e un Garella versione Garellik per uscire indenni da quel campo.

Va a Bergamo e compie un capolavoro.

In un anno porta gli orobici in serie A e fino alle semifinali di Coppa delle Coppe.

Tutta Italia si collega per sospingere gli atalantini contro il Malines o Mechelen della saracinesca Preud’homme.

La voce di Pizzul accompagna GarliniCantaruttiStromberg e Nicolini .

L’Atalanta era l’ultima sopravvissuta del nostro calcio in quella stagione, tra un Napoli matato dal Real e un Milan di Sacchi ancora immaturo, velocemente eliminato dall’Espanyol.

Riporta gli atalantini in massima serie e fa vincere un tredici miliardario ai pochi fortunati, battendo il Milan degli olandesi a domicilio, 1 a 2 allo scadere.

Mondonico al Toro.

Mondonico in granata costruì il Toro più bello dopo Superga, se si eccettuano gli anni di Radice.

Una squadra per cui era facile tifare se si amava il calcio.

C’erano AnnoniBruno e Policano a menare mazzate, Fusi o Cravero libero e la fantasia di ScifoLentini e Martin Vazquez tutti insieme appassionatamente ad assistere il fortunato centravanti del momento, quasi sempre Walter Casagrande, brasiliano un pò lento ma con grande fisico e tecnica.

In particolare merita un cenno Lentini.

Gigi diventa grazie a Mondonico il più forte talento italiano del momento, sembra per alcuni la reincarnazione di Meroni, per altri ricorda Sala, lo paga un botto in maniera poco chiara il Milan e si perderà dopo un incidente, per aver corso in Porsche con tanto di ruotino per raggiungere una celebre concubina.

Quel Toro conquista l’Europa, superando in classifica la Juve di Maifredi, raggiunge anche il podio  nel 1992 ma soprattutto arriva in finale di Coppa Uefa.

Ci arriva portando sessantamila anime al Delle Alpi, impresa improba ed eliminando il Real Madrid con un netto due a zero, dopo aver sfiorato la vittoria al Bernabeu.

Trova l’Ajax nella doppia finale e tutti ricordiamo il Mondo mentre nel vecchio catino olandese issa in cielo una sedia, furente contro l’arbitro e contro la malasorte che fa colpire diversi legni ai suoi.

Vince poi la Coppa Italia nel 1993, regalando l’ultimo trofeo ai torinisti.

Bergamo e Torino bis

Il Mondo ritorna poi a Bergamo, e riesce a lanciare dopo Vialli, anche Bobone Vieri eInzaghi.

In particolare Vieri, da Mondo già adocchiato al Toro, con il tecnico comincia a sgrezzarsi e togliersi quella patina di broccaggine che talvolta sembrava intravedersi a Pisa o Ravenna.

Lancia pure Super Pippo Inzaghi.

Lascia dopo una retrocessione, in tempo per riportare il Torino in A.

Questa volta a beneficiare dei suoi insegnamenti è un ex enfant prodige del vivaio napoletano: Marco Ferrante, un tempo Careca in embrione, poi carneade e finalmente goleador credibile con Emiliano.

La parentesi di Napoli

Purtroppo Napoli non ha conosciuto il vero Mondonico.

E’ circolata in Partenope un’immagine sbagliata del Mondo, reo forse di usare troppo spesso la frase: “Non era questa la partita da vincere”.

Passò per pavido, in realtà si trovò un Napoli gestito in modo disastroso da una società rosa dalla dicotomia Ferlaino-Corbelli.

Giunse dopo Zeman e per un pò il Napoli ebbe una media Uefa, con il culmine di belle imprese con la Lazio scudettata a Roma e con l’Inter .

Era un Napoli con una pletora di centrocampisti e povero di difensori, l’unico marcatore puro era Ciccio Baldini oltre al giovane Troise ed è tutto dire.

In avanti serviva un supporto allo spaesato Amoruso e venne un Edmundo ormai improponibile ad alti livelli.

Gli ultimi anni

Il dopo Napoli vide un Mondonico che sembrava avviato al declino, a Cosenza, prima di piazzare il colpo di coda nel 2004, portando in A da subentrato la giovane Fiorentina dei Della Valle.

E l’impresa fece felice particolarmente il Mondo, da sempre tifoso viola.

Non aveva Batistuta ma aveva Riganò.

Dopo quell’esperienza, il Mondonico si dedicò all’altra squadra di Bergamo, l’Albinoleffe, tornò a Cremona e provò l’impresa impossibile a Novara in A.

Poi il ritiro.

Le radio, le televisioni spesso lo ospitavano con piacere.

Era un interlocutore particolare Mondonico.

Le sue risposte restituivano il quadro di una persona semplice, che si godeva le giornate nel suo buen retiro, lontano da stress e atteggiamenti autoreferenziali.

Un tecnico che avremmo voluto vedere a Napoli in altri contesti.

Un allenatore che sarebbe stato perfetto per il Napoli di Maradona.

Un uomo che forse sarebbe riuscito a smussare determinati angoli di Diego, magari raccontandogli qualche cavolata commessa quando era calciatore.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.