Il ritorno del Maledetto United

Raccontiamo l'apogeo, il declino e l'alba di una nuova era del Leeds United, a seguito della promozione in Premier della squadra di Bielsa

Dal decennio trionfale sotto la guida Don Revie negli anni Settanta, che ha fatto del club uno dei più grandi della Gran Bretagna, ai tragicomici 44 giorni con Brian Clough al comando, passando per i “selvaggi” anni ’80, la storia del Leeds è stata quasi sempre avvincente, nel bene o nel male.

Questi alti e bassi si sono intrecciati tra la devastante ascesa e la caduta improvvisa e quasi fatale. Negli anni tra il 1997 e il 2004, il club – in una traiettoria che ricorda quelle di Fiorentina e Parma – è salito ai vertici della Premier League e si è affermato come una vera e propria forza tra l’élite europea, prima di cadere in ginocchio in modo umiliante. In Inghilterra utilizzano l’espressione “doing a Leeds” riferendosi a squadre che hanno un destino simile.

Nonostante abbia vinto il campionato inglese nella stagione 1991/92, il Leeds si sentiva già un gigante addormentato a fine anni ’90. Quella stagione, che ha visto Howard Wilkinson vincere il campionato contro ogni pronostico, con una squadra guidata dall’incontenibile Gordan Strachan e con Gary McAllister, Gary Speed e un certo Eric Cantona, è stata la stagione finale prima dell’avvento della Premier League.

Questa ristrutturazione del campionato, insieme ai suoi redditizi accordi televisivi e all’espansione globale, ha reso la lega quasi irriconoscibile. Questo significava che nel 1997 i tempi del trionfo in First Division sembravano lontani anni luce. I cinque anni precedenti avevano rappresentato un periodo relativamente piatto per il club dello Yorkshire, mentre quelli successivi offrirono una scarica di adrenalina sufficiente per un’intera vita.

Il famigerato Brian Clough

 

Prima dell’inizio della stagione 1997/98, l’uomo d’affari locale e tifosissimo del Leeds Peter Ridsdale assunse la carica di presidente, plasmando il futuro del club per una generazione. Ridsdale era una presenza estroversa e polarizzante, che condivideva sia l’amore per la pubblicità che il taglio di capelli con l’attuale presidente americano Donald Trump.

Se da un lato non è mai stato lodato per la sua retorica, dall’altro le promesse iperboliche di Ridsdale di far rivendire alla squadra i fasti del passato erano musica per le orecchie dei tifosi, che da anni vedevano troppo spesso i rivali del Leeds vincere. Nei sei anni successivi prese decisioni che fecero vivere un sogno effimero al club, ma che alla fine ne distrussero le fondamenta.

Eric Cantona, protagonista di una straordinaria storia d’amore con il Leeds

 

Anche se il Leeds non aveva scaldato i cuori dei tifosi nelle cinque stagioni precedenti, Ridsdale non aveva certo ereditato una società in crisi economica. Il Leeds era un club finanziariamente stabile con un enorme seguito: Elland Road era costantemente gremito in ogni ordine di posto, considerata la capienza relativamente bassa, 40.000 posti. Sul campo, i Peacocks riuscirono ad assicurarsi un posto in Coppa UEFA nella prima stagione con Ridsdale al timone. La compagine vantava calciatori del calibro di Nigel Martyn, Lucas Radebe e Jimmy Floyd Hasselbaink.

E il meglio doveva ancora venire Per tutti gli anni ’90, il Leeds aveva sviluppato una squadra giovanile di prim’ordine ed era pronto a scatenare la nidiata di giovani di maggior talento visti in Premier League dai tempi della classe del Manchester United del ’92.

Sotto la guida della leggenda del club Eddie Gray e di Paul Hart, il Leeds aveva prodotto un arsenale di giocatori che non solo erano estremamente talentuosi, ma avevano anche sviluppato uno spirito di squadra e una mentalità vincente, come dimostrato anche dal trionfo in FA Youth Cup nel 1997. Di quei giocatori, solo Harry Kewell aveva esperienza in prima squadra prima della stagione 1998/99. Considerabile come il giocatore australiano maggiormente dotato tecnicamente di tutti i tempi, Kewell era un calciatore straordinariamente completo per la sua età, grazie alla sua progressione, la sua creatività e le sue abilità di rifinitura, elementi che gli permettevano di essere efficace in qualsiasi posizione d’attacco.

Se da un lato Kewell era chiaramente il più pronto di quel gruppo di giovani, la squadra giovanile del ’97 comprendeva un certo numero di talenti di spicco che sarebbero entrati in scena nelle stagioni successive, tra cui i futuri nazionali inglesi Paul Robinson, Jonathan Woodgate e Alan Smith, così come l’irlandese Stephen McPhail.

Queste stelline seguirono non solo Kewell in prima squadra, ma anche il terzino sinistro Ian Harte – un prodotto dell’academy, famoso per i suoi precisissimi calci di punizione – e l’instancabile centrocampista ventunenne Lee Bowyer, un centrocampista acquistato per 2,1 milioni di sterline dal Chartlon. Questi giocatori sarebbero stati il nucleo di una nuova entusiasmante era per il club.

Mentre era forse inevitabile che a un certo punto si sarebbero fatti strada elementi del calibro di Woodgate, Smith e Kewell, la loro ascesa fu accelerata da un cambiamento del personale dirigenziale nella prima parte della stagione.

 

Il temibile duo australiano formato da Kewell e Viduka

 

Nell’ottobre 1998, il Leeds fu abbandonato a metà stagione da George Graham, che aveva portato la squadra al quinto posto, ma che considerò il richiamo del Tottenham troppo forte. Avendo già trascorso nove anni di grande successo con i rivali degli Spurs a nord di Londra, l’Arsenal, si sperava che lo scozzese fosse l’uomo che avrebbe riportato al vertice la squadra con il suo marchio di fabbrica, dato dalla sua organizzazione meticolosa e difensiva. Non ci sarebbe voluto molto prima che il futuro cominciasse ad apparire più roseo dopo l’addio di Graham.

L’apogeo a cavallo del nuovo millennio: l’era O’Leary
Nonostante il Leeds contattò allenatori “di nome” – Martin O’Neill avrebbe rifiutato l’incarico – la società alla fine optò per l’ex vice allenatore David O’Leary, all’inizio come tecnico ad interim. O’Leary aveva avuto una carriera da calciatore di tutto rispetto, sotto la guida di Graham all’Arsenal. Il suo mentore gli propose di seguirlo nella capitale, ma rifiutò il Tottenham perché era troppo legato all’Arsenal, compagine con cui aveva giocato ben 18 anni.

Quando un club nomina il vice del precedente allenatore come sostituto, è spesso visto come un tentativo di continuare sulla stessa lunghezza d’onda in termini di filosofia di gioco, evitando un drastico cambiamento tattico e in termini di calciatori. Chi si aspettava che O’Leary si limitasse a mantenere l’estetica di Graham, fu rapidamente pervaso da uno stato di shock.

Mentre molti dei giovani di talento erano stati al massimo calciatori marginali sotto la guida Graham, era chiaro che il tecnico esordiente O’Leary avrebbe dato loro molte opportunità di mettersi in mostra. Woodgate e Harte furono promossi a calciatori titolari della prima squadra, praticamente da un giorno all’altro, mentre a elementi come Smith e McPhail furono gradualmente offerte più opportunità nelle grandi sfide.

Nel giro di poche settimane divenne palese che O’Leary avrebbe permesso alla sua squadra di giocare un calcio molto più coraggioso di quello che aveva espresso con il suo ex allenatore. Questo fu dimostrato non solo in vittorie eclatanti come quella per 4-0 in casa contro il West Ham, ma anche in sconfitte come quella per 3-2 contro il Manchester United, dove la giovane squadra di O’Leary uscì dal guscio e creò grattacapi a quella di Ferguson.

Lo stile di gioco del nuovo tecnico, che prevedeva ritmi forsennati e uno stile brioso, fu accolto con gioia sia dai tifosi che dai commentatori. Quel Leeds strabiliò la Premier e giunse al quarto posto. La briosità di Kewell, Smith e Bowyer aveva aggiunto, estro e dinamismo alla costante minaccia data dal centravanti Hasslebaink. Forse il momento più dolce della stagione fu quando l’idolo di casa Alan Smith segnò al suo esordio contro il Liverpool. La sua finalizzazione arrivò a coronamento di un contropiede a rotta di collo, elemento che stava diventando un cavallo di battaglia del nuovo Leeds.

L’avventura era solo all’inizio, però, perché nei successivi due anni i tifosi si sarebbero davvero avvicinati alla gloria.

 

Il Leeds a Valencia in Champions League

 

Mentre la stagione precedente aveva visto molti giovani del Leeds dimostrare di essere calciatori da Premier League, la cessione del talismano Hasslebaink all’Atlético Madrid all’inizio della stagione 1999/00 portò nelle casse dei Peacocks denaro fresco da investire per rafforzare ulteriormente la squadra. Il ricavato della cessione dell’olandese, 12 milioni di sterline, fu interamente messo a disposizione di O’Leary per il calciomercato, con il club che in quella stagione investì più di 20 milioni. Ancora una volta, O’Leary guardò ai giovani, con gli acquisti dell’attaccante del Sunderland Michael Bridges e del terzino del Charlton Danny Mills, due elementi che si sarebbero rivelati preziosi rinforzi estivi.

La straordinaria campagna in Champions League

Questa stagione si rivelò un successo strepitoso, con la vivace squadra di giocani di O’Leary che chiuse la Premier al terzo posto, qualificandosi per la Champions League. In Coppa UEFA giunse fino alla semifinali dove fu eliminato dal Galatasaray. Quella stagione reca la macchia indelebile dei fatti di Instanbul, quando due tifosi del Leeds morirono accoltellati. Per quanto impressionante fu il 1999-2000, fu una sorta di prova generale per l’avventura in Champions.

Anche se la stagione 2000/01 offrì l’apogeo dell’era Ridsdale, alcune delle decisioni prese in quel periodo si sarebbero rivelate catalizzatrici di disperazione per il futuro. Ingolosito dall’aumento degli introiti, generato dalle qualificazioni alla Champions League, Ridsdale si giocò il futuro del club accettando un prestito di 60 milioni di sterline, a fronte di futuri introiti, per finanziare le spese del club. Per rimborsare tale prestito era fondamentale che il Leeds si qualificasse in Champions League. Considerando che quei soldi furono investiti prevalentemente sui calciatori – un asset che può svalutarsi in termini valore di mercato – significava che il successo in campo era una conditio sine qua non per poter restituire quel finanziamento.

Un accenno di rissa nel match tra Leeds e Lazio (Foto Laurence Griffiths/ALLSPORT)

 

Sebbene il senno di poi abbia dimostrato che la precedente politica aggressiva di calciomercato del Leeds Leeds si sarebbe trasformata in un azzardo, gli effetti collaterali e il rapporto rischio/beneficio non fu analizzato all’epoca, in quanto i risultati sul campo sembravano dar ragione a Ridsdale. L’acquisto per 7,5 milioni di sterline del forte centrocampista Olivier Dacourt fu considerata una scommessa degna di nota, e quando la società fece saltare il banco ingaggiando Rio Ferdinand dal West Ham nel novembre 2000 per 18 milioni di sterline, la mossa riscosse l’approvazione della critica. Il Leeds era visto come un club che aveva velleità di vittoria, e in pochi accusarono il presidente di adottare un approccio avventato e sprezzante del pericolo per le casse della società.

Sebbene dietro le quinte le fondamenta della società fossero già traballanti, in campo i momenti mozzafiato furono svariati. In molti di essi fu protagonista l’attaccante Mark Viduka. Acquistato dal Celtic per 6 milioni di sterline nell’estate del 2000, il centravanti australiano fu una rivelazione a Leeds, con il suo insolito mix di forza devastante e tecnica di tutto rispetto, nonché capacità oculo-podaliche per dialogare con i compagni. Il magnum opus di Viduka in quella stagione fu senza dubbio il suo quarto gol nell’emozionante vittoria per 4-3 contro il Liverpool, che lo eresse ad eroe di culto tra i tifosi a Elland Road.

Nonostante la stagione di Premier League fu di tutto rispetto (anche se amara, visto che la qualificazione in Champions svanì per un solo punto), fu evidente che il campionato sarebbe passato in secondo piano rispetto all’avventura europea del club. Per tutta la durata della Champions League, i giovani di O’Leary davano l’impressione di essere dei fastidiosi intrusi a una festa di gala, che vedeva protagonisti i club più ricchi d’Europa. I Peacocks non mostrarono alcun timore reverenziale e misero in crisi alcune delle compagni più attrezzate d’Europa.

Dopo un’umiliante sconfitta per 4-0 al Barcellona nella partita di apertura del girone, un Leeds ispirato da un Alan Smith sugli scudì si rese protagonista di vittorie contro squadre come Milan, Lazio e Deportivo in un’emozionante corsa fino alle semifinali del torneo d’elite europeo.

Alan Smith incarnava lo spirito dei tifosi dei Peacocks e il suo addio, con destinazione Manchester, provocò tumulti di piazza. Il suo stile di gioco, a tutto gas, sempre al massimo e la sua esuberanza senza freni gli hanno conferito un’aura da un vero tifoso in campo. Le prestazioni di Alan Smith hanno fatto accompagnare quella stagione da un ulteriore alone di mito.

Alan Smith

 

Anche se il Valencia pose fine al sogno europeo della squadra di O’Leary, la stagione del Leeds fu assolutamente sorpendente, almeno agli occhi di chi conosceva poco il percorso e il livello di quei giovani. L’unico problema era che la squadra si era classificata al quarto posto in campionato, un punto dietro al Liverpool, il che significava che l’anno successivo non avrebbe disputato la Champions League e avrebbe subito un calo di introiti. Ciò si rivelò più disastroso di quanto si sarebbe potuto immaginare.

L’inizio del declino

Quando i tifosi del Leeds si recarono al Bernabéu a incitare la propria squadra contro il Real Madrid nel penultimo turno del secondo girone di Champions, era imepnsabile che avrebbero assistito alla retrocessione della squadra a distanza di tre anni. Era ancora più assurdo pensare che alla fine del decennio il club avrebbe giocato in terza divisione, con una situazione economica così disastrosa da far rischiare il fallimento alla società.

Nonostante mancasse la miniera d’oro finanziaria che rispondeva al nome di Champions league, Ridsdale continuava a investire soldi sul mercato. Gli acquisti di Robbie Keane – prestito con diritto di riscatto – Robbie Fowler e Seth Johnson per un totale di 28 milioni di sterline resero la qualificazione alla Champions League ancora più fondamentale per la stagione 2001/02.

Il promettente inizio di stagione fu compromesso da una lunga causa giudiziaria che coinvolse Bowyer e Woodgate e la squadra concluse la stagione al quinto posto. A seguito di una rissa fuori da un locale con aggressione a tre pakistani, i due calciatori furono multati dalla squadra. Bowyer si rifiutò di pagare e The Mirror ci andò giù pesante: “Ubriacone, drogato, violento, razzista, codardo, impenitente, bugiardo, odioso, e pure messo sul mercato (e ora prova a farci causa, piccolo rifiuto)”.

Questo secondo mancato accesso alla Champions si rivelò catastrofico.

Dopo aver esonerato O’Leary alla fine della stagione, Ridsdale nominò l’ex CT della nazionale inglese Terry Venables come suo sostituto, sostenendo che il club aveva bisogno di ricavare 15 milioni di sterline per far quadrare i conti. Questo problema sembrava essere risolto con la cessione per 30 milioni di sterline di Rio Ferdinand al Manchester United. Tuttavia, i problemi finanziari dei Peacocks erano solo all’inizio…

 

Terry Venables

 

Con il progredire della stagione 2002/03, emerse che il Leeds aveva un debito di circa 80 milioni di sterline e aveva bisogno di ricavare fondi con ogni mezzo necessario. Nel calciomercato di gennaio, Keane, Bowyer, Dacourt, Woodgate e Fowler seguirono Ferdinand e andarono via, quasi tutti per prezzi più bassi rispetto al reale valore di mercato. La cessione di Woodgate, talento locale, provocò particolare indignazione tra i tifosi e fu seguita da un’agghiacciante conferenza stampa in cui Ridsdale, seduto accanto a un Venables scoraggiato, affermò che il Leeds stava pagando per aver “vissuto il sogno”.

Venables fu esonerato a marzo e a Peter Reid fu assegnato il compito di salvare una squadra oramai in crisi nera. Ridsdale abbandonò la nave nel marzo del 2003 e la sua reputazione, già ai minimi termini, venne ulteriormente compromessa. Ridsdale lasciò la società con 104 milioni di sterline di debiti.

Se da un lato le prestazioni di Smith, Kewell e Viduka furono sufficienti per salvare il Leeds, la situazione economica della società era talmente scompigliata che per far quadrare i conti era necessario vendere altri calciatori. I giocatori non furono l’unica risorsa ad essere scaricata, con il club che alla fine fu costretto a rinunciare alla proprietà sia di Elland Road che del campo di allenamento Thorp Arch.

Il baratro e l’alba di una nuova era

L’atmosfera tossica e il fatto che la squadra era ridotta oramai ai minimi termini provocarono la retrocessione nel 2003/04, sancendo la morte del sogno di Ridsdale. Purtroppo, l’incubo era appena cominciato. Dopo tre stagioni in Championship, il Leeds toccò il fondo, venendo retrocesso in League One e il rischio di fallimento si fece concreto. Anche se la squadra dello Yorkshire riuscì a tornare in Championship, l’ultimo decennio è stato di totale stagnazione, con l’intermezzo Cellino da dimenticare. L’avvento di Radrizanni, fondatore e CEO di Eleven Sports, con la nomina di Marcelo Bielsa come nuovo tecnico, ha fatto rivedere la luce al Leeds, ma il percorso è appena iniziato. La squadra è stata appena promossa in Premier League tra il delirio e la felicità dei tifosi e dei calciatori, che hanno accolto così Bielsa alla ripresa degli allenamenti.

 

La storia del Leeds in quest’epoca deve essere da monito per altre società, in quanto sotto la guida di Ridsdale la squadra ha fatto sì che l’ambizione si trasformasse in incoscienza. Sebbene Ridsdale sia ormai considerato un nemico tra i tifosi, egli stesso era essenzialmente un tifoso che ha lasciato che la sua visione romantica del calcio gli impedisse di adottare decisioni commerciali responsabili. Il crudele paradosso è che i tentativi di Ridsdale di rafforzare la squadra, investendo in calciatori dagli ingaggi alti, hanno messo il club in una posizione che lo ha costretto a vendere la maggior parte delle stelle che avevano rappresentato la base iniziale per i successi.

Se da un lato il Leeds vanta ancora un settore giovanile di primo livello, il suo ridimensionamento ha fatto sì che la maggior parte delle stelline prodotte negli ultimi anni sia stata venduta ai Premier League prima che i tifosi potessero veramente goderli nel loro massimo splendore.

Nonostante questo periodo d’oro sia stato macchiato dagli eventi che ne sono seguiti, i ricordi in campo sono indelebili e molto cari ai tifosi che si struggono per un ritorno ai giorni di gloria. Dalle magiche notti di Milano e Roma, alla bagarre con i top club del Paese, è stata un’epoca indimenticabile in una storia del Leeds in cui la realtà ha spesso superato la fantasia. Nel vecchio spogliatoio del Leeds era presente la scritta “Keep Fighting”, una frase che non viene mai dimenticata dalle parti di Elland Road, dove si deve continuare a combattere…

Vincenzo Di Maso

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