Hamsik, da Carella a Piero Pelù

 di Marco Bruttapasta

 

Enzo Carella canta da un’autoradio che si volevano fare al Viale Kennedy:

Mare 
è tutto un mare di mare sopra e sotto
Mare
bello da fare tremare m’ha sedotto
Quanta spiaggia è una pancia tutta mia
che si fa un po’ toccare e un poco no
Qui un amore s’è triturato
S’è incantata l’estate su di me
fino a quando la pelle fiorirà
Per le dita assolate arrossirà

Viene automatico sostituire Mare con Marek in questi giorni che non si sa Marek che fa, è tutto un Marek di sopra e sotto.
Parte, non parte, il tweet contro i cinesi fa cantare “Carulina nun parte cchiù”, dedicata a una Carulina strana, mezzo slovacca mezzo villaggiocoppolese.
Ma poi senti che forse Marek è già partito per quella Madrid, dove già fece le visite mediche un ex centravanti del River Plate, passato per il Golfo, oggi uguale a Giobbe Covatta.
Ma perché tutti passano per Madrid quando vogliono lasciare Napoli?
Marek avrà passeggiato sulla Gran Via stanotte mentre aspettava un tweet, un sms, un piccione viaggiatore, bevendo Tio Pepe e mangiando churros  tra un barbone che allucca contr’a luna e qualche spagnolo che ancora sta a sbarià.
Sente parlare di Vinicus e pensa che è l’ex allenatore del Napoli.
Non ho mai amato Marek, forse perché sono lombrosiano e penso che il capitano debba avere la mascella a forma di Sassano, la parlata argentina, sempre qualche kg in più, ommo e’ panza, ommo e’ sustanza ipse dixit, o magari la pelata e la tendenza ai social di Peperreina, o l’atteggiamento guappetiello alla Pio e Amedeo di Montervino.
Ma poi penso a quanta vita è passata da un Napoli Sampdoria all’altro, dal suo primo goal al saluto davanti a pochi intimi, incuranti di freddo, divano a casa e campionato tarocco.
Dov’era quel signore che mò sta ragionando solo lui a via Foria, quando Marek segnava il primo goal? Magari teneva ancora la moglie, sicuro nun cammenava accussì curvo.
E sto tredicenne che mi taglia la strada impennando ncopp’o mezzo, a stento aveva accocchiato nel 2007, le parole mamma e papà…
Una vajassa che s’appiccica a Piazza Sanità con la figlia, forse sta pensando a quanto era bona dodici anni fa rispetto ad ora.
Tu dove stavi quel pomeriggio là che Marek segnava contro la Samp? Con quale femmina, con chi stavi quando ci fece seppellire qui a Torino contro la Juve, quando segnò a Roma in finale, quando parlò con Genny a carogna, due mondi alieni costretti a interagire in quella brutta notte di cinque anni?
Eravamo tutti più magri, più giovani, c’è chi adesso porta un brutto riporto che allora teneva il codino e si poteva permettere pure a cummara.
Chi sta ncopp a Feissbukk dalla mattina alla sera per rimandà o suicidio, dodici anni fa magari teneva pure un lavoro.
Questa settimana Marek ci ha fatto un regalo, ci ha fatto distrarre dal ritorno a Firenze, da quell’Arno tanto celebrato ma che in fondo è un Volturno che ce l’ha fatta, davanti a quella gente che si professa antijuventina, antigobba, ma poi un anno fa godette nel vedere perdere Davide contro Golia.
Vorrei vincere, vorrei pure sciropparmi tutte le ironie degli antisarristi, di quelli che il paragone tra il Maestro e Ancelotti lo fanno in servizio perenne, pur di uscire dal Franchi con i tre punti, da un campo che troppo spesso mi ha fatto ricordare Ivan Graziani e la sua Firenze-Canzone triste:Firenze lo sa, non è servita a cambiarla…E allora cambiatela la storia, per allontanare il ricordo dei Lanese,all’ultima partita dei quattro del 1988 che pagarono per tutti il sorpasso sacchiano solo perché vecchi e stanchi, alla B con il goal di Edmundo in un anno in cui fuori e dentro Napoli inenarrabili schifezze contribuirono alla retrocessione, da Moggi jr. in società con Zeman allenatore a Parma-Verona con la Cantata dei Pastorello.
Chiedo a un casellante quant’è al Corso Malta e penso ad Aurelio mentre fa il prezzo di Marek e scopro che è lo stesso prezzo di Sturaro, Mandragora, Audero e penso a quanta sana follia ci vuole per seguire questo calcio e allora sogno una soluzione proposta da Piero Pelù, nella sua canzone Dimmi il nome: O terremotoo, dentro i colpevoli e fuori i nomii…
Si riferiva ad altro con i Litfiba, Piero da Firenze, ma son sicuro che con certi magheggi del nostro calcio malato e wrestlingheggiante, sarebbe ben lieto di concederla come colonna sonora…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.