E’ giusto cedere Rog?

 di Marco Bruttapasta

Il mercato di gennaio scivola via con il Napoli che sembra più orientato a compiere passi significativi per la prossima sessione estiva che a modificare nell’immediato l’organico di Ancelotti.

Negli ultimi giorni, si sono attenuate le voci su Allan, in parte per i pochi margini di manovra del Psg, in parte per la difficoltà nel chiudere la trattativa per il sostituto, Barella, che non ha rifiutato Napoli ma sembra intenzionato a guardarsi ancora un po’ intorno, come una bella femmina con troppi spasimanti.

L’unica vera operazione che si dovrebbe concretizzare è il passaggio di Rog al Siviglia, o in prestito secco o con un diritto di riscatto talmente alto, da consentire al Napoli nel caso,  di incamerare una plusvalenza monstre.

Ma è giusto privarsi seppur per soli sei mesi di Marko Rog?

Mentre scriviamo scappa un sospiro perché quella tra Napoli e Rog poteva e doveva essere una grande storia d’amore.

Le premesse vi erano tutte.

Il nome di Rog fu accostato per la prima volta nei primi giorni di luglio del 2016, quando il grande tradimento del Pipita ancora non si era materializzato.

Nella ridda di centrocampisti accostati al Napule, tra un Herrera e un Tolisso, comparve il volto angelico di questo giovine slavo, che ai più pallonofili era noto per una prestazione da cagnaccio in uno Spagna Croazia degli Europei, dove il nostro aveva interpretato il Beppe Iachini della situazione nientemeno che contro Sua Maestà Iniesta, cavandosela egregiamente.

Quella partita in realtà era un po’ fuorviante: i video Youtube, in particolare uno, dimostravano tutt’altro tipo di giocatore.

In questa presentazione  https://www.youtube.com/watch?v=0EYHZ2ygtyE, con la colonna sonora tratta dal Film di Kusturica su Diego (che pavlovianamente fa lagrimare gli occhi a chi scrive) Rog appariva un trequartista folle, individualista, dall’accelerazione spaventosa, con ottimo controllo palla e tiro al fulmicotone.

Una sorta di Nedved 2.0

Nelle settimane successive, le voci di approdo in Campania si intensificarono e Rog approfittava di ogni gara con la Dinamo Zagabria, per far venire l’acquolina in bocca ai supporters partenopei: a furia di goal e prodezze, il suo trasferimento sembrava sfumare, con i croati che avevano raggiunto i preliminari di Champions e titubavano sull’opportunità di accettare l’uovo subito o attendere la gallina post gironi.

Prevalse l’uovo e Rog sbarcò in Italia, accolto da un tweet presidenziale profetico circa le problematiche che sarebbero sorte nel rapporto Rog-Sarri.

Adl in pratica auspicava una maggiore duttilità tattica del tecnico grazie all’arrivo del centrocampista croato.

I tempi Sarriani portarono Rog ad esordire tardi, a dicembre, per pochi scampoli nel finale.

Da allora il destino del croato fu quello del furetto da introdurre negli ultimi minuti di gare condotte vittoriosamente, per contribuire con la sua corsa, con la sua foga a rimpinguare il bottino.

La sensazione nei pochi minuti concessigli era sempre di avere un ottimo spumante tenuto troppo tempo sotto pressione: in quei minuti Rog giocava con la ferocia di chi stava lottando per il suo destino calcistico, un pesantissimo tric trac lanciato in mezzo agli avversari.

Sembrò cambiare qualcosa tra febbraio e marzo quando Sarri concesse la titolarità al biondo in due gare, ma non due gare qualsiasi, ossia Roma Napoli di campionato e Juventus Napoli di Coppa Italia.

Le prestazioni di Rog, seppur non sempre in sintonia con lo spartito sarriano, sembravano confortare chi lo reputava un crack in fieri.

A Roma Marko battagliò, come se fosse la cosa più naturale del mondo, con un Nainggolan ancora non provato dai capodanni etilici e contro la Juve, in più di un’occasione, fece fare brutta figura ai suoi dirimpettai bianconeri.

A corredo di questo periodo fortunato per il croato, si aggiunse la mezz’ora concessagli da Sarri contro il Real, a qualificazione ormai purtroppo evaporata e la gara da titolare contro il Crotone, a Fuorigrotta.

Quel periodo sembrava prodromico a maggiori fortune per il centrocampista che via via, invece, tornò in naftalina.

L’unico vero neo per il giovine era una certa attrazione per il colore giallo, attirandosi cartellini come calamite e , in questo e non solo, ricordava un suo predecessore: Blasi, guerriero ai tempi di Reja.

L’anno successivo comincia per Rog con una rete all’Atalanta, da subentrato, all’esordio casalingo ma le sue fortune con Sarri in pratica terminano qui.

A giustificare, in parte, l’idiosincrasia del tecnico tabagista per Rog, la prestazione dello stesso nei minuti finali della gara di Ferrara con la Spal.

In quell’occasione il giocatore sembrò particolarmente avulso dai dettami sarriani, assicurando poco filtro di fronte alla manovra estense, con l’aggravante di un fallo ingenuo dal limite, commesso da Marko, da cui era nato il momentaneo pari su punizione di Viviani.

In un campionato condotto da agosto sul filo del rasoio, per un duello snervante con il Golem bianconero, quel peccato veniale divenne peccato mortale e Rog collezionò meno minuti che nella stagione del debutto.

Con l’avvento di Ancelotti sembrava finalmente giunto il momento dell’ex Dinamo Zagreb.

E, in effetti, il pluridecorato tecnico concedeva da subito più minuti al giocatore.

Rog trovava la titolarità contro il Torino, l’Empoli, il Sassuolo e la Spal, superando in poco tempo i minuti collezionati complessivamente nell’anno precedente.

Nello scacchiere ancelottiano però Rog sembrava ancor più a disagio rispetto alle poche recite con Sarri.

Se nel 4 3 3 dei tempi andati, il giocatore talvolta poteva esibire qualche accelerazione, nel 4 4 2 di Carlo, il giocatore sembrava a volte fin troppo attento a svolgere il compitino, trasformandosi da soldato feroce ad anonimo impiegato catastale.

Il giocatore nelle gare citate non si concedeva mai uno strappo alle consegne del tecnico, facendo cadere nell’oblio le premesse degli esordii.

Il punto ora è questo: è giusto dare il giocatore ad una squadra con impostazione tattica diversissima da quella napoletana come il Siviglia?

L’opportunità sarebbe importante per soddisfare la voglia di continuità del ragazzo, ma al Napoli prodest?

Non sarebbe forse opportuno, ora che il campionato sembra delineato tra una Juventus irraggiungibile e inseguitrici del Napoli con andatura da bradipo, pensare ad un modulo tattico compatibile con le caratteristiche del croato?

Ora che i punti non scottano più come ad inizio stagione, purtroppo e per fortuna, il buon Carlo non potrebbe pensare ad un modulo con trequartista, di rossonera memoria, onde poter vedere Marko Rog in azzurro finalmente da trequartista, nel ruolo che lo consacrò nella terra natia?

Un 4-3-1-2 in pratica che potrebbe giovare anche ad altri centrocampisti in orsa, come Diawara e Zielinski oggi, anche loro, in parte frenati dall’impostazione tattica scelta dal Mister.

Poche gare, ben fatte, nel ruolo naturale di Marko, sarebbero infinitamente più indicative di una parentesi seppur positiva in terra andalusa.

 

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