QUANDO L’ITALIA E L’EUROPA ERANO… I “SAUDITI” DI IERI

Adesso tutti, ma proprio tutti, a lamentarsi dei sauditi (e non arabi in quanto con il nome generico di “arabi” si intende l’intero gruppo etnico che parla la lingua araba e che vive nei ben ventidue Paesi che fanno parte della Lega deli Stati Arabi…) che con le loro illimitate risorse economiche stanno letteralmente “saccheggiando” e depauperando i vari campionati europei (compreso quello italiano), comprando e tentando a suon di milioni tutto e tutti.
Qualcuno addirittura invoca l’intervento delle Istituzioni sostenendo che se non si porrà per tempo un freno a questo andazzo, l’intero sistema calcistico occidentale è “a rischio estinzione”, che di questo passo nessuno resterà più a giocare in Italia e in Europa e che i sauditi non possono privarci “dei nostri sogni e della nostra passione”.

Ma ci siamo forse dimenticati di quando, nei mitici anni Ottanta, l’Italia comprava (a suon di miliardi) i migliori calciatori d’Europa e del mondo, saccheggiando le squadre delle altre leghe che venivano di fatto depredate dei loro campioni, attratti da ingaggi di gran lunga superiori a quelli che all’epoca venivano pagati in altri Paesi? Ogni estate i vari Maradona, Platini, Rumenigge, Falcao, Junior, Gullit, Van Basten, Careca, Laudrup, etc lasciavano i rispettivi Paesi (o le rispettive squadre di club) per approdare nel Belpaese, dove persino le piccole e le neopromosse pagavano stipendi più alti di quelli che pagavano le grandi squadre di altri campionati. Non a caso l’Udinese comprò Zico, il Cagliari il talentuoso uruguaiano Enzo Francescoli, il Brescia prese Hagi dal Real Madrid, la Reggiana si accaparrò l’asso portoghese Paulo Futre, il Bologna l’ungherese Detari (che soltanto due anni prima, quando vestiva la maglia dell’Eintracht Francoforte, fu nominato miglior calciatore della Bundesliga), il Verona, sei anni dopo aver vinto lo scudetto con il tedesco Briegel, nel 1991, da neopromossa in A, acquistò dall’Olympique Marsiglia Dragan Stojkovic, il Genoa Skuhravy (vicecapocannoniere al Mondiale di Italia ‘90): tutti campioni che, per soldi, preferivano andare a giocare in squadre che lottavano per la salvezza in Italia che in squadre che lottavano per il vertice in Spagna, Portogallo, Francia, Germania, etc. Esattamente come stanno facendo oggi tantissimi calciatori che, per soldi, preferiscono andare a giocare nel mediocre e semisconosciuto campionato saudita anziché restare in Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, etc.
I sauditi degli anni Duemilaventi stanno all’Italia e al resto d’Europa come negli anni Ottanta/inizio anni Novanta l’Italia stava al resto del mondo. E quando dalla seconda metà degli anni Novanta in poi, complice anche la crisi socio-politico-economica che ha travolto l’Italia nel post-Tangentopoli, il campionato italiano, ha visto esaurire la sua capacità di attrazione economica, il suo ruolo è stato preso dalla Liga spagnola e dalla Premier League inglese che hanno fatto né più né meno di quanto fatto dalla Serie A prima e dalla Saudi Professional League oggi: per anni le squadre inglesi e spagnole hanno fatto razzia, a suon di milioni, dei miglior calciatori del pianeta, e tutte le altre dovevano accontentarsi degli avanzi.
Senza contare che per decenni l’Europa, calcisticamente parlando, ha saccheggiato (e continua tuttora a saccheggiare) interi continenti quali il Sudamerica e, più recentemente, l’Africa, eppure non per questo in Argentina, Brasile, Uruguay, etc hanno invocato l’intervento delle Istituzioni per mettere un freno alle “sirene incantatrici europee”, tantomeno i campionati argentini, brasiliani, uruguayani, etc si sono “estinti” (come qualcuno ha ipotizzato in questi giorni per i campionati europei) perché ogni anno i loro migliori calciatori partono alla volta del Vecchio Continente attratti da compensi che in Sudamerica possono soltanto sognare di notte!

Parafrasando una celebre frase pronunciata dal compianto Luciano De Crescenzo nei panni del mitico Professore Bellavista si potrebbe affermare che “si è sempre più poveri di qualcuno”, oppure volendo citare un famoso proverbio Napoletano “quann’ si martiell’ vatte, quann’ si incudine statte”!

Giuseppe Santoro

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.