BASTA MISTIFICAZIONI

Sul confronto Gattuso-Ancelotti le "vedovelle" di Carletto il Distruttore fanno controinformazione e mistificazioni

Leggo e sento dire che tutto sommato il confronto tra Gattuso e Ancelotti riabiliti il sor Carletto.

Mai BALLA fu più clamorosa da parte delle “vedovelle” di Ancelotti, sempre in vena di mistificazioni.

Per esempio un signore innamoratissimo di Ancelotti – che spesso scrive sul colto sito “Il Napolista”, noto covo di “vedovelle” – che, per sua stessa ammissione, di calcio praticato non ne sa nulla (ma a mio parere è edotto e scrive pure bene, che non è poco), ha detto:

Il dato più importante, che nessuno o quasi menziona, è quello che la sera dell’esonero dell’allenatore precedente il Napoli era al settimo posto in classifica (a pari punti con il Parma) e distava otto punti dalla quarta mentre oggi, dopo 18 gare e a meno 5 dal termine del campionato, il Napoli è sesto (ex aequo col Milan) e ha accumulato ben 16 punti di ritardo dal quarto posto“.

Forte di questa ed altre valutazioni statistiche utilizzate ad uso e consumo (certo i pochi clean sheet del Napoli sono un fatto), ha strumentalmente concluso:

Alla luce di tutti questi dati, siamo proprio sicuri che il cambio in panchina ha comportato miglioramenti al Napoli, così come asseriscono, con convinzione, società, stampa e gran parte dei tifosi? I numeri sembrerebbero dire il contrario!

Ecco, complimenti a lui: questo è un modo per fare disinformazione nel modo più abile possibile.

Certo, il signore in questione, e tutti quelli come lui, si è ben guardato dal dire che Gattuso aveva ereditato una squadra allo sfascio: tecnicamente, tatticamente, psicologicamente, fresca di ammutinamento.

Dimentica che pure nella serata dell’esonero contro il derelitto Genk, battuto facilmente con in porta un ragazzino quasi minorenne o giù di lì, Il Napoli del caos tattico di ancelottiana memoria ha lasciato ben 5 palle gol pulite all’avversario!

Dimentica che il Napoli era reduce dalla squallida prova di Udine, che faceva seguito a quello altrettanto squallido di Ferrara contro la poi retrocessa Spal (altro insulso pareggio).

Dimentica che in casa col Genoa solo un pazzesco salvataggio finale di KK lo aveva salvato dalla sconfitta, sconfitta che invece in casa col Bologna si era materializzata alla partita successiva.

Dimentica che Ancelotti ha lasciato con un periodo di 7 partite senza vittorie e con la sconfitta di Roma con in panca i due parenti “ragazzini”, che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Aurelio il Centurione.

L’idea del ritiro nacque quel giorno, e per quanto non ammesso dalla società, era punitivo sì, ma verso l’ondivago allenatore, che prima si dichiarò contrario e poi obbedì abbandonando la squadra al suo destino, senza esercitare la tanto sbandierata carismatica leadership che gli si accreditava, lui pluridecorato ed il più amato dai Campioni.

E certo le prime partite per Gattuso sono state una via crucis, perlomeno fino a che con l’arrivo dei nuovi acquisti ed in particolare di Demme non ha ridato un filo logico tatticamente ad una squadra che – da giocattolo perfetto – era stata ridotta a coperta corta impossibilitata a giocare in qualunque maniera, non potendo più fare il 4-3-3 per mancanza del “metodista”, non potendo fare il 4-2-3-1 per mancanza del trequartista (ed il tanto rimpianto James nel frattempo ha fatto la bella statuina a Madrid, dando ragione ad Aurelione che non era il caso di buttare quei soldi), e manco il 4-4-2, che costringeva Insigne a fare il tornante e spesso il terzino e la strana coppia Zielinski-Fabian a fare la fase difensiva per la quale non sono votati senza un riferimento centrale, passando da giocatori di gamba a giocatori “posizionali” che non sono.

Poi la mistificazione è ancor più grande se guardiamo l’evoluzione del girone di ritorno: il Napoli è secondo a pari punti con la scudettata Juventus, da cui in 15 giornate aveva preso ben 17 punti di distacco. E’ dietro solo all’Atalanta che ha accelerato ulteriormente, passando da 7 punti a 11 punti di vantaggio. Ma ha rosicchiato un punto al Milan che sta facendo faville, ben 6 all’Inter ed alla Lazio, ed addirittura 9 alla Roma.

In pratica, lo svantaggio ulteriore accumulato su Roma, Inter e Lazio nella fase finale del girone di andata all’indomani del cambio panchina, è stato quasi del tutto neutralizzato dall’ottimo girone di ritorno, per cui i punti di svantaggio dalle squadre della zona Champions – tolta appunta l’Atalanta che si è migliorata ulteriormente – sono rimasti pressoché invariati: la Lazio, che aveva 12 punti di vantaggio alla 15.ma, ne ha 13 adesso; idem l’Inter, scesa da +17 a +16. Mentre la Roma è crollata addirittura da +8 a +2. Di Cagliari e Parma, che ci sopravanzavano e ci affiancavano, ne abbiamo perso le tracce, ci guardano la targa da lontano.

Per tagliare a testa al toro, basta fare la comparazione tra le prime quindici giornate del girone di ritorno con quelle dello sciagurato girone di andata di Ancelotti, il cui unico lascito è la Champions, più propriamente tre partite su quattro con il Liverpool che entrano di diritto nella nostra storia e l’impresa sfiorata a Parigi (lascito tra l’altro buttato colpevolmente al vento, perché con la Stella Rossa buttò la qualificazione l’anno scorso, e quest’anno ha fatto ancora peggio perché è stato capace di perdere un girone già vinto, avendo strappando 4 punti al Liverpool e giocando contro avversari molto ma molto abbordabili).

Come scrive Maurizio Nicita sulla Gazzetta dello Sport, mettendo una pietra tombale con dati incontrovertibili ai vaneggiamenti delle “vedovelle”,

L’autunno deludente di Carletto portò solo 21 punti a una media di 1,4 punti a partita, da anonima mezza classifica. Nelle stesse gare Rino ha collezionato ben 32 punti e la media di 2,13 è sicuramente da Champions. Non era facile invertire una tendenza negativa in un gruppo spaccato. Otto mesi dopo, l’ammutinamento di novembre viene letto in maniera diversa: elemento di rottura che ha contribuito al cambiamento“.

In definitiva, cosa voglio dire?

Che la partenza disastrosa di Gattuso, logica per le macerie che aveva ereditato (ed anche per errori suoi iniziali, va aggiunto), è stata abbondantemente compensata da un girone di ritorno di alto spessore (secondo in classifica appaiato alla Juve tricolore), soprattutto con un recupero di competitività (che occasione persa quest’anno con la Juve meno forte degli ultimi nove anni, ahi Carletto!).

Quella competitività persa nella gestione del Re Sole trasformatosi all’ombra del Vesuvio in Re Sola (in omaggio alle reminiscenze romane del pluridecorato).

Un saluto (“vedovelle” comprese, sempre tifosi del Napoli sono, seppure abbagliati dalla Grande Bacheca, in cui però c’è pure una “zuppiera vacante”: quella napoletana).

Umberto Chiariello

© Napoli, 21 luglio 2020

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