Il gioco del calcio è unanimemente riconosciuto come lo sport più popolare, seguito e praticato al mondo; eppure tra il calcio e le Olimpiadi (o, più correttamente, i Giochi Olimpici estivi), ossia l’evento sportivo più importante del pianeta, la scintilla non è mai scoccata del tutto e questo nonostante il gioco del calcio sia sempre stato presente alle Olimpiadi, tranne in due occasioni, ossia nell’edizione inaugurale del 1896 e in quella del 1932, quando a causa dei forti dissidi venutisi a creare tra CIO e FIFA circa la limitazione, imposta dal Comitato Olimpico, della partecipazione ai tornei olimpici ai soli dilettanti, il CIO decise di estromettere il calcio dai Giochi di Los Angels.
Proprio la scelta del dilettantismo, in vigore fino al 1984, ha causato una marcata “spaccatura” tra calcio e Olimpiadi, nelle quali spesso a primeggiare sono stati Paesi che, al contrario, non hanno mai trionfato nei Mondiali di calcio: è questo il caso di vari Paesi dell’Europa dell’Est come l’ex Unione Sovietica (vincitrice di due ori), l’ex Jugoslavia, la Polonia, l’Ungheria (con ben tre medaglie d’oro al suo attivo) e l’allora Repubblica Democratica Tedesca (la Germania Orientale), tutti Paesi facenti parte dell’ex “blocco comunista” che più di altri trassero vantaggio della regola del dilettantismo in quanto, essendo i propri atleti ufficialmente dei dipendenti dello Stato, potevano usufruire dello status di “dilettanti”. Per tale motivo i Paesi dell’ex blocco orientale partecipavano alle Olimpiadi con le proprie nazionali maggiori, mentre tutte le altre vi prendevano parte con selezioni composte esclusivamente da calciatori dilettanti o studenti universitari.
A partire dal 1984, invece, il CIO ha aperto gradualmente al professionismo, dapprima precludendo la partecipazione alle Olimpiadi soltanto a quei calciatori che avevano preso parte ai Mondiali di calcio (tutti gli altri potevano prenderne parte regolarmente) per poi, nel 1992, decidere di far partecipare ai Giochi Olimpici le selezioni giovanili “Under 23”, a prescindere dallo status dei calciatori e dalle competizioni cui avevano preso parte; infine dall’edizione del 1996 (quelle del Centenario delle Olimpiadi moderne) ai suddetti Under 23 possono, a discrezione, essere aggiunti massimo tre “fuori quota”, senza alcuna limitazione. Queste nuove regole, unitamente alla caduta del muro di Berlino e quindi dell’ex “blocco comunista”, hanno fatto sì che ad emergere fossero soprattutto i Paesi dell’America Latina e quelli africani che hanno primeggiato, rispettivamente, nelle ultime cinque edizioni (due volte il Brasile, due volte l’Argentina e una il Messico) e nelle due precedenti (Nigeria nel 1996, Camerun nel 2000). Come visto, nonostante l’introduzione, seppur parziale, del professionismo, nel calcio alle Olimpiadi continuano ad affermarsi Paesi che, al contrario, non hanno mai primeggiato in un Mondiale, come il Messico, il Camerun e la Nigeria che si vanno ad aggiungere ai suddetti Paesi dell’Europa dell’Est (Unione Sovietica, Jugoslavia, Polonia, Ungheria e Germania Orientale) ma anche alla Svezia (medaglia d’oro nel 1948), al Belgio (1920) e al Canada (1904). In totale, dall’edizione del 1900 a quella del 2020 (disputatasi nel 2021 causa pandemia da SarS-Cov-2) alle Olimpiadi hanno primeggiato finora ben diciannove Paesi diversi, a fronte dei soli otto che invece hanno vinto nelle ventidue edizioni finora tenutesi dei Mondiali di calcio dal 1930 al 2022.
Da notare che la Germania Ovest, che prima della riunificazione con quella dell’Est aveva vinto ben tre edizioni del Mondiale (nel 1954, nel 1974 e nel 1990), non ha mai vinto alle Olimpiadi (dove è arrivata soltanto una volta terza), al contrario della Germania dell’Est, che ai Mondiali contava soltanto una partecipazione (nell’edizione del 1974, dove tra l’altro nella prima fase vinse il proprio girone davanti proprio alla Germania Ovest, futura vincitrice, prima di essere eliminata al secondo turno) mentre alle Olimpiadi è arrivata una volta prima, una volta seconda e due volte terza.
Un’altra grande differenza che salta agli occhi è quella che si conta un nutrito gruppo di selezioni nazionali (ventitré in totale) che si sono qualificate almeno una volta per le Olimpiadi senza però aver mai partecipato a nessuna edizione dei Mondiali di calcio: è questo il caso di Afghanistan, Antille Olandesi, Bielorussia, Birmania, Estonia, Figi, Finlandia (con ben quattro partecipazioni ai Giochi Olimpici), Gabon, Guatemala (tre presenze), Guinea, India (presente a quattro edizioni), Lettonia, Lituania, Lussemburgo (che vanta, addirittura, sei partecipazioni consecutive -tenendo tuttavia conto del mancato svolgimento nel 1940 e 44 per la Seconda Guerra Mondiale- dal 1920 al 1952), Malaysia, Mali, Siria, Sudan, Taiwan, Thailandia, Venezuela, Vietnam e Zambia. Di contro i Paesi che annoverano almeno una partecipazione ai Mondiali ma non hanno mai preso parte, nemmeno una volta, ad una edizione dei Giochi Olimpici sono quattordici: Angola, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Equador, Giamaica, Haiti, Islanda, Panama, Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), Slovenia, Togo, Trinidad e Tobago e Ucraina.
Tutti dati, quelli sopra enunciati, che non fanno altro che confermare che quello tra il gioco del calcio e le Olimpiadi è stato soltanto un “amore a metà”, mai sbocciato del tutto, un rapporto caratterizzato sin da subito da contrasti che, come visto, hanno determinato una serie di notevoli differenze tra gli stessi Giochi Olimpici e i Mondiali di calcio (differenze che, invece, non si denotano nelle altre discipline, nelle quali i risultati risultano molto più “lineari”).
Giuseppe Santoro
