Serie A e Covid, una opportunità per sfruttare i settori giovanili

Il protocollo stabilito dalla Lega impone di giocare ad ogni costo. Partendo da questo presupposto, sostituire in rosa i calciatori positivi con giovani del vivaio, potrebbe essere una ideale soluzione low cost

di Francesco Infranca

Serie A, aleggia l’effetto domino 

In Serie A ormai regna sovrana l’incertezza sanitaria. Il bollettino quotidiano dei calciatori positivi rende sempre più probabile il rischio che possa innescarsi un pericoloso effetto domino.

Del resto, come dimostra il Genoa, il periodo di incubazione del Covid-19 può stravolgere i risultati dei tamponi. Con la conseguenza pratica che lo screening negativo venga letteralmente capovolto da un giorno all’altro.

Eppure la Lega Calcio, adottando il principio stabilito dalla UEFA, che impone di giocare nel caso in cui siano abili e arruolati almeno dodici calciatori di movimento, più un portiere, ha chiarito la sua posizione strategica. Si gioca sempre, comunque ed in ogni caso. Altro che rispetto delle norme in materia igienico-sanitaria, funzionali a tutelare la salute di tutti i tesserati.

Lo show business non guarda in faccia a nessuno, e deve andare avanti come se niente fosse. Pena la sconfitta a tavolino…

Nondimeno, l’organismo che gestisce le Coppe Europee e le competizioni dedicate alle Nazionali del Vecchio Continente, nonostante il protocollo, s’è dovuta arrendere all’evidenza. Notizia di poche ore fa, infatti, che la partita tra le Under 21 di Islanda e Italia è stata rinviata, poiché dopo la positività di Bastoni e Carnesecchi, rimasti a casa, nel frattempo sono emersi i contagi di altri due azzurrini: Plizzari e Gabbia.

Viaggi inutili ma i calciatori tacciono

Facendo finta di nulla sui potenziali focolai che si stanno accendendo progressivamente negli spogliatoi di tante, forse troppe squadre del massimo campionato, appare evidente quanto sia scellerata la decisione di continuare a far viaggiare un mucchio di calciatori in giro per il mondo.

In piena pandemia, disputare amichevoli e Nations League è decisamente superfluo. Se non del tutto inutile. Innanzitutto mette seriamente a repentaglio la salute degli attori protagonisti. Ovvero i calciatori. Ma pure di chi interagisce quotidianamente con loro. In primis, le famiglie.

Effettivamente, il fatto che l’AssoCalciatori, pericolosamente omertosa, abbia scelto di tacere, piuttosto che esprimere apertamente le paure che albergano tra i suoi tesserati, è non meno grave dell’atteggiamento consapevolmente contraddittorio assunto dal Governo. Orientato, pur di non esporsi, come il più classico dei Ponzio Pilato, a far da sponda a Lega e Figc, affinchè l’attività agonistica non debba fermarsi. Come, invece, accadde lo scorso anno.

Trascurando, almeno in questa sede, le ovvie considerazioni circa la credibilità delle Istituzioni pallonare e non, appare evidente quanto la regolarità del campionato sia pericolosamente messa in dubbio.

La Serie A perde credibilità e regolarità

Sarebbe lecito chiedersi quanto possa essere legittimo qualsiasi risultato maturato in campo, quando le società sono obbligate a giocare, nonostante il contagio ne abbia decimato l’organico.

Il concetto di miglior formazione possibile, sancito solennemente dal regolamento, non è certamente associabile a rose depotenziate dal virus.

Ovviamente, se l’unico parametro che il protocollo ha previsto per giocare ad oltranza, è quello di poter contare soltanto su undici calciatori ed una riserva, la stessa logica che ispira l’uguaglianza competitiva dev’essere ridiscussa.

Perché così, in barba ai ruoli, nonché alle caratteristiche tecnico-tattiche specifiche dei singoli, ciascun allenatore non potrà scegliere liberamente. Bensì, costretto dalle circostanze ad adattare, per esempio, difensori che fanno gli attaccanti, e centrocampisti che percorrono le fasce su e giù, senza alcuna cognizione di causa.

E’ superfluo rimarcare che in un contesto del genere, se ne avvantaggeranno solamente i Top Club. Quelli economicamente più forti, in  grado di costruire rose ampie, dal punto di vista numerico, e qualitativamente omogenee.

Una situazione già abbastanza svantaggiosa per realtà calcistiche medio-piccole, aggravata dall’introduzione delle cinque sostituzioni.

Contenere i costi puntando sui vivai

In verità, la Serie A una soluzione per evitare di navigare a vista, andando praticamente alla deriva, potrebbe anche trovarla. Ricorrendo massicciamente ai settori giovanili.

Ma andiamo con ordine. Ricordando che le società possono tesserare un numero potenzialmente illimitato di calciatori. Tuttavia, da qualche anno a questa parte, la Lega ha stabilito un tetto massimo ai giocatori che possono essere utilizzati nelle gare ufficiali.

Sostanzialmente, chi è estromesso dalla lista dei 25, resta a guardare i compagni. Una regola che, al contrario, non si estende ai prodotti del vivaio…

In pratica, all’orizzonte si dovrebbe prospettare una vera e propria rivoluzione culturale orientata alla valorizzazione del talento prodotto in casa. Partendo da un presupposto fondamentale.

Fermo restando il protocollo che obbliga a giocare, di cui si discute in ogni dove, alla stregua del cavalluccio rosso reso famoso dal film “Così parlò Bellavista”, il Covid dovrà essere considerato dagli allenatori alla stregua di un infortunio, capace di rendere indisponibile per un periodo di tempo più o meno determinato un giocatore.

Per ovvie ragioni, quindi, chi dovesse risultare positivo rientrerebbe nella casistica degli indisponibili.

Emerge, dunque, a quel punto la necessità prepotente ed improrogabile per le venti di Serie A di integrare l’organico della Prima Squadra. E chi per anni ha curato il proprio settore giovanile, con massicci investimenti strutturali, oltre che in risorse umane, indubbiamente non potrà che trarre giovamento dall’opportunità creata dalla pandemia.

Seppur indirettamente. Senza aggravare il bilancio di onerosi costi aggiuntivi. Una classica soluzione all’italiana, dal sapore tipicamente low cost…

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