Napoli, è cominciata la rivoluzione

Ecco cosa serve per avviare un nuovo ciclo

di Francesco Infranca

Napoli, entusiasmo e continuità

Soltanto pochi mesi fa, il Napoli ha vissuto una situazione di grandissima confusione, con l’esonero di Carlo Ancelotti. Il fallimento della gestione tecnica di Mister Curriculum ha obbligato Aurelio De Laurentiis a cambiare allenatore in corso d’opera. Una situazione che non si verificava da ben dieci anni. Quando venne sollevato dall’incarico Roberto Donadoni.

Gennaro Gattuso ha avuto il merito di restituire dignità ad un gruppo mortificato nello spirito e nel corpo dal calcio liquido, conquistando la Coppa Italia. Un trofeo sottovalutato, troppe volte bistrattato. Tuttavia, capace di salvare, almeno parzialmente, un’annata altrimenti disgraziatissima. Comunque inidonea a compensare l’amarezza per il settimo posto finale, che sancisce l’esclusione degli azzurri dalle Fab Four. Ergo, l’accesso alla prossima Champions League…

Tutto da scoprire, dunque, il Napoli che si affaccia alla stagione 2020-21.

Dovrebbe ripartire dall’entusiasmo generato dai primi giorni di ritiro, e dalle uscite amichevoli con L’Aquila e Castel di Sangro. Una solida base di partenza, al netto della consistenza pressochè nulla degli avversari di turno. Ovviamente, da non disperdere. Cui associare, magari, la continuità nel rendimento complessivo riscontrata nella seconda parte del campionato.

Ebbene ricordare, infatti, che gli azzurri hanno terminato al terzo posto il girone di ritorno. Pur considerando la Serie A appena archiviata un torneo atipico, a causa delle conseguenze prodotte sul sistema calcio dalla pandemia.

Transizione o ridimensionamento

Appare evidente, però, che i punti interrogativi per una società che vuole tornare a essere protagonista siano ancora tanti.

Su tutti, l’annosa controversia tra quelli che, all’orizzonte, prospettano una stagione di transizione. E chi, invece, immagina addirittura un ridimensionamento delle ambizioni generali.

E’ innegabile che il Napoli sembri un lontano parente di quella squadra meravigliosa, abile a sfruttare pure le manchevolezze delle milanesi, nonchè le lacune delle romane, per assumere il ruolo di seconda forza del campionato. Negli ultimi anni, l’unico competitor credibile allo strapotere della Juventus.

Oggi, i partenopei danno l’impressione di essere a fine ciclo. Obbligati a percorrere la via del ricambio generazionale, all’interno di una rosa fisicamente logora nei suoi Top Player (o presunti tali…).

Una triste consapevolezza per i tifosi. Un lavoro faticoso per staff tecnico e direzione sportiva. Eppure, ineluttabile…

Quale dimensione, per il nuovo Napoli

Onestamente, non è affatto semplice stabilire a quale dimensione possa ambire la squadra di Gattuso.

La società vorrebbe dar vita ad un periodo di rinnovamento, programmando l’apertura di un nuovo ciclo. Senza, per questo, rinunciare a tornare subito competitiva per le primissime posizioni.

ADL, in ogni caso, sta ragionando sulla costruzione di una squadra in grado di accedere senza troppi sforzi alla Coppa dalle Grandi Orecchie.

Nondimeno, con l’aumento della concorrenza prodotta dalla middle class, la piccola e media borghesia della Serie A, che si sta attrezzando, investendo in uomini e strutture, il rischio concreto di ritrovarsi invischiato nelle posizioni che portano all’Europa League, non è tanto campato in aria.

Ecco perchè solo le prossime mosse del Napoli al calciomercato potranno svelare i propositi che albergano veramente nella testa De Laurentiis. E cosa bisognerà aspettarsi dal futuro.

Cambia la strategia, non le ambizioni

Innanzitutto, qualche inevitabile cessione determinerà un cambio di identità all’interno dello spogliatoio. Tale da riflettere le sue conseguenze sul modus operandi di Cristiano Giuntoli.

Del resto, finora la strategia del Napoli in termini di trading players si fondava sul concetto di dare continuità. Sulla permanenza all’ombra del Vesuvio degli elementi migliori. Mettendo in preventivo, e accettando, il rischio che, prima o dopo, potessero svalutarsi.

Adesso cambia tutto.

Cominciando da Allan. Una cessione dolorosa, che porterà soldi freschi nelle casse del club. Si aspetta l’ufficialità per certificare la vendita all’Everton del brasiliano, in cambio di 24 milioni, più 4 di bonus.

Chiaramente, l’esigenza di monetizzare mette in cima alla lista dei probabili partenti Koulibaly. La quotidianità del gigante d’ebano è alimentata dalla perenne incertezza. Il Manchester City, candidato privilegiato ad acquistare il senegalese, si mantiene lontana dalla valutazione che il Napoli attribuisce al suo difensore centrale. Balla una differenza sostanziosa: 80 milioni, con adeguati bonus, la richiesta. Contro un’offerta di circa 70 milioni.

Milik, che spina per il Napoli

Tutt’altra questione riguarda Milik. Un vero e proprio “caso”, quello del polacco, che richiama alla memoria un’antica storiella della tradizione napoletana, riassunta dall’espressione gergale: “Giorgio se ne vò jì e ‘o vescovo ne ‘o vò mannà…”. La traduzione, più o meno letterale (“Giorgio se ne vuole andare e il Vescovo vuole mandarlo via…”), rende appieno l’idea del rapporto conflittuale in essere tra le parti in causa.

Entrambe vogliono la stessa cosa.

Il Napoli cedere un esubero, senza perdere alcunchè. Anzi, incassando un bel gruzzoletto. Il centravanti cambiare aria. E guadagnare tanto. Tantissimo. Forse troppo, rispetto al suo livello. Ma le richieste economiche sono confortato dalle statistiche. I numeri vanno interpretati. Ciononostante, per quanto riguarda la produttività offensiva, nel computo tra minuti giocati e gol realizzati (0,6 gol ogni 90’ in campionato), Milik si sente in diritto di accampare pretese da bomber di razza…

Il mercato ha dinamiche strane. Talvolta imperscrutabili. Ad ogni buon conto, fino a quando nessuno farà il primo passo, la situazione resta in stand by. E la minaccia presidenziale, nemmeno tanto velata, di far trascorrere un anno in tribuna ad Arkadiusz, può essere letta come un invito a chi fosse interessato al polacco a darsi una mossa. Decidere se vuole prenderlo oppure spostare il suo interesse verso un attaccante diverso.

Il mercato è lungo, occorre pazientare

Nel frattempo, last but not least, ultimo ma non meno importante, tra i nodi gordiani precedenti, urge surrogare Callejón. Un esterno a tal punto atipico, da risultare insostituibile. Se non altro, con un giocatore dalle medesime caratteristiche tecnico-tattiche. Idoneo a fare da giusto collante nelle due fasi in cui si articola il gioco, abbinando la qualità del “fenomeno” alla quantità del gregario. Voglioso di spendersi in un oscuro lavoro di cucitura. Il vero equilibrare degli scompensi offensivi e difensivi del Napoli.

In definitiva, sulla base di queste considerazioni, non ha alcun senso, almeno in questa fase embrionale della nuova avventura azzurra, unirsi al coro delle lamentele.

Bisogna attendere con pazienza, osservare come presidente, direttore sportivo e allenatore vorranno risolvere le molte incognite che gravano sul futuro degli azzurri.

Il mercato è lungo. Inoltre, adesso c’è la pausa per le Nazionali…

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