PLUSVALENZE E CONTABILITÀ CREATIVA

 di Francesco Infranca

Calcisticamente parlando, il mercato dei giocatori è sempre stato un mondo a parte rispetto al calcio giocato. Un ambiente ricco di sorprese, tra misteri imperscrutabili ed enigmi da decifrare. Troppo spesso la chiave di lettura di una trattiva appare improbabile, ma una volta svelato l’arcano, in tanti si rendono poi conto di quanto facile potesse essere sbrogliare l’intricatissima matassa. A quel punto, il bandolo si palesa sotto gli occhi di tutti e l’enigma si concretizza per quello che in realtà è stato fin dall’inizio. Ovvero, una elefantiaca pantomima. In sostanza, la soluzione più semplice è pure quella più intollerante, specialmente per i tifosi: sono sempre meno gli acquisti e le cessioni che hanno una spiegazione realmente utile alla costruzione di una squadra e funzionale al raggiungimento di un titolo. Tante (forse troppe…) operazioni esulano la concreta necessità di rafforzarsi. L’interesse primario, ormai, ha un fondamento economico-finanziario, poiché le società rincorrono l’esigenza di avere un bilancio sano. Ecco, quindi, che l’ottenimento di una lucrosa plusvalenza diventa una vera e propria missione. E poco importa se la conclusione di certe operazioni determini la conseguenza neppure tanto accessoria di indebolire, se non addirittura ridimensionare, le ambizioni sportive di chi le conclude.

Per fare chiarezza, il prezzo di acquisto di un giocatore non viene messo a bilancio nella sua interezza, bensì distribuito su più stagioni in base alla durata del contratto, secondo la logica dell’ammortamento. Sicchè, per capire quanto “pesa” sul bilancio annuale di una società di calcio il diritto pluriennale alle prestazioni di un calciatore, è doveroso redistribuire i costi fissi, cioè l’esborso sostenuto al fine di acquistarne il cartellino, per la durata complessiva del contratto, trasformando, di fatto, i costi fissi in un flusso di spesa annuale, corrispondente al cd. “valore contabile”. Orbene, con il termine plusvalenza si fa riferimento alla differenza – in positivo – tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Quindi, in caso di cessione di un calciatore ad un prezzo superiore al valore contabile, la società venditrice realizza un guadagno.

L’asettica analisi contabile di una consuetudine ormai radicata, tuttavia, non spiega in maniera approfondita i motivi per cui un Top Club riesca a realizzare proficue plusvalenze da iscrivere in bilancio attraverso la cessione di perfetti carneadi o “mezzi giocatori”, ancora assai lontani dall’acquisizione dello status di Top Player. Sia ben inteso, tutti “giocatorini” che non rientrano nei progetti tecnici della società cedente. Facciamo qualche esempio. Circa un anno e mezzo fa la Juventus ha acquistato per una ventina di milioni di euro Mattia Caldara, consentendo al giovane difensore orobico di terminare la stagione all’Atalanta. Strano destino, però, attendeva il ragazzo bergamasco, che si ispira a Nesta e che proprio per questa idolatria aveva scelto la maglia con il numero 13 per cominciare la sua avventura in bianconero. In pieno ritiro estivo, dopo aver collezionato appena due presenze durante le amichevoli negli Stati Uniti, Caldara è stato inserito nello scambio tra Juventus e Milan, che ha consentito alla Vecchia Signora di riportare Bonucci sotto la Mole ed al contempo realizzare una corposa plusvalenza (circa 20 milioni). L’ex difensore dell’Atalanta, infatti, è stato acquistato dal Milan per una quarantina di milioni…

Sempre questa estate, l’Udinese acquista dalla Juventus Rolando Mandragora per 20 milioni di euro, pagabili in quattro esercizi. Nel comunicato che ufficializzava il trasferimento, il club sabaudo ci teneva a precisare non solo che il centrocampista (acquistato a suo tempo dal Genoa per 6 milioni) aveva prodotto una plusvalenza di circa 14 milioni. Ma anche il fatto che Mandragora potrebbe tornare a Torino al termine della stagione 2019/20. I bianconeri, infatti, si sono riservati il cd. “diritto di recompra” per 26 milioni di euro, pagabili in due anni.
Non solo. La Juventus crede talmente tanto nella possibilità che il giovane napoletano possa trovare la sua definitiva consacrazione in Friuli, imponendosi all’attenzione generale e suscitando l’interesse di altri Top Club che, qualora l’Udinese dovesse cedere Mandragora ad una squadra diversa dalla Vecchia Signora prima del 2019/20, sarà obbligata a riconoscere ai Campioni d’Italia un corrispettivo di 200 mila euro, nonché un premio pari al 50% dell’eventuale differenza tra il valore della cessione ed i 20 milioni sborsati per l’acquisto dalla Famiglia Pozzo. Al di là del talento di Mandragora, che è notevole, ma ancora tutto da dimostrare, appaiono evidenti alcune cose. Innanzitutto, nel caso in cui il centrocampista originario di Scampia venisse effettivamente valorizzato dall’Udinese, sarebbe riacquistato dalla Juventus, pagando una piccola somma. Da non trascurare, il vantaggio per i friulani, in termini tecnico-tattici, bilanciati dal ritorno dal punto di vista economico-finanziario: l’investimento su un giovane centrocampista di prospettiva è minimo; la plusvalenza è (quasi…) certa, in caso di “recompra”!!!

Soprassediamo su altri affari, che potremmo definire pure secondari o minori, soltanto se trascurassimo i nomi dei calciatori e soprattutto le cifre oggetto di compravendita non fossero talmente sperequate da apparire “sospette”: i prestiti onerosi di Gonzalo Higuain al Milan per 18 milioni, Andrea Favilli al Genoa per 5 milioni (con riscatto a 7), Alberto Cerri al Cagliari per 1 milione (con i sardi che hanno già comunicato la volontà di riscattarlo dietro il corrispettivo di 9 milioni), quello che appare veramente bisognoso di approfondimenti è il ritorno al Genoa di Stefano Sturaro per 18 milioni complessivi. La prima considerazione da fare è che una cifra così alta per acquistare un calciatore il Grifone non l’aveva mai spesa. A questo, va aggiunto il fatto che Sturaro è reduce da un lunghissimo infortunio, che ne ha impedito l’utilizzo continuativo in maglia bianconera (solo 12 presenze complessive, tra spizzichi e bocconi) nell’ultima stagione. Ultimo, ma non per questo, da trascurare, l’ingaggio di Sturaro: 1,5 milioni di euro netti all’anno. Poiché Preziosi ha avuto la brillantissima idea, supportato dalla enciclopedica lungimiranza del direttore sportivo, Giorgio Perinetti, di garantire al nuovo arrivato un contratto fino al 2021, il conto è presto fatto. Per due stagioni e mezzo, Sturaro peserà sulle casse societarie del Genoa, appesantendone il bilancio, solo di ingaggio, per una cifra vicina ai 7 milioni di euro.

Alla luce di questa breve analisi, appare evidente che nel mondo del calcio professionistico, attualmente siano diventate di primario interesse per tantissime società le finalità finanziarie. Dal mecenatismo del ricco presidente di turno, che copriva le perdite ed il passivo di bilancio con ingenti ricapitalizzazioni, attingendo al proprio patrimonio personale, si è passati prepotentemente ad una visione aziendale economicamente sostenibile dei club, tesa – piuttosto che alla ricerca dell’obiettivo meramente sportivo – al conseguimento di un utile di bilancio, da rincorrere attraverso la spasmodica ricerca di una plusvalenza. Naturalmente, è altissimo il rischio di falsare il “sistema”, tentando di spacciare per reali valutazioni di mercato delle vere e proprie operazioni di “contabilità creativa”, poiché l’effetto prodotto dall’attribuzione di un valore maggiorato rispetto a quello reale è quello di gonfiare artificiosamente l’attivo di bilancio delle società. Il problema è che non ci sono strumenti reali per contrastare questa malsana costumanza, in quanto non c’è alcuna maniera per valutare il prezzo equo di ogni singolo giocatore, oggettivo e oggettivabile. Ergo, incontrovertibile. E così, la premiata coppia Preziosi-Perinetti potrà essere tacciata solo ed esclusivamente di scarsa conoscenza dell’aritmetica, visto e considerato che hanno letteralmente fatto coriandoli dei soldi realizzati con la cessione di Piatek al Milan, prelevato in estate dal KS Cracovia per 4,5 milioni e rivenduto a gennaio ai rossoneri per 35 milioni. Una plusvalenza di ben 30,5 milioni di euro. Peccato che sia stata quasi completamente bruciata dalla sagace operazione conclusa poi con la Juventus per Sturaro!!!

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