Napoli-Chievo: le chiavi sono gli adattamenti tattici ed il cuore indomito

di Francesco Infranca

La vittoria del cuore dell’utopia “sarrista”

Napoli-Chievo deve essere considerata la vittoria del cuore sulla ragione. Senza trascurare, però, l’importanza degli adattamenti tattici operati da Maurizio Sarri. Oggi pomeriggio, a farla da padrone, è stato lo spirito indomito e battagliero di una squadra abituata a ben altre partite. Almeno fino alla sosta per le Nazionali, infatti, il Napoli ha dominato gli avversari dall’inizio alla fine. Attraverso il possesso-palla ossessivo e forsennato. Con il tridente capace di segnare a raffica e far sognare i tifosi azzurri. Da qualche settimana a questa parte, però, gli azzurri pare abbiano perso smalto e brillantezza. Perché giocare un calcio ultra-offensivo è dispendioso. Mentalmente e fisicamente. Farlo ai ritmi indiavolati imposti dai partenopei, ancor di più. Se poi a scendere in campo sono sempre gli stessi, allora il calo registrato nell’ultimo mese appare del tutto naturale. Un obolo quasi dovuto. Una conseguenza accessoria dell’utopia sarrista: operare la sua rivoluzione culturale schierando soltanto undici titolari (con Ghoulam accantonato per cause di forza maggiore, piuttosto che per scelta ponderata), più uno (Zielinski). Una sorta di sesto uomo, in uscita dalla panchina. Pronto per tutte le occasioni. Buono per tutte le stagioni. Il post-partita con i clivensi non è certamente il momento opportuno per fare considerazioni di carattere “mercantile” sulle scelte societarie, di tipo conservativo. Invece che interventiste. Tantomeno, sulla turnazione limitata negli uomini e più o meno scientifica della rosa a sua disposizione, posta in essere dal tecnico toscano.

Le scelte di Maran hanno imbrigliato il Napoli

E dire che i clivensi, rispetto a qualche altro avversario, anche più blasonato, di scena a Fuorigrotta, non hanno fatto solo le barricate. Onestamente, il loro pullman è rimasto parcheggiato nel ventre del San Paolo. Anziché stazionare davanti la porta, difesa in maniera impeccabile da Stefano Sorrentino. Il Chievo ha optato per l’unica impostazione tattica plausibile, in grado di provare a disinnescare la percentuale di possesso, ai limiti dell’ossessivo, operata dal Napoli. Squadra stretta e corta. Ancorata sotto la linea della palla. Una delle due punte, Meggiorini, sguinzagliato sulle orme di Diawara. In uno sfiancate lavoro teso a mettere in ombra il metodista di Sarri, escludendolo – de facto – dalla costruzione del gioco. L’avvio della manovra dal basso, pertanto, è stato affidato a Tonelli e Koulibaly: sicuramente non due piedi educatissimi. Ecco, quindi, che Hamsik ha provato a dare qualità alla costruzione, abbassandosi nella propria trequarti. Ma la lentezza del giro palla azzurro ha favorito la densità opposta dagli ospiti. Nei primi quarantacinque minuti, dunque, s’è potuto ammirare solamente uno sterile possesso del Napoli. Capace di favorire l’organizzazione difensiva di Maran. Qualche passaggio in orizzontale di troppo e pochissime verticalizzazioni.

I cambi e l’ampiezza: così il Napoli l’ha ribaltata

In Napoli-Chievo, i panchinari (o presunti tali…) hanno dimostrato di esserci. E poter offrire sostanza e spessore. Nonché l’opportunità per il tecnico di mutare in corsa d’opera il sistema di gioco. Con l’ingresso di Milik, Sarri ha ridisegnato il Napoli: il 4-2-3-1, con “Ciro” Mertens a fare da guastatore tra le linee, ha consentito agli azzurri la possibilità di giocare in ampiezza. Ovvero, ricercare un possesso-palla più avvolgente, in grado di aggredire il Chievo, provando a sfruttare al massimo la larghezza del campo. Unica strategia funzionale a scardinare il bunker eretto da Maran. Gli azzurri hanno continuato a muovere la palla e ad occupare gli spazi, in maniera tale da creare molti triangoli di passaggio. A differenza del primo tempo, tuttavia, il possesso non s’è sviluppato attraverso il classico palla avanti/palla dietro/palla dentro. Cercando l’imbucata tra le linee avversarie ed il taglio degli esterni. L’idea, al contrario, è stata quella di allargare il fronte dell’attacco, sfruttando il gioco in coppia sugli esterni, di Hysaj e Callejon a destra; Mario Rui e Insigne, sul lato opposto. Le difficoltà a cambiare atteggiamento tattico in corso d’opera sono state evidenti. Del resto, per struttura, questo Napoli ha difficoltà ad andare sul fondo e metterla dentro con una certa fluidità. In primo luogo, perché uno dei due attaccanti esterni (Insigne) gioca in situazione di “piede opposto”. Ergo, assai più pratico, per il folletto di Frattamaggiore, venire dentro al campo e cercare lo scambio sul breve con un compagno. Sul versante opposto, Callejon preferisce spuntare alle spalle dei difensori avversari, sorprendendoli con la perfezione del suo timing, piuttosto che superarli in uno contro uno. Lo stesso Hysaj è più un giocatore di potenza, che di qualità tecnica ed il dribbling non è la sua arma migliore. L’unico in grado di mettere con una certa efficacia e continuità palle veloci e tagliate nello spazio tra il portiere e la linea difensiva avversaria è Mario Rui. Che ieri certamente non era in giornata di grazia. Meno male che il pareggio di Milik sia nato da una assistenza sontuosa di Insigne. Senza trascurare l’importanza del gol di Diawara, che tiene ancora in piena corsa per la lotta allo scudetto il Napoli, sugli sviluppi dell’ultimo angolo calciato dagli azzurri!!!

Francesco Infranca

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