Meret, ritratto di un predestinato

 

 di Francesco Infranca

Gigi Donnarumma è indubbiamente un “bambino prodigio” che ha bruciato tutte le tappe, imponendosi immediatamente nel calcio dei grandi. E’ bastato, infatti, che giocasse pochissime partite in serie A, per attribuirgli da subito l’etichetta del talento inequivocabile, di quelli che è davvero impossibile non notare. Al contrario, Alex Meret, ha impiegato un periodo più lungo per farsi apprezzare, pur avendo dei punti di forza analoghi, magari meno evidenti di quanto dica il curriculum del milanista. E’ un portiere con un’ottima struttura fisica (alto 1.93) ed un’apertura alare capace di fargli coprire una larga porzione di porta, tale da giustificarne il soprannome di Airone. Il fisico discretamente strutturato in rapporto all’età è comunque associato ad un’agilità considerevole, che manifesta nella esplosività in uscita alta e nella reattività quando “scende a terra”. Caratteristica non secondaria, per il modo di interpretare attualmente il ruolo, è titolare di un piede abbastanza educato. Chiaramente, per dominare la difesa di un Top Club, dovrà necessariamente migliorare in alcune caratteristiche meno appariscenti, come il tempismo nelle letture e la capacità di far ripartire celermente l’azione dal basso attraverso il rilancio, alla mano o con i piedi. In definitiva, arrivare con l’intelligenza calcistica dove non potrà spingersi semplicemente con il suo smisurato talento. Nonostante gli infortuni, che ne hanno ritardato l’ascesa, resta comunque un profilo sulla cresta dell’onda, perché, oltre ad avere degli evidenti margini di miglioramento tecnico, s’è già preso i riflettori di critica ed addetti ai lavori, con una prestazione superlativa contro la Spal. Del resto, che fosse un predestinato lo dicono un po’ di numeri. Innanzitutto, la somma messa a bilancio dal Napoli per accaparrarselo dall’Udinese: prestito con obbligo di riscatto a 22 milioni di euro + 3 di bonus, garantendogli un quinquennale da poco più di un milione a stagione. Cifra destinata a salire progressivamente di anno in anno. E poi, mai prima d’ora, il Napoli aveva avuto nella sua storia un estremo difensore  così giovane, almeno nella massima serie. In effetti, soltanto a Nando Coppola è toccato l’onere di esordire in maglia azzurra prima del suo ventunesimo compleanno, a Verona, nel giugno del ‘99. Stiamo parlando, però, di serie B. Proprio sotto questo punto di vista, viene da chiedersi se la giovane età di Meret possa essere un lusso sostenibile per una squadra che aspira al ruolo di primaria antagonista della Juventus, oltre a voler a rimanere in pianta stabile tra i Top Club d’Europa.

A Napoli, però, dormono tutti sogni tranquilli. La Società e lo staff tecnico sono convinti che per Alex Meret, difendere i pali della porta azzurra, possa essere la naturale rampa di lancio affinchè la sua carriera possa esplodere definitivamente ad altissimi livelli. Non a caso, l’estremo difensore ha dimostrato, sin da giovanissimo, con i fatti piuttosto che a parole, di meritare la nomea di “prescelto”, senza correre il rischio, ogni qual volta ha sprigionato il suo talento, di far passare per cose semplici, interventi che, al contrario, di normale hanno ben poco. A ben vedere, Meret sui giornali c’è finito ancor prima di esordire ufficialmente tra i professionisti. Un episodio curioso, che vale la pena raccontare. Una storia che si intreccia indelebilmente con quella di Simone Scuffet, altro talento cristallino tra i pali, di cui momentaneamente se ne sono perse le tracce (o quasi…). Alex e Simone – più vecchio di un anno – crescono nell’Udinese in simbiosi quasi perfetta, allevati con certosina pazienza, prima dal goriziano Sergio Marcon (nel settore giovanile), quindi dal triestino Alex Brunner (in prima squadra). Nel momento in cui Simone debutta a 17 anni in serie A, agli onori della cronaca, di riflesso, sale pure Alex: “occhio – sussurra qualcuno, ben informato – il portiere degli Allievi, che ha un anno di meno, è ancora più forte!!!“. A ben vedere, è proprio così. La stagione successiva, l’amico va in prestito al Como, in serie B ed Alex ne prende il posto come dodicesimo, pur essendo ancora abbondantemente in età per giocare il campionato Primavera. La maglia da titolare appartiene a pieno diritto ad Orestis Karnezis, un altro cui la carriera di Alex è legata a filo doppio, che lascia le briciole, in termini di minutaggio, alla sua giovane riserva. Però, arriva finalmente l’esordio (2 dicembre 2015) tra i professionisti: in Coppa Italia, contro l’Atalanta, appena diciottenne, Meret se l’è cavata decisamente bene. Nella vittoria (3-1) dell’Udinese sugli orobici, subito una parata decisiva, con il risultato ancora sull’1-1. E dopo, un paio di respinte efficaci, senza nessun timore reverenziale. Un atteggiamento talmente maturo, da spingere il tecnico dei friulani dell’epoca, Stefano Colantuono, a dichiarare, nel post partita: “Credo che la porta dell’Udinese sia a posto per qualche decennio con Meret e Scuffet, a meno che non vadano talmente bene da passare a club più importanti”. Sui quotidiano sportivi, il giovane portiere ci finì anche qualche settimana dopo, ben figurando all’Olimpico, nel turno successivo contro la Lazio, che, però, sconfiggendo 2-1 i friulani, li eliminò dalla competizione.

Non deve essere facile vivere con appiccicata addosso l’etichetta di precocissima promessa. Essere trattato come tale dalla società che ti ha tirato su dal settore giovanile, e nel frattempo avere come prospettiva immediata quella di vedere il campo pochissimo, perché Karnezis non fa sconti a nessuno e vuole giocare sempre. L’ambizione fa parte del gioco e la possibilità di guadagnarsi il posto è dietro l’angolo. Nell’estate 2016 l’Udinese cede Meret in prestito alla neopromossa Spal. A Ferrara convergono l’intuito mercantile dei friulani ed il destino calcistico di un ragazzo destinato a far parlare di sé anche in futuro. Dopo un iniziale rodaggio, nel quale gli estensi prendono le misure alla cadetteria, nel girone di ritorno la squadra di Semplici si issa a sorpresa al vertice della classifica. Alex non sbaglia niente, alcune sue parate risultano decisive. Gli estensi tornano addirittura in serie A, dopo più di mezzo secolo, e Meret inanella 30 presenze da titolare. L’anno successivo la circolarità del destino, in cui si muovono come in una danza ossessiva gli sviluppi della carriera di un calciatore, presenta per ben due volte il suo conto salatissimo. L’Udinese rinnova il prestito, tuttavia, per Alex l’inizio della stagione è un vero e proprio calvario: un’ernia, scambiata inizialmente per pubalgia, lo tiene ai box fino ad ottobre, quando diventa inevitabile il ricorso all’intervento chirurgico per curare la parete addominale. Nel frattempo, Alfred Gomis ha dimostrato di meritare la maglia di titolare. Ma il destino non può sabotare le aspirazioni di chi appare predestinato. Tornato abile e arruolato, finalmente Meret può debuttare a 20 anni in Serie A. E’ il 28 gennaio 2018: 22ª giornata, Spal-Inter (1-1). Giusto il tempo di incamerare 13 presenze, ed il destino si accanisce nuovamente su Alex. Un trauma alla spalla sinistra, con interessamento della struttura legamentosa, rimediato nella partita contro la Roma, ne chiude anzitempo la stagione.

Il resto è storia recente. All’inizio del ritiro estivo, a Dimaro, ancora un infortunio, questa volta di tipo traumatico, costringe Meret a cominciare la stagione tutta in salita. Il portiere viene operato alla Clinica Pineta Grande per ridurre la frattura dell’ulna sinistra. La parabola del destino, ancora una volta, si mette di traverso alle velleità di Alex, che non s’abbatte e continua a lavorare in silenzio, se possibile, con maggiore determinazione e feroce abnegazione, agli ordini dei suoi preparatori, Alessandro Nista unico superstite della precedente gestione tecnica, e Roberto Perrone, arrivato quest’anno sotto il Vesuvio dal Carpi. D’altra parte, il Napoli ha scommesso su Meret per affidargli le chiavi della porta e Carlo Ancelotti l’ha buttato nella mischia appena lo staff medico ne ha certificato la pronta guarigione. L’8 dicembre 2018, in occasione della quindicesima giornata, Alex esordisce proprio al San Paolo, nella vittoria per 4-0 ai danni del Frosinone. L’Airone ci mette realmente poco per entrare nel cuore dei napoletani. Due settimane dopo, ancora davanti al pubblico di Fuorigrotta, compie una parata inaspettata, nel convulso finale della partita con la Spal. In pieno recupero, da perfetto ex che castiga i compagni di un tempo, leva letteralmente dalla linea di porta, con un movimento repentino, la palla del pareggio. La parata, quella ravvicinata, che segna l’inizio di un amore acerbo, appena sbocciato con la sua gente, forse Alex l’ha sognata. Certamente non l’ha scelta. Perché il portiere può prepararsi ad affrontare la conclusione dalla distanza. Ne studia la traiettoria e si comporta di conseguenza. Tutt’altra cosa, la palla assassina, che sbuca in mischia, spizzata dalla nuca di un avversario. E’ stato un attimo e l’istinto gli ha suggerito dove muovere il corpo e le braccia, disegnando una coreografia aggraziata. Elegante come l’uccello trampoliere dall’aspetto slanciato che ne legittima il nomignolo. L’attimo in cui i napoletani hanno trovato l’erede di Pepe Reina!!!

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