Ma il “Sarrismo” si sposa con la politica delle plusvalenze???

 di Francesco Infranca

Il “Sarrismo”: quando la centralità del sistema di gioco prevale sul talento individuale

Partiamo da un presupposto. Un allenatore dovrebbe sempre sapere che cosa aspettarsi dalla squadra che dirige. Ma anche dalla sua società. Assieme dovrebbero stabilire un obiettivo e valutare se il gruppo affidato alle cure del tecnico possa avere le abilità necessarie per raggiungere il target prefissato. Chiaramente, le strade percorribili sono assai diverse tra loro. Alcune società hanno la possibilità di effettuare massicci investimenti sul mercato. In definitiva, possono ricorrere all’acquisto di giocatori già formati, per integrare le lacune del loro organico, piuttosto che sostituire i tasselli usurati dall’età. Altri, invece, devono fare di necessità virtù. Coniugare i risultati ottenuti sul campo ed al contempo generare delle entrare. Uno dei modi per farlo è trovare un tecnico come Maurizio Sarri. Capace di mettere al centro del suo progetto la centralità di un sistema di gioco ben definito. E quindi, porre in second’ordine gli individualismi dei suoi top player. Non per sminuirne le abilità. Anzi, per esaltarle, in regime di condivisione comune. Con calciatori che lavorano tutti in funzione della squadra, ciascuno con compiti e movimenti specifici, nell’ambito delle due fasi di gioco: possesso e non possesso-palla. Il tecnico toscano l’ha fatto per bisogno. Semplicemente, perché non c’era nessun’altra opzione. E’ indubbio, che il gioco espresso dal Napoli in questo triennio sia stato superiore rispetto alla somma dei singoli talenti schierati di volta in volta nell’undici titolare da Sarri. A ciascuno di loro è stato esplicitamente chiesto di mettere una parte del loro talento in second’ordine, rispetto alle esigenze del collettivo. Un dribbling in meno, per favorire il passaggio al compagno meglio piazzato. Una diagonale di copertura in più, per saturare gli spazi e rendere più agevole la pressione al portatore avversario e la densità in zona palla. Questo, sostanzialmente, è il “Sarrismo”!!!

Il “Sarrismo” si sposa con le plusvalenze???

E’ giusto sottolineare che il Napoli, in particolar modo in questa stagione, ha dimostrato di poter sedere a pieno titolo al tavolo delle pretendenti alla conquista dello scudetto. Nonostante l’obiettivo sia sfumato proprio sul filo di lana. Altresì, è corretto non dimenticare i risultati eccellenti raggiunti anche durante le gestioni Mazzarri e Benitez. Due allenatori assai diversi tra loro, calcisticamente parlando. Per sostrato culturale e dottrinale. Oltre che per impostazione tecnico-tattica. Ma accomunati a Sarri dallo stesso marchio di fabbrica. La necessità di convivere con la strategia aziendale perseguita dal Produttore Romano: quella di saper trasformare una intuizione geniale, in un modello imprenditoriale vantaggioso. Perchè quando non è possibile competere alla pari con squadre che hanno un fatturato strumentale assai superiore al tuo, per rimanere comunque al loro livello e provare a giocartela, devi trovare una via alternativa. Ovvero, ricorrere alla plusvalenza, come fonte di autofinanziamento. Non avere alcun timore reverenziale nel caso in cui si scelga di cedere uno dei cardini della squadra titolare. Accettare, in maniera consapevole, di impoverire – almeno apparentemente – la squadra, dal punto di vista meramente agonistico. Salvo poi riconoscere la bontà della opzione posta in essere. Semprechè, sia ben inteso, la direzione sportiva abbia svolto un lavoro preventivo, funzionale alla ricerca dei possibili candidati, chiamati a sostituire il partente top player di turno. In maniera tale che la competitività della squadra rimanga sostanzialmente inalterata. Oppure intaccata il meno possibile. D’altronde, è successo in passato. Stiamo parlando di un film già visto. Ma dal finale sempre diverso. Perché le cessioni dei pezzi pregiati fatte da De Laurentiis hanno permesso al Napoli di costruire poi una rosa sempre al di sopra delle sue possibilità. Per questo motivo, la pressione del tecnico, ciò che vorrebbe, per troppo amore e attaccamento viscerale a questo o quel protagonista della cavalcata (quasi) trionfale della sua squadra, non sarà rilevante per indirizzare le scelte che la società pare sia intenzionata a fare nelle prossime settimane…

 

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