L’inchiesta giornalistica che ha scoperchiato i mali del calcio mondiale

 

 di Francesco Infranca

Può una indagine giornalistica scoperchiare il Vaso di Pandora, quel
contenitore che custodisce tutto il marciume capace di affliggere il calcio
“moderno” e svelarne pubblicamente il mefitico contenuto??? Purtroppo
sì. Ed è proprio quello che ha fatto un network composta da giornalisti di
tutta Europa: lo European Investigative Collaborations (EIC).
Originariamente ideato, negli ultimi mesi del 2016, da nove testate – tra cui
“L’Espresso”, membro fondatore, nonchè unico rappresentante per l’Italia –
attualmente può contare su quattordici riviste capaci di seguire in maniera
capillare un filo sottilissimo, dalle ramificazioni globali. Ovvero,
l’inchiesta sulle intricatissime relazioni che intercorrono nel mondo del
calcio, tra le sue istituzioni, i loro rappresentanti e la finanza planetaria.
Il fulcro di questa indagine è la rivista tedesca “Der Spiegel”, che ha
pubblicato sul proprio sito le rivelazioni di una fonte anonima, i cd.
Football Leaks, la più grande fuga di notizie nella storia dello sport, che
ha permesso ai giornalisti raccolti nel network di studiare, per mesi, una
massa imponente di informazioni. Circa 1.9 terabyte, pari a 18.6 milioni di
documenti confidenziali (contratti, fatture, messaggi e mail), in grado di
testimoniare, senza nessun tipo di filtro, gli ingranaggi – leciti e illeciti –
attraverso cui l’intrattenimento più popolare al Mondo è stato trasformato
progressivamente, da personaggi troppo spesso dalla dubbia fama e dalla
reputazione non idilliaca, oltre che dalla moralità ballerina, in un
meccanismo funzionale a realizzare profitti economico-finanziari, piuttosto
che conseguire obiettivi prettamente sportivi. Il network non è stato in
grado di determinare precisamente chi c’è dietro questa elefantiaca
moltitudine di notizie, tantomeno in che modo la fonte sia entrata in
possesso della banca dati. Sicuramente, tutto ha avuto inizio alla fine del
2015. L’elemento scatenante fu lo scandalo legato alla corruzione in seno
alla Fifa, che quell’estate investì come uno tzunami l’organo di governo
del calcio Mondiale. Da allora, la fonte comincia a raccogliere dati sui
principali investitori del calcio mondiale ed a pubblicare il contenuto dei
contratti di alcuni Top Player (o presunti tali…).
Le rivelazioni provocano un terremoto nello Show Business della Pedata.
A quel punto il sito, oggetto di frequenti attacchi informatici, decide di
interrompere l’attività, soltanto pochi mesi dopo aver iniziato la sua
Crociata contro il malcostume sempre più imperante. Nella primavera del
2016, quindi, una fonte non meglio precisata fornisce l’enorme banca dati,
chiamata appunto Football Leaks, al settimanale tedesco. L’analisi dei
documenti, che toccavano colossi del calibro del potente Agente Fifa
portoghese Jorge Mendes (procuratore, tra gli altri, di Cristiano Ronaldo e
José Mourinho), del fondo di investimento Doyen Sports e di decine di
Top Club in giro per il Mondo, mettendo in evidenza l’altra faccia del
SistemaCalcio, quella occulta, dove si muovono le interconnessioni che si
nascondono dietro questo business avido e spericolato, ha permesso
l’emersione di due fenomeni rilevanti.
Uno è quello dei milioni di euro nascosti nei paradisi fiscali, attraverso
una vorticosa girandola di prestanome. Stabilire la sede legale in questi
Paesi offre alle aziende un duplice vantaggio: le tasse sono bassissime o
(quasi…) nulle; inoltre, alle imprese che gestiscono beni immateriali come
marchi, brevetti e diritti d’immagine, viene assicurato un trattamento
particolarmente favorevole. Da Madeira, a Panama alle Isole Vergini,
queste riservatissime location vengono usate da calciatori e allenatori, non
come luoghi di buen ritiro, dove ricaricare le batterie, tra una stagione e
l’altra, bensì per spostare gli enormi profitti realizzati, appunto, attraverso
lo sfruttamento dei loro diritti d’immagine. L’altro tema è quello della
proprietà dei calciatori, trattati come titoli finanziari, alla stregua di una
merce alla Borsa Valori. Cosìcchè, al contrario di quanto si possa credere
comunemente, ovvero, che siano le squadre ad essere titolari dei cartellini,
spesso i reali possessori delle prestazioni sportive dei giocatori sono dei
fondi di investimento.
Lo schema che accomuna le complesse trame finanziarie emerse da questi
due grandi filoni di indagine è sempre lo stesso. Una gigantesca
triangolazione offshore con la quale, le somme versate da una squadra,
formalmente come compenso per l’Agente Fifa intervenuto in qualità di
intermediario nella compravendita di un calciatore, finiscono inizialmente
a una società, ed immediatamente dopo, prendono il volo verso una terza
destinazione, ubicata sempre in un paradiso fiscale. Seguendo le tracce del
denaro, l’inchiesta condotta dall’EIC è riuscita a squarciare il velo di
omertosi silenzi fatti scivolare come una coltre densa e nauseabonda sugli
inediti risvolti finanziari e sulle clausole segrete inserite in decine di
contratti, compresi quelli di alcuni grandi nomi.
Il caso più eclatante è quello di Cristiano Ronaldo. Tra il 2009 e il 2014,
la stella portoghese, all’epoca in forza al Real Madrid, ha commesso
un’evasione totale da 14.7 milioni di euro. Il complesso schema
societario creato dal suo procuratore, il portoghese Jorge Mendes, dalla
Spagna, passando per l’Irlanda e la Svizzera, portava dritto ai Caraibi. In
sostanza, CR7 ha trasferito oltre 70 milioni di euro nei conti bancari della
Tollin, una società registrata alle Isole Vergini. Altri 74 milioni, versati su
un conto svizzero, sono stati incassati dall’attuale stella della Juventus
negli ultimi giorni del 2014, quando ha ceduto i diritti sulla propria
immagine, per gli anni tra il 2015 e il 2020, a un uomo d’affari di
Singapore, Peter Lim. Su tutti questi redditi, frutto in gran parte di contratti
pubblicitari, Ronaldo ha pagato spiccioli, cioè tasse per un totale di pochi
milioni. E così, lo scorso gennaio, il tribunale spagnolo ha condannato per
evasione fiscale CR7 a 23 mesi di carcere (che non ha dovuto scontare, in
quanto inferiori a due anni), nonché 18.8 milioni di euro di multa.
Ma Jorge Mendes è la mente pensante dietro le illecite disavventure di un
altro suo celeberrimo assistito. Non a caso, un’architettura societaria del
tutto analoga a quella che ha portato alla condanna di CR7 accomuna pure
José Mourinho, che nel 2014, rimane impelagato nelle maglie del Fisco
spagnolo. Le indagini accertano che lo Special One disponeva di una
società offshore – la Koper Services – con sede nelle Isole Vergini, al
contempo, aveva costituito una fondazione in Nuova Zelanda, controllante
della Koper, di cui risultavano beneficiari la moglie e i figli. I contratti per
lo sfruttamento dei suoi diritti d’immagine, per gli anni 2011 e 2012,
quando guidava il Real Madrid, erano formalmente siglati da altre due
società (la Mim e la Polaris), ubicate in Irlanda, che trasferivano
successivamente il denaro alla caraibica Koper, controllata dalla
fondazione neozelandese. Dopo un lungo iter procedurale, il tecnico
lusitano ammette di essersi macchiato del reato di evasione fiscale, e
patteggia per evitare il carcere, un conto salatissimo: un’ammenda
pecuniaria di quasi due milioni di euro e la condanna ad un anno di
detenzione, commutata in un’ulteriore multa di 182.500 euro.
Circostanza non secondaria, le carte di Football Leaks furono quelle che
svelarono come la Koper Services fosse registrata allo stesso indirizzo
della società di Ronaldo. La sede di entrambe, infatti, era in una palazzina
di due piani a Vanterpool Plaza, nella cittadina di Road Town, sull’isola di
Tortola, nell’arcipelago delle Vergini…
Ma i file di Football Leaks dicono di più. Secondo i documenti esaminati,
si è appreso, infatti, dell’ormai dilagante strapotere di società e fondi di
investimento, che acquisiscono una parte del cartellini di un calciatore, per
conto di club sudamericani ed europei, inserendo poi delle clausole nel
contratto, per effetto del quale, all’atto della successiva cessione ad un
altro club, al fondo in questione viene riconosciuta una sostanziosa
percentuale. Una consuetudine certamente non illegale. Se non fosse
emerso il piccolo particolare che solitamente gli stessi fondi che fanno da
intermediari per la compravendita del cartellino e dei diritti d’immagine dei
calciatori, detengono quote nelle medesime società calcistiche coinvolte
nella compravendita, alimentando un circolo vizioso, eticamente assai
discutibile. Ve ne sono tante nel panorama calcistico internazionale, ma la
più nota è la Doyen Sports.
Nel radar di Football Leaks è finito anche Gianni Infantino, attuale
Presidente della Fifa ed ex Segretario Generale della Uefa. I documenti
raccolti dalla EIC svelano come esista un nesso di consequenzialità tra gli
straordinari risultati conseguiti sul campo da Psg e Manchester City,
accusati neanche tanto velatamente di averli conseguiti anche (se non,
soprattutto…) ricorrendo al cd. “doping finanziario”, attraverso l’uso
massiccio di contratti di sponsorizzazione gonfiati, e l’omesso controll
del Comitato Etico della Fifa, manipolato dallo stesso Infantino, con lo
scopo di ottenere una maggiore libertà di movimento sul mercato ai due
colossi del calcio europeo. Sostanzialmente, l’accusa è quella di aver
garantito una vera e propria immunità alle due società a rischio sanzioni,
avendo violato in modo sistematico, e per anni, le regole ed i principi del
cd. “Fair Play Finanziario”, astenendosi così da prendere nei loro confronti
provvedimenti draconiani – ovvero, l’esclusione dalle Coppe europee –
assunti, nei confronti di club dal minore spessore tecnico e finanziario,
obbligati, invece, ad osservare rigorosamente i paletti del FFP. Nel 2014,
per ripianare l’enorme disavanzo di bilancio, il PSG sigla con la Qatar
Tourism Authority un colossale accordo di sponsorizzazione (si vocifera,
pari a 200 milioni annui), mentre il reale valore del contratto, pare fosse di
sette e più volte inferiore. Le indagini hanno dimostrato che la Qta era di
fatto una sorta di “controllante” del club parigino, che dunque stava
finanziando se stesso. È qui entra in gioco Infantino. Durante un meeting
tra i vertici UEFA e Al-Khelaifi, proprietario del PSG, si addiviene ad una
transazione che consente al Psg di mantenere l’accordo con la Qta per un
valore dimezzato, ma comunque in grado di assicurare 100 milioni l’anno
ai parigini!!!

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