L’EDITORIALE – “Questo Napoli è una macchina perfetta”

A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio Umberto Chiariello, è intervenuto con il suo editoriale: “Il fato governa ogni cosa, è il principio di casualità, nonché il caso che spesso determina la storia. È morto, proprio in queste ore, un grande atleta: Dick Fosbury che ha fatto una rivoluzione Copernicana nel mondo dell’atletica. Fino al 1968, il salto avveniva in maniera frontale, arriva quest’americano alle Olimpiadi di Messico ’68 e all’improvviso, dopo la rincorsa, si gira con la schiena e salta in maniera dorsale. Il mondo emise un grido di stupore: lui vinse e divenne l’inventore del nuovo modo di saltare che, ad oggi, è seguito da tutti. Sandro Ciotti era inviato a quelle Olimpiadi, per un colpo di freddo ebbe un problema alle corde vocali e si disperò pensando che la sua carriera fosse finita, in realtà cominciò quel giorno: la voce graffiante, ferrosa, è rimasta nella storia della radio. Perché vi racconto queste storie? Fanno capire come, a volte, sono gli sliding doors che portano ai giudizi. C’è una meravigliosa intervista sul Corriere dello Sport a Lobotka, a cura del bravissimo Antonio Giordano, viene paragonato ad Iniesta e lui dice di guardare a Xavi. Prima di ciò, nessuno avrebbe scommesso un centesimo su di lui, ha vissuto mesi da bidone a Napoli, fu raccomandatissimo da Hamsik e Gattuso non lo vedeva, lui si immalinconì, ingrassò, era depresso. Una volta, in TV, attaccai Giuntoli chiedendo che senso aveva l’acquisto di Rrhamani e Lobotka spendendo oltre 40 milioni in due senza farli giocare. Quando Rrhamani entrò, fece un errore clamoroso e fu crocefisso, ma su di lui non avevo queste sensazioni negative, l’avevo visto giocare nel Verona, l’anno precedente, molto bene e non ero affatto convinto che fosse scarso. Su Lobotka proprio non riuscivo a capire perché l’avessimo acquistato, i miei amici dalla Spagna mi dicevano che era forte, chiamai Giuntoli che non si è mai nascosto ed ha sempre risposto, mi disse, in toscano: ‘Attento a te, se dai Lobo a Maurizio te lo fa giocare meglio di Jorginho’. Restai colpito da queste parole e mi chiesi se non fosse l’allenatore il problema, e mi fu risposto: ‘Con quello non si può parlare’. Lobotka voleva andare via, arriva Luciano Spalletti che lo voleva all’Inter e ne fa il suo genio della lampada, in campo, così come fece con Pizarro. Pensate Meret, se fosse andato allo Spezia, oggi è uno dei portieri più importanti in circolazione. La storia è piena di casi del genere, oggi, questo Napoli che è una macchina perfetta, lo deve ad un presidente che ha una vision, ad un direttore sportivo che ha fatto il colpo del secolo con Kvara e che ci vede lungo, e ad un allenatore che ha saputo capire e valorizzare i talenti che aveva in squadra”.

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