L’Eca di Andrea Agnelli impone le sue scelte alla Uefa

 di Francesco Infranca

Lo scorso 2 dicembre, a margine del sorteggio per le qualificazioni al Campionato Europeo 2020, presso il Convention Centre di Dublino, il Comitato Esecutivo della Uefa ha ufficializzato l’introduzione di una nuova competizione europea per club – dopo Champions League ed Europa League -, che avrà sostanzialmente la medesima struttura delle due già esistenti e si disputerà il giovedì. La squadra vincitrice della nuova “creatura”, che si chiamerà Uefa Europa League 2 (UEL2) e prenderà il via a partire dal 2021/2022, verrà automaticamente promossa la stagione successiva all’Europa League. Insomma, un meccanismo già visto, paritetico a quanto avviene adesso, con la vincitrice dell’Europa League che acquisisce il diritto, l’anno dopo, a partecipare alla Coppa dalle Grandi Orecchie

Quanto deciso a Dublino è il secondo indizio, già evidenziato nella prima puntata di questo reportage, di quel machiavellico piano riformistico dell’intera attività, nazionale e internazionale, avviato dall’European   Club Association (Eca), la lobby dei principali club continentali, guidata da Andrea Agnelli, che continua a fare la voce grossa con il progetto di Superlega Europea chiuso in un cassetto. Un tentativo neanche tanto velato di imporre una visione futuristica, aristocratica e nobiliare del calcio continentale, per cui i Top Club (o presunti tali…) dovrebbero giocare sempre contro squadre più o meno dello stesso lignaggio, per Diritto Divino, piuttosto che meritandosi, con i risultati guadagnati sul campo, tale privilegio. E gli sviluppi recenti delle dinamiche calcistiche palesano, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto il peso dell’ECA si stia espandendo sempre di più. Mentre l’Uefa si affanna a mantenere un dialogo di qualche tipo con questi Baroni Feudali. Una sorta di gruppo di pressione, che approfitta a più non posso della propria situazione dominante, che ha radici storiche lontane. Nel 2000, infatti, venne costituito il cd. “G-14”. Era formato da tre club italiani (InterJuventus e Milan), due inglesi (Liverpool e Manchester Utd), due spagnoli (Barcellona e Real Madrid), due tedeschi (Bayern Monaco e Borussia Dortmund), due francesi (Marsiglia e PSG), due olandesi (Ajax e Psv Eindhoven) e un portoghese (Porto). Nel 2002 poi si sono aggiunti un altro club inglese (Arsenal), uno francese (Olympique Lyonnais), uno tedesco (Bayer Leverkusen) e uno spagnolo (Valencia). Nel 2008, il G-14 si è ufficialmente sciolto proprio in seguito alla nascita dell’Eca.

 

Orbene, è bastato ipotizzare di aprire quel cassetto nella quale l’Eca custodisce il progetto di Superlega Europea, ed ecco che dal Comitato Esecutivo della Uefa arriva il format della nuova competizione. Ancora una volta, quindi, cambia lo scenario calcistico europeo. La Champions rimane la più affascinante e competitiva delle tre competizioni, accogliendo in blocco le squadre che nella stagione precedente si sono piazzate in classifica fra il primo e il quarto posto (in alcuni casi, il terzo…), nelle maggiori Leghe continentali. Anche l’Europa League continuerà ad assolvere la sua funzione. Ovvero, consentire una vetrina prestigiosa alle squadre di seconda fascia dei maggiori campionati nazionali, nonchè a tutte quelle squadre Campioni in carica nelle Leghe di terza e quarta fascia (cui tocca pure passare dai turni preliminari estivi), ed a quelle eliminate dai play off e dalla fase a gironi della Champions.

Secondo quanto comunicato dalla Uefa, saranno 32 le squadre che parteciperanno alla fase a gironi della UEL2, suddivise in otto gironi da quattro squadre, a cui faranno seguito – come in Champions, e dal 2021 anche in Europa League – Ottavi di finale, Quarti, Semifinali e Finale. Un ulteriore turno eliminatorio sarà giocato prima degli Ottavi tra le squadre seconde classificate dei gruppi e le terze classificate nei rispettivi gironi di Europa League.

L’introduzione di un nuovo format, dunque, è stato deciso dalla Uefa per rispondere ad una duplice esigenza. Da un lato, garantire uno sbocco europeo anche a quelle Federazioni che, per livello tecnico-tattico e valori economico-finanziari dei rispettivi campionati, sono praticamente impossibilitati a conquistare l’accesso in Champions ed Europa League. Dall’altro, invece, allargare il novero delle partecipanti a nobili decadute e outsiders, cui verrebbe concesso un posto al sole, o una porzione di felicità calcistica, almeno con minore ombra. La neonata UEL2, infatti, non esclude le federazioni più prestigiose. Una su tutte l’Italia che, per esempio, dovrebbe partecipare con la settima classificata.

Come già evidenziato nella puntata precedente di questa inchiesta, l’istituzione della UEL2 equivarrebbe sì ad un ritorno alle tre competizioni europee, come negli anni ’90. Tuttavia, è clamorosamente in errore chi pensa che si possa tornare alla vecchia tripartizione Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa UEFA. E’ pressochè inutile rimarcare quanto lo scenario, attualmente, sia completamente diverso. Perché l’orientamento dei “padroni del vapore” è quello di creare non competizioni equivalenti, bensì tre diversi livelli sul quale bisognerà confrontarsi. Un sistema, cioè, che postula una vera e propria suddivisione gerarchica del calcio continentale, con meccanismi di promozioni e retrocessioni per i club europei, strutturati come in Serie A, Serie B e Serie C. Una piramide calcistica gestita soltanto formalmente dalla Uefa, ma imposta dall’Eca. La tempistica, del resto, non smentisce, tutt’al più fortifica questa conclusione. Non a caso, lo stesso Andrea Agnelli, nel corso della due giorni (10 e 11 settembre) in cui si tenne a Spalato l’assemblea generale annuale dell’Eca annunciò in pompa magna che dopo il 2021 le competizioni europee si sarebbero arricchite di una nuova manifestazione. E se il calendario Gregoriano non ammette speculazioni di sorta, settembre viene ben prima di dicembre!!!

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