La coperta corta di Ancelotti, tra adattamenti e new entry

 di Francesco Infranca

In casa Napoli albergano grandi ambizioni, alimentate dalla voglia di vivere Una Esaltante Favola Azzurra, magari talmente galvanizzante da arrivare fino a Baku, e pure qualche amletico dubbio, legato agli infortuni ed alla esiguità della rosa. Il mercato di gennaio, infatti, non ha apportato alcuna risorsa, in entrata. Mentre il trasferimento di Marko Rog, prestito secco fino al termine della stagione al Siviglia, e la cessione di Marek Hamsik ai cinesi del Dalian Yifang, in cambio di 20 milioni di euro (5 subito, gli altri 15 entro un anno) hanno assottigliato numericamente il gruppo a disposizione di Carlo Ancelotti. A complicare ulteriormente i piani all’allenatore, le tegole Insigne, Chiriches e Diawara. Il folletto di Frattamaggiore, dopo aver saltato l’Udinese, e la convocazione con la Nazionale, impegnata nelle prime due gare di qualificazioni a Euro2020 – il 23 marzo con la Finlandia ed il 26 con il Liechtenstein -, dovrà rinunciare pure alla trasferta contro la Roma, alla ripresa del campionato, a causa del fastidioso inconveniente muscolare (elongazione dell’adduttore destro) accusato nel riscaldamento, alla Red Bull Arena. Anche per il difensore rumeno, la trasferta di Salisburgo ha prodotto conseguenze nefaste. La distrazione di primo grado al bicipite della coscia destra è l’ennesimo contrattempo fisico di una stagione sfortunata, cominciata con il gravissimo infortunio patito a settembre: la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro rimediata durante la partita tra Romania e Montenegro. Per entrambi, il recupero dovrebbe avvenire nel giro di tre settimane. Un arco di tempo tale, da non impedirne l’arruolamento per la gara d’andata dei Quarti di Europa League, che il Napoli giocherà a Londra, contro l’Arsenal, l’11 aprile prossimo. Più complicato, invece, l’infortunio capitato ad Amadou Diawara nei minuti di recupero della trasferta austriaca. Un’infrazione dell’osso navecolare del piede destro, che ha costretto ai box il centrocampista guineiano, per il quale, la sentenza emessa dallo staff sanitario, al rientro dall’Austria, è stata soltanto interlocutoria: venti di giorni di riposo, al termine dei quali Diawara verrà sottoposto nuovamente ad accertamenti, per stabilire definitivamente i tempi del suo recupero.

In questo contesto da lazzaretto deve muoversi Ancelotti, con equilibrio ed elasticità mentale, provando a tenere tutto il gruppo sulla corda, miscelando grandi verità a piccole bugie. Quando il tecnico di Reggiolo rimarca le qualità dei suoi calciatori, non fa altro che sottolineare una verità sacrosanta. Il Napoli può effettivamente contare su alcune individualità di grandissimo talento. Magari non ancora del tutto palesato, in termini di personalità e consapevolezza nei propri mezzi. Ma comunque fortemente impattante, specialmente in un campionato appiattito verso un’aurea mediocritas, com’è attualmente la Serie A. Al contempo, l’allenatore emiliano, nel  momento stesso in cui minimizza la gravità degli infortuni, preferisce soprassedere sul fatto che, a fronte della partenza di Rog ed Hamsik, non ci siano stati contestualmente innesti, capaci di bilanciare numericamente la rosa, stendendo de facto un velo di caritatevole silenzio sulla inoperosità di presidenza e direzione sportiva al mercato di “riparazione”. Solo il tempo, dunque, potrà testimoniare quali vie sceglierà Carletto in questo finale di stagione per sopperire agli infortuni e garantire al contempo una certa turnazione dei calciatori a sua disposizione. L’unica certezza è che, proprio nel momento topico della stagione, nonostante l’ampio vantaggio accumulato rispetto al quinto posto, tale da poter considerare la qualificazione alla prossima edizione della Champions pressochè conquistata, ma comunque da formalizzare aritmeticamente, ed il doppio confronto sul palcoscenico europeo con l’Arsenal all’orizzonte, Ancelotti dovrà ricorrere alla sua proverbiale duttilità, per disegnare un Napoli sempre pimpante e competitivo.

Fermo restando il modello tattico sui cui ha costruito il Napoli, ormai consolidato nella testa dei suoi uomini e sulla scorta delle sue idee, ovvero un sistema di gioco di stampo tradizionalista, sì “classicheggiante”, come il 4-4-2, ma reinterpretato in maniera duttile e fluida, insomma, nient’affatto scontato e prevedibile per gli avversari, vediamo come Ancelotti potrebbe effettivamente modificare la sua squadra, bilanciando progressivamente l’inserimento dei cd. “rincalzi” negli oleati meccanismi degli azzurri. Partendo, però, da un presupposto di carattere generale. Non si tornerà indietro nella scelta del modulo. Non quest’anno, almeno. Niente ritorno al tridente d’attacco, quindi, oppure all’ipotesi, tanto bella quanto improponibile, del terzetto di trequartisti a supporto del centravanti posizionale. Il Napoli continuerà a giocherà “a quattro”, difendendo in ampiezza e profondità su tre linee di copertura. Una scelta che, almeno apparentemente, potrebbe apparire meramente conservativa. In realtà, fatta per garantire quanto più equilibrio possibile rispetto al recente passato.

Ecco che, nello sviluppo situazionale della manovra, il sistema di gioco del Napoli prevede che nel giropalla, la squadra interpreti i movimenti collettivi, schierandosi sul campo in una sorta di 2-4-2-2: la coppia di centrali difensivi rimane a presidiare il cono di luce della porta, i due laterali si alzano per andare ad allinearsi ai due mediani, con gli esterni di attacco molto dentro al campo, che si muovono entrambi in verticale rispetto alle punte, per liberare spazio in fascia proprio alle sovrapposizioni dei terzini. La pochezza numerica delle alternative a centrocampo è sotto gli occhi di tutti. Tre uomini per due maglie. O forse neppure quelli. Il motivo è presto detto. Con Fabiàn Ruiz schierato a centrocampo, ed Allan chiamato a condividere con il talentuosissimo spagnolo la costruzione, favorendo la risalita dal basso del Napoli, l’andaluso è stato sostituito sull’esterno (dove aveva cominciato la stagione…) più che egregiamente da Zielinski. Tutti e tre sono centrocampisti capaci di aumentare in maniera esponenziale la qualità complessiva della manovra, rendendo il palleggio degli azzurri fluido e imprevedibile. Indubbiamente, però, la coperta è troppo corta. Specialmente, qualora uno dei tre mancasse all’appello, per infortunio o squalifica. Proprio il polacco sarà assente nella trasferta di Roma, alla ripresa del campionato, dopo la sosta per le Nazionali. Improbabile, l’idea di riportare l’ex Betis in fascia, alla luce della contemporanea assenza del degente Diawara. Più logico, allora, surrogare il polacco. L’opzione potrebbe essere quella di promuovere Verdi tra i titolari, contro i giallorossi. Tuttavia, la confortante prova di Younes con l’Udinese sembrerebbe aver rilanciato prepotentemente la candidatura del tedesco. Chissà che non possa essere proprio l’ex Ajax quel quid in più, in grado di garantire ad Ancelotti un jolly inaspettato, in questo febbrile finale di stagione.

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