Hysaj: panchina e mancato rinnovo lo allontanano da Napoli

 

   di Francesco Infranca

Il calcio ha sempre avuto regole strane. Certe volte addirittura sorprendenti, specialmente durante la finestra autunnale del mercato di “riparazione”, che suggerisce alle società cessioni dolorose e acquisti più o meno necessari. La situazione di Elseid Hysaj è l’esempio perfetto di quanto irrisorie possano essere le certezze nell’attuale periodo dell’anno. In questo inizio di stagione, Hysaj, orfano della “protezione” del suo storico mentore, Maurizio Sarri, ha palesato una serie di inspiegabili amnesie. Nell’arco della stessa partita, è stato capace di alternare giocate di spessore, creando vantaggiose situazione di uno contro uno offensivo, estraniandosi immediatamente dopo, per larghi tratti, dalla contesa. A preoccupare di più, però, non sono i paurosi cali di concentrazione, ormai proverbiali. Quanto le evidentissime difficoltà nel garantire una sufficiente copertura difensiva. Effettivamente, l’albanese è passato in pochissimi mesi dall’essere il titolare indiscusso della fascia destra, all’obbligo di alternarsi con Malcuit in campionato. Con l’aggravante di un ruolo da mera comparsa in Champions League, alle spalle di Maksimovic. Il caso, già di per sé intollerante sul piano tecnico, s’è complicato per effetto delle richieste del procuratore, Mario Giuffredi che (pare…) vorrebbe dal Napoli, per rinnovare il contratto del suo assistito – in scadenza 30 giugno 2021 -, il doppio (3.2 milioni di euro) rispetto all’ingaggio percepito attualmente (1.8).

Il primo inconveniente, per l’albanese, è diventato di natura tattica. Almeno in Champions League, Carlo Ancelotti ha cercato di risolvere l’annoso problema del laterale destro disegnando un classico, seppur solo apparente, 4-4-2 in fase di possesso. Pronto a trasformarsi in un atipico 3-4-3 appena il Napoli entrava in possesso della palla. Maksimovic è diventato il protagonista delle notti europee: originariamente schierato nell’insolito ruolo di terzino, il serbo si preoccupava di stringere sempre al centro, affiancandosi ad Albiol, in maniera tale da formare, con Koulibaly, una vera linea a 3. Un accorgimento strategico perfetto per esaltare le doti in marcatura del centrale serbo, consentendo agli azzurri di difendere in spazi ridotti, proteggere l’imbuto difensivo in caso di transizioni negative, ed evitare corse lunghe per coprire la profondità, provando così a disinnescare la pericolosità offensiva del tridente di Liverpool e PSG. Se Ancelotti, in Europa, ha optato per un centrale di ruolo, adattato, in luogo di un laterale puro, appare evidente quanto poco si fidi. Almeno in un contesto altamente qualificato e competitivo com’è la Champions League.

Tutt’altro tipo di “sofferenza” per Hysaj è stata l’esplosione in campionato di Malcuit. In Serie A, il livello delle rivali è certamente assai inferiore rispetto all’elevatissimo grado di competitività riscontrabile nella “Coppa dalle Grandi Orecchie” e la qualità media della concorrenza, fatte le debite eccezioni, si attesta su uno stagnante appiattimento. Questa circostanza determina, da un lato, una sostanziale sopravvalutazione di alcuni giocatori, protagonisti la domenica e derubricati a semplici comparse nelle serate di Coppa. Dall’altro, la possibilità di “sperimentare”. Quale palcoscenico migliore, dunque, per saggiare la qualità ed il rendimento del calciatore prelevato in estate dal Lilla per 13 milioni di euro.   Orbene, specialmente contro le “provinciali” (o presunte tali…), il Napoli spesso e volentieri ha sofferto in mezzo al campo. La costante inferiorità  numerica in mediana – con Allan e Hamsik opposti a tre centrocampisti avversari -, ha obbligato Ancelotti a cercare di produrre gioco con continui cambi di campo, tali da favorire le catene laterali. In tali situazioni, non garantendo Maksimovic un fluido sviluppo della manovra in fascia, vista l’assoluta incapacità del serbo di dare ampiezza, alzandosi e proponendosi lateralmente come sponda o sostegno al compagno con la palla, Malcuit ha dimostrato di poter essere ben più di una semplice alternativa, buona soltanto per far rifiatare il (presunto…) titolare albanese. Il francese, dotato di forza fisica e buona tecnica di base, assicura al Napoli una scorrevole risalita del pallone dal basso. Inoltre, ha “gamba” tale da consentirgli continui inserimenti in fascia, sia in sovrapposizione, che attaccando lo spazio e superando efficacemente l’uomo in situazione di uno contro uno. Chiaramente, il temperamento e la freschezza atletica di Malcuit devono essere gestiti, perché, lasciato libero di esplorare continuamente lo spazio, nei convulsi finali di gara tende a perdere un pò di lucidità. Se impara a dosare meglio le forze, circostanza che, al momento, ne limita la perfetta brillantezza difensiva, la fascia destra potrebbe aver trovato finalmente l’interprete ideale di una difesa disegnata dal tecnico di Reggiolo con una identità ben precisa, frutto di scelte comunque razionali e ragionate.

Ultimo, ma non per questo meno importante dei problemi analizzati in precedenza, l’eventuale destinazione di Hysaj, qualora il suo agente decidesse di provare a forzare la mano al Napoli, pretendendone la cessione già a gennaio, piuttosto che a fine stagione. E qui il futuro del terzino albanese non può che intrecciarsi con l’imperscrutabile destino di Sarri e del suo Chelsea. Attualmente, il titolare dei Blues è Cèsar Azpilicueta. Arrivato a Stamford Bridge nel lontano 2012, possessore di un contratto da 7.8 milioni di euro all’anno, in scadenza a giugno 2022, lo spagnolo – schierato sempre in una linea a 4 – è il padrone indiscusso della fascia destra: abile nei cross e pure nelle rifiniture. Possiede un tiro preciso e potente, oltre ad essere devastante nell’uno contro uno, grazie alla sua velocità, cui associa un dribbling secco e imperioso. La scorsa stagione, in concomitanza con le difficoltà fuori e dentro il campo di Antonio Conte, e la conseguente scelta del tecnico di ripiegare sulla difesa a 3 per avere maggiore protezione, Azpilicueta è stato dirottato sul centro-destra, come uno dei tre centrali, cavandosela più che egregiamente. Quest’anno, con l’arrivo del “Comandante” in panchina, il 29enne spagnolo è tornato padrone indiscusso dell’out destro, nel 4-4-2 sarrista. A rendere la situazione ancora più ingarbugliata, il fatto che la prima alternativa in fascia per il Chelsea sia Davide Zappacosta, voluto espressamente da Conte l’anno passato, con una operazione da quasi 30 milioni di euro al Torino, oltre ad un faraonico contratto quadriennale da 2.5 milioni netti a stagione, garantiti all’ex granata, fino al 2021. Conoscendo le proverbiali capacità mercantili dei contraenti, da un lato Aurelio De Laurentiis, dall’altro, Roman Abravomich, il fatto che Hysaj raggiunga il suo mentore a Londra non è affatto scontato come sembra. Anche perché ADL è poco incline a concludere una cessione economicamente sfavorevole oppure a concedere sconti a chicchessia. Sul versante opposto, Marina Granovskaia appare poco propensa dal gettare le sterline dalla finestra. L’algida “zarina” è qualcosa di ben diverso del semplice braccio destro del magnate russo. Quando si tratta di soldi, infatti, controlla, con pugno di ferro in guanto di velluto, i conti del Chelsea, risultando il perno fondamentale di ogni trattativa posta in essere dal club londinese.

 

 

 

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