Gattuso: quella voglia di cambiare identità

L’allenatore vuole che il Napoli domini il gioco. Eppure, in alcuni frangenti, la squadra scompare dalla fase proattiva. Osimhen sarebbe l’ideale per invertire la tendenza.

 

di Francesco Infranca

Gattuso propositivo, ma solo a tratti

L’avvento di Gennaro Gattuso in panchina ha determinato una radicale inversione di tendenza nel Napoli. E’ innegabile, infatti, quanto Ringhio stia lavorando tatticamente per dare una precisa fisionomia agli azzurri.

Niente più calcio liquido, dunque. Bensì, un sistema organizzato per princìpi e meccanismi, funzionale a dominare il gioco. Muovere l’attrezzo, amministrandone il possesso. Dare ampiezza alla manovra, alzando i laterali. Consentire ai giocatori di maggiore qualità di attaccare gli spazi prodotti dal giropalla.

Eppure, finora, la dottrina di Gattuso s’è vista solo a tratti. Spizzichi e bocconi di calcio proattivo e posizionale.

Appare evidente, invece, quanta efficacia abbia palesato il Napoli, ogni qual volta ha scelto, consapevolmente, di interpretare la gara come una provinciale.

Preferendo un atteggiamento speculativo. Rinunciando, ben inteso volutamente e mai per effetto della pressione avversaria, alla gioia di gestire il pallone. Concedendo il possesso al dirimpettaio.

Starsene sotto palla, proteggendosi con un 4-1-4-1 assai compatto, in cui le linee restano sempre strette e corte con scivolamenti ordinati e coperture reciproche.

Con la Coppa, riscoprendosi ambiziosi

Ovviamente, alla maniacalità degli stimoli tattici – individuali e collettivi – forniti al gruppo, Gattuso ha associato l’aspetto mentale. Intervenendo sulla testa dei giocatori, convincendoli a seguirlo, affinchè riconquistassero la dignità e l’autostima smarrite durante la gestione di Mister Curriculum. Rendendoli generosamente disposti al sacrificio in fase di non-possesso.

Una strategia che può piacere, oppure no ma comunque in grado di regalare ai tifosi la conquista di un titulo.
Quella Coppa Italia, bistrattata trasversalmente dai principali competitors, all’inizio di ogni stagione, ma poi considerata alla stregua di una salvifica panacea, in grado di accontentare le smanie di vittoria dei tifosi, nonché lenire le critiche mosse ferocemente da addetti ai lavori ed opinionisti assortiti.

Pur sottolineando che la scorsa estate l’obiettivo sbandierato ai quattro venti era tutt’altro, è giusto riconoscere l’importanza del risultato conseguito. La Coppa Italia, quindi, non ridimensiona le ambizioni dei partenopei.

Al contrario, deve rappresentare il punto di partenza per costruire una squadra maggiormente equilibrata. E magari pure più divertente da veder giocare.

Osimhen in funzione di un gioco più diretto

A questo punto della temporada, al netto della partita di Champions con il Barcellona, è tempo che società, direzione sportiva e allenatore gettino le basi per il prossimo anno. I margini per continuare a far evolvere il progetto tattico filosofeggiato da Gattuso sono evidenti.

Del resto, i rumors di mercato, che ipotizzano l’imminente sbarco all’ombra del Vesuvio di Victor Osimhen, testimoniano la ferrea volontà della proprietà di dare un segnale forte alla concorrenza, accorciando la distanza tra il Napoli attuale e quello che aspira a diventare il prossimo anno.

Il nigeriano rappresenta davvero il prototipo dell’attaccante capace di metabolizzare le richieste dell’allenatore, essendo il giocatore idoneo a cambiare identità ad una squadra ancora prigioniera di un grosso equivoco.

Da un lato, vuole dominare il gioco. Tuttavia, in alcuni frangenti, si rintana nella sua trequarti, scomparendo dalla fase propositiva.

Si profila all’orizzonte un gioco meno ritmato e  sincopato. Snellito, scevro dal possesso arabescato fine a se stesso. Formalmente sterile e pomposo nell’esecuzione.

Un calcio più diretto che aumenti in maniera vertiginosa le percentuali di realizzazione rispetto alle occasioni create oggi sin troppo misere per legittimare il Napoli ad accomodarsi al tavolo dei Top Club con reali possibilità di vittoria.

Il nigeriano per le transizioni di Gattuso

Le movenze feline del centravanti del Lille sono una finestra aperta sul futuro ed autorizzano a volare con la fantasia poiché Osimhen – potenzialmente – è un offensive player dominante.

Indubbiamente, deve maturare. E non poco. In ogni caso, in Ligue 1 ha mostrato personalità e talento quando parte palla al piede e punta l’avversario diretto. Cambia direzione e frequenza dei passi, mettendo letteralmente a sedere i difensori, andando dritto in porta o concludendo da fuori.

Un giocatore del genere sarebbe devastante nello sfruttare le transizioni positive. Gratificante per i compagni, lesti a imbucarlo in campo aperto, da saturare con micidiali e velocissime ripartenze primarie.

Senza dimenticare che la rivoluzione, in termini di atteggiamento offensivo, certamente non snaturerebbe l’inerzia difensiva del Napoli, capace di compattarsi e difendersi come pochi in Serie A.

 

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