Gattuso, stop allo stereotipo. Altro che semplice motivatore!

La Coppa Italia ha ridato entusiasmo. Adesso Ringhio vuole mettere le basi per dar vita al suo progetto. Con un paio di innesti, gli azzurri potrebbe tornare a dare fastidio a molti. Consolidando lo status di anti-Juventus.

 

 di Francesco Infranca

Basta pregiudizi, Ringhio è allenatore vero

Dal punto di vista tattico, è innegabile che Gennaro Gattuso lavori prestando un’attenzione particolare agli aspetti difensivi, vero punto di forza del Napoli attuale.

Gli azzurri predicano un calcio con reparti sempre stretti e corti. Dove non viene lasciato tanto spazio all’avversario, in ampiezza e profondità.

Tuttavia, Ringhio non è un tipo dogmatico. Nel senso che, fermo restando la disposizione numerica in campo, l’utilizzo sistematico del 4-3-3, non viene interpretato in maniera pedissequa e imbalsamata. Bensì, per princìpi e meccanismi di gioco.

Innovatore, nel rispetto della tradizione

Questo è il motivo per cui, in alcune circostanze, la linea difensiva si spezza, puntando a marcare l’uomo, piuttosto che avere come riferimento primario la posizione della palla.

Una vera bestemmia, per gli allenatori che ritengono un assioma indiscutibile la difesa posizionale e di reparto, a scapito di quella  individuale.

Del resto, durante questi mesi, Gattuso ha fatto ricorso con una certa continuità a Maksimovic, schierato volutamente tra i titolari. Non solo per necessità contingenti, subordinate a squalifiche o infortuni. Ma come vera e propria volontà tecnica di affidargli maggiori responsabilità all’interno del quartetto arretrato.

Lo stesso Manōlas è proverbialmente implacabile nell’uno contro uno. Mentre ha destato qualche perplessità di troppo quando è stato chiamato a collaborare nella fase di costruzione dal basso.

Con la ripresa dell’attività agonistica post Covid, la maggiore difficoltà che il Napoli ha incontrato è stata proprio quella di traslare l’efficacia del suo gioco, dalla fase di non possesso a  quella di possesso palla.

L’immediatezza dello scarico in verticale, infatti, non è una priorità. Perlustrare quanto più velocemente possibile i riferimenti d’attacco, è una caratteristica assolutamente al di fuori del dna di questa squadra.

Possesso e superiorità posizionale

Che, invece, fonda la sua essenza vitale sulla ricerca della superiorità posizionale. Da conquistare, soprattutto, attraverso il palleggio ritmato, funzionale alla ricerca dello spazio. Da qui, dunque, l’abitudine di servire i giocatori nei piede e non sulla corsa, in profondità.

Una impostazione dottrinale che, tendenzialmente, si sviluppa attraverso la fattiva collaborazione dei laterali difensivi. Quando Di Lorenzo o Mário Rui  si alzano, a turno, all’altezza della trequarti, garantiscono ampiezza alla manovra. Favorendo la costruzione del triangolo in fascia, con la mezz’ala e l’esterno, che stazionano in quella porzione di campo.

Il fatto che Insigne abbia una maggiore propensione offensiva e Callejon faccia da architrave tattica, svolgendo idealmente compiti e ruoli di pendolo fra centrocampo e attacco, rende potenzialmente i partenopei equilibrati. Al contempo, pronti alla ripartenza in transizione, in caso di riconquista dell’attrezzo.

Trascurando, almeno per il momento, l’eventuale sostituzione di José María, qualora lo spagnolo davvero decidesse di tornare in patria, quello che veramente manca, attualmente, al Napoli è la capacità di fare pressing, difendendosi sostanzialmente in avanti.

Effettivamente, in tante, forse troppe occasioni, la squadra ha dato l’impressione di essere poco intensa, in fase di riaggressione, tendendo ad allungarsi pericolosamente, nel tentativo di alzarsi compatta nella trequarti altrui.

Mezz’ali di qualità, il cruccio di Gattuso

Il lavoro svolto dalle mezz’ali di qualità, quindi, diventa essenziale. A Fabián Ruiz e Zieliński, l’allenatore attribuisce il compito di destrutturare il sistema difensivo avversario. Poichè sono chiamati a collaborare, in situazioni offensive, inserendosi centralmente nei cd. half-spaces,  i mezzi spazi, tanto cari a chi vuole dominare la porzione nevralgica del campo.

Con lo spagnolo abile nella rifinitura e nell’ultimo passaggio, ed il polacco particolarmente pericoloso negli inserimenti, alle spalle della punta.

Nell’esperienza all’Ombra del Vesuvio, entrambi hanno fatto vedere grandi doti, sdoppiandosi tra la costruzione ed il collegamento con l’attacco. In attesa della definitiva esplosione, legata comunque alla loro continuità, e non certamente all’indiscutibile talento, potrebbe servire pure altro.

Ecco perché, dando per scontato Demme vertice basso, nulla vieta di immaginare che, in talune circostanze, il centrocampo possa trovare una dimensione più bilanciata, con l’inserimento di un giocatore con altre attitudini. Dall’inclinazione marcatamente difensiva, abile in pressione, nonché a schermare le linee di passaggio.

Ovviamente, la tendenza di Mertens ad aprirsi lateralmente, favorisce la spaziatura in fase offensiva, permettendo il peculiare inserimento alle mezz’ali.

Al mercato, a caccia di alternative a Ciro

Magari, in ottica futura, la società sta pensando ad una risorsa diversa da Ciro. Perfettamente integrabile con il belga. Tale da consentire una certa rotazione nel vertice del tridente d’attacco. A seconda della situazione e dell’avversario da affrontare.

Un numero 9 classico, sul modello di Petagna, spendibile nel far salire la squadra, qualora sia costretta a superare la prima linea di pressione avversaria, guadagnando importanti porzioni di campo, con un lancio lungo.

Un offensive player moderno, come Osimhen, che corre tanto, attacca la profondità, allungando così la difesa avversaria. Forse ancora un po’ sgraziato, con quelle leve lunghissime e l’aspetto morfologico filiforme. In ogni caso, affamato di gol. Devastante, a quelle velocità, quando mette il corpo tra il difensore e la palla, puntando la porta, come se non ci fosse un domani.

Gattuso e il Napoli che verrà

In questo momento, il Napoli di Gattuso ha raggiunto uno step importante, la vittoria della Coppa Italia, e sulle ali dell’entusiasmo ritrovato, poiché vincere migliora l’autostima e la voglia di ripetersi, vuole gettare le basi per tornare a recitare il ruolo che gli compete.

Quello di anti-Juve, che più di altri competitors, in Italia, ha saputo svolgere proficuamente negli ultimi anni.

 

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