A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio Umberto Chiariello, è intervenuto con il suo editoriale: “Uno dei miei ‘ghost writer’ è Giuseppe Santoro, al quale spesso mi abbevero per conoscenze brasiliane del calcio Sud Americano, mi ha segnalato una cosa importante: Spalletti ha trascorso al Napoli 2 anni e l’amico Santoro vuole dimostrare che, tolte poche eccezioni, Gasperini all’Atalanta, Simone Inzaghi alla Lazio, Klopp e pochi altri, la permanenza in panchina degli allenatore è di media di due anni. Il calcio di oggi, ormai, brucia e per i tecnici brucia ancora di più: energie, impegno totale assorbente, Spalletti ha una brandina a Castel Volturno, per intenderci. Quando la quotidianità diventa inesistente, le cellule nervose vengono solo stressate dal lavoro, mollare diventa normale e consequenziale. C’è una via di mezzo nell’intendere il lavoro come Benitez e Ancelotti, direi meno performante vivendo ambiente e città, e quelli maniacali come Spalletti, Sarri che danno il 200% e si chiedono se sono ancora in grado di dare energia alla squadra. L’abbandono di Spalletti non può essere solo individuato nel cattivo rapporto con De Laurentiis, secondo me c’è molto di personale, preferisce lasciare da vincitore, pensa che il meglio l’ha già dato e fa un errore grande quanto una casa: questa è una squadra da ciclo. La scelta va rispettata, ma io non la condivido, i contratti vanno rispettati. De Laurentiis non ha intenzioni di smantellare questa squadra, se ci saranno perdite dolorose dovute a fatti oggettive – vedi Kim e Osimhen – il Napoli opererà per rinforzare la rosa e c’è tutto per continuare a competere. Un vero peccato aver alzato bandiera bianca nel momento più bello. Che arrivi Luis Enrique, Thiago Motta, Italiano un po’ meno, mi dichiaro favorevole lo stesso. Vedremo cosa uscirà dal cilindro del prestigiatore De Laurentiis, ma il Napoli continuerà ad essere protagonista, sarebbe stato molto più bello e salutare che Spalletti e Giuntoli non avessero abbandonato la barca”.
