Enigma Napoli, figurante o protagonista sul palcoscenico della Serie A

In vista dell’esordio con il Parma, gli azzurri sono chiamati a sciogliere i tanti dubbi che assillano tifosi e addetti ai lavori circa l’effettiva competitività per un posto tra le prime quattro.

di Francesco Infranca

Napoli, cantiere ancora aperto

Finalmente ricomincia il campionato ed il Napoli dovrà risolvere l’enigma che assilla tifosi e addetti ai lavori.

Ovvero, se gli azzurri potranno ricoprire un ruolo da assoluto protagonista sul palco della Serie A. Oppure dovranno limitarsi a fare la comparsa di modesto rilievo scenico.

Forte è il sospetto che, in questo momento, la squadra di Gennaro Gattuso sia ancora un cantiere aperto, sul quale campeggia in bella vista il cartello “work in progress”. Un’incognita che sembra emarginare il Napoli ad un ruolo di contorno, da mero figurante.

Appare evidente quanto gli azzurri non si siano adeguatamente rinforzati rispetto alla passata stagione. Certo, Osimhen rappresenta un gran colpo. Ma le difficoltà con le quali la società s’è approcciata al mercato sono sotto gli occhi di tutti.

Anticipare la concorrenza, in una fase di stasi

Per comprenderle appieno, tuttavia, occorre fare un premessa. E’ innegabile quanto finora il modus operandi di Cristiano Giuntoli sia stato ben più complesso di quanto non sembri ad una prima  occhiata superficiale.

Piuttosto che guardare agli acquisti mancati ed alle trattative infinite, tanto in entrata, quanto in uscita, infatti, sarebbe il caso di rimarcare il lavoro certosino condotto dalla direzione sportiva lo scorso gennaio.

La sensazione che con Rrahmani e Petagna, nelle stanze del potere di Castel Volturno si siano mossi abbondantemente in anticipo, è suffragata dall’idea nemmeno tanto peregrina che i sostituti di Koulibaly – qualora dovesse effettivamente partire – e Milik, almeno numericamente, il Napoli li abbia già presi.

Confutando, così, la tesi di chi accusa Giuntoli di poco decisionismo circa il progetto da seguire per rinforzare adeguatamente l’organico partenopeo.

La lacuna a sinistra è una macchia

Effettivamente, ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere all’interno della rosa. La mancanza di un’alternativa credibile a Mario Rui, che non sia quella di utilizzare un destro naturale come Hysaj, adattandolo a sinistra, rappresenta una macchia indelebile sulla progettualità della società. Tutt’ora incapace di trovare un degno sostituto al lungodegente Ghoulam.

L’impressione, però, è che la presunta confusione imputata al Napoli in materia di mercato accomuni un po’ tutti in Serie A. E sia comunque figlia della crisi prodotta in materia di trading players dalla situazione contingente post Covid.

In soldoni, a forza di inseguire la logica di non voler fare il passo più lungo della gamba, si è venuta a determinare una vera e propria stasi nelle trattative, con giocatori svalutati, poco contante circolante e un’austerity diffusa.

In ogni caso, non è affatto facile prevedere cosa possa accadere nel prossimo futuro, visto e considerato che ci sono ancora due settimane di calciomercato per fare e disfare, inserendo eventualmente le pedine che mancano, affinchè il mosaico azzurro venga completato.

Tenendo inoltre presente che la competitività di una squadra come il Napoli attuale non può misurarsi valutando esclusivamente i tanti giocatori di qualità a disposizione di Ringhio.

Napoli, la continuità potrebbe fare la differenza

Effettivamente a determinare quanto possa essere efficace il nuovo progetto sul quale sta lavorando Gattuso, un aspetto non secondario dovrebbe rivestirlo la continuità tecnico-tattica.

In sostanza, consapevole delle manchevolezze strutturali del gruppo, il lavoro portato avanti dall’allenatore, in questi giorni di avvicinamento all’esordio in campionato, s’è focalizzato, giocoforza, sulla risoluzione dei punti deboli del Napoli.

L’idea di fondo, sin da questo pomeriggio al Tardini, è quella di colmare le lacune cercando di dominare il gioco attraverso il giropalla, cui associare la proverbiale solidità in fase di non possesso. Un film visto e rivisto. Una trama conosciuta. Ad ogni modo, funzionale a mettere in bacheca un trofeo nell’anno maggiormente nefasto della lunga gestione di Aurelio De Laurentiis.

Il pericolo maggiore che possa stagliarsi all’ombra del Vesuvio, all’alba della nuova stagione, è che l’ambiente possa rimanere prigioniero del ricordo. Invero, ostaggio della serata meravigliosa dell’Olimpico e quindi incapace di andare avanti. Rimanendo bloccato alla conquista della Coppa Italia. Senza avere veramente la voglia ed il coraggio di girare pagina.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.