A Barcellona occhio a non fare l’errore dell’andata

A febbraio il piano gara di Gattuso imbrigliò il Barça bravo a pareggiare con un’azione sontuosa. Un classico del modo di interpretare il calcio in Catalogna.

 

di Francesco Infranca

Napoli, una sentenza non ancora definitiva

Il Napoli si appresta ad affrontare la trasferta di Champions League con la consapevolezza di essere, almeno sulla carta, lontano un abisso, da un punto di vista tecnico, dal Barcellona.
Un divario soltanto teorico, però, se usiamo come parametro di valutazione comparativa la gara del San Paolo in cui le due squadre, nell’arco dei novanta minuti, si sono sostanzialmente equivalse.

Ovviamente, il destino del Napoli nella Coppa dalle Grandi Orecchie è appeso ad un filo, dovendo recuperare l’1-1 dell’andata. Tuttavia, il pareggio, pur sorridendo al Barcellona, per la regola dei gol in trasferta, non deve essere considerato una sentenza definitiva sulle speranze di qualificazione degli azzurri.

I partenopei hanno evidenziato la parte migliore del loro repertorio strategico, attuando un piano gara assai efficace: senza disunirsi troppo, coprendo il campo in ampiezza e profondità, in maniera tale da imbrigliare un avversario di livello decisamente superiore.

D’altronde, l’applicazione tattica permette ad una squadra potenzialmente inferiore di sovvertire la banalità di un pronostico avverso.

Piano gara con una sola sbavatura

Poco conta il fatto che la squadra di Quique Setién abbia dato l’impressione di essere spenta ed incapace di imporre il suo credo calcistico dominante.

Addirittura, il Napoli potrebbe pure recriminare qualcosina alla luce di quello che si è visto in campo a febbraio: aver spaventato lungamente il Barcellona, ma non essere riuscito a capitalizzare di più.
Va considerato inoltre che la rete dei catalani nasce da una fatale disattenzione, l’unico reale momento di cortocircuito, per gli uomini di Gennaro Gattuso, altrimenti attenti e concentratissimi.

Sul possesso insistito del Barcellona, funzionale a far muovere il Napoli disarticolandone la compattezza del blocco sotto palla, Maksimovic rompe l’allineamento. Dietro il serbo reagiscono tardivamente a costruire la piramide difensiva: Manolas appare in netto ritardo nel fare la copertura al compagno di reparto uscito a caccia dell’intercetto. Mario Rui, invece, si lascia passivamente attaccare alle spalle.

Sontuoso giropalla e gol

Chiaramente bisogna rimarcare il sontuoso sviluppo che ha portato alla costruzione del gol: un paradigma della dottrina barcelonista. L’abilità nel muovere l’attrezzo, leggendo l’altrui posizionamento e rifinendo il giropalla, in virtù del principio avanti/dietro/dentro.

Innanzitutto la ricerca voluta del terzo uomo tra le linee di pressione partenopea. Vidal fa da sponda sul passaggio filtrante di Messi per l’accorrente Busquets, che imbuca, servendo in profondità il taglio di Semedo, alle spalle del terzino sinistro napoletano. Puntuale, a quel punto, il rimorchio di Griezmann, bravo a posizionarsi tra i centrali e scartare il prelibato cioccolatino.

Indubbiamente un solo episodio ha cambiato l’inerzia della partita: il Napoli è stato punito con il primo tiro in porta dei blaugrana. Un’azione che ha messo in luce cosa ispiri concretamente il gioco posizionale espresso dal Barcellona. Una filosofia, prima ancora che un modo di approcciarsi all’evento agonistico.

In definitiva, nonostante il Barça nelle gare di Champions sia imbattuto al Camp Nou dal lontano 2013, (semifinale con il Bayern Monaco) – la bellezza di 35 partite consecutive senza subire l’onta della sconfitta casalinga – il Napoli, per sperare di approdare ai Quarti, dovrà fare sicuramente qualcosa di diverso.

Anche perché Setién dovrà fare a meno degli squalificati Vidal e Busquets.

Napoli, l’occasione è ghiotta

In ogni caso, nell’ottica dei centottanta minuti, per Gattuso e soci l’occasione resta comunque ghiotta. Gli azzurri hanno dimostrato di potersela giocare senza timori reverenziali.

Ma questa volta non basterà limitare i danni. Contenere e difendersi in maniera organizzata, abbassando il baricentro fin davanti alla propria area di rigore.

Occorre ripartire. Cercare la transizione veloce e l’immediata verticalizzazione mettendo da parte le ataviche paure che potrebbero sempre emergere quando si affronta més que un club.

Non a caso è proprio questo l’aforisma che campeggia sulle tribune del Camp Nou e che riassume il patrimonio culturale, nonché l’anima calcistica dell’intera Catalogna.

 

 

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